di Suzukimaruti
Accade questo: un gruppo di simpaticoni ha fondato per ridere un paradossale gruppo su Facebook chiamato “Comitato per la integrale riabilitazione di Licio Gelli“, ovviamente per stigmatizzare la contiguità politica tra il programma della destra berlusconiana al potere e il Piano di Rinascita Democratica prodotto dalla Loggia P2.
Nonostante il gruppo sia palesemente scherzoso e giochi sul paradosso – basta osservare che i due amministratori si fanno chiamare “Magister Venerabilis” e “Ics Ipsilon Zeta” – ci sono cascati in tanti. Curiosamente non gli allarmisti di sinistra, quelli che fanno le raccolte firme di Repubblica, ma i militanti di destra.
Basta dare un’occhiata all’elenco dei fan che vogliono riabilitare il Venerabile Maestro* ed ecco che vengono fuori la Gioventù Italiana dell’Alto Adige, Azione Giovani di Asti, la Giovane Italia di Asti, la Giovane Italia dei Nebrodi, Azione Giovani di Reggio Emilia, il Circolo PdL di Roccapiemonte, Azione Giovani di Rende e la Giovane Italia dell’Alcantara.
Sono tutte associazioni organiche al PdL. Tutti gruppi e associazioni che si dichiarano senza problemi fan di un tentato golpista e apertamente antidemocratico. Il tutto in uno scenario in cui perfino Berlusconi stesso, che era iscritto alla P2, ha sempre vissuto la cosa con estremo imbarazzo, non certo un’attività di cui andare fiero.
Paura, eh?
Chissà cosa ne dicono il PdL di Asti, di Reggio Emilia e dell’Alto Adige.
In verità, più che ciò che mi spaventa di più è constatare che i suddetti berlusconiani, dall’Alcantara ad Asti, non sono stati in grado di distinguere una pagina apertamente paradossale e scherzosa da una seria. Ci sarebbe riuscito perfino un bambino, neanche tra i più svegli. Il fatto che si siano associati pubblicamente a idee mostruose, semmai, è un’aggravante.
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Anni fa sentii un’anziana signora semianalfabeta tornare dalla messa elogiando una complessa omelia del nuovo parroco con un “Non ho capito cosa ha detto, però ha parlato bene”.
Oggi il problema sembra essere quello opposto, si parla spesso dell’eccessiva semplificazione dei problemi che viene fatta da destra e populismi vari: “La politica è difficile, la politica è un altra cosa!”.
Però a volte mi torna in mente quella signora, e mi sembra che anche dietro ai discorsi complessi ci sia solo la volontà di nascondere un vuoto di pensiero quasi pari a quello dei banalizzatori di professione.
Se uno padroneggia davvero un argomento dovrebbe essere in grado di tradurlo in parole semplici invece che porsi nella posizione arrogante del “io posso capire, voi no”. Altrimenti viene il dubbio che quell’ostentazione di complessità sia un po’ come il latinorum dei Promessi Sposi…
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Segnaliamo l’ennesima azione di Avaaz.
Cari amici,
Nelle prossime due settimane, i nostri leader negozieranno l’accordo più importante del nostro tempo – quello che deve fermare una catastrofe climatica.
I leaders sono ancora disperatamente lungi da un vero accordo concreto. Perché possano riavvicinarsi, la gente deve farlo per prima, come mai prima d’ora.
Ecco perché sabato 12 dicembre sarà una delle giornate di azione globale sul clima più grandi nella storia. Migliaia di città e paesi si illumineranno grazie alle veglie per il clima con un messaggio unitario – Il Mondo Vuole un Vero Accordo Concreto! Continua a leggere →
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di Eleonora Bellini
Il No B Day è stato un gran successo in termini di partecipazione popolare. Non solo sul territorio nazionale, ma grazie alla potenza del web, sono state organizzate centinaia di manifestazioni nelle principali città di tutto il mondo.

Io ho partecipato alla manifestazione che si è tenuta ad Edimburgo. Organizzata in poco meno di due settimane da Giuseppe Pellegrini Masini, Rossella Guerrieri ed altri giovani ricercatori, non connotati da alcuna appartenenza partitica, ma semplicemente mossi dalla volontà di chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il quale, dal 2001 al 2009, ha utilizzato le istituzioni della Repubblica Italiana per proteggere sé stesso dai vari processi che lo vedono imputato, per promuovere leggi a vantaggio delle aziende di cui è proprietario, e dei suoi principali sponsor, a discapito dei cittadini onesti, delle reali necessità del Paese, e dell’immagine dell’Italia nel mondo.
L’appuntamento era all’una del pomeriggio, all’ingresso del Consolato Italiano ad Edimburgo. Ben ottanta persone, tra italiani e scozzesi, grazie a facebook e al più tradizionale passaparola, hanno partecipato a questa manifestazione assolutamente pacifica dove l’unica bandiera presente era quella italiana, e suddivisa in due momenti: una parte iniziale in cui Giuseppe ha spiegato magistralmente chi è Berlusconi, ed i motivi alla base della manifestazione, seguita da una seconda parte musicale, animata da una giovane cantautrice scozzese e una giovane cantautrice rock italiana, durante la quale abbiamo sottoscritto una petizione in cui si chiedevano le dimissioni di Berlusconi, abbiamo avuto modo di conoscerci, scambiare due chiacchiere e darci appuntamento per un incontro successivo, per capire come proseguire il percorso avviatosi con la manifestazione odierna.
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è ancora in corso, ma possiamo dirlo. senza paura di smentite.
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Si aspettano grandi numeri.
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Nella stazione De Angeli della metropolitana voglion mettere un muro contro i clochard. Chi ci passa ogni giorno sa che la situazione non è affatto tragica, tragica è piuttosto la spesa di duecentomila euro prevista per il progetto.
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di Joumana Haddad
Una Barbie col burka?!
E viene dall’Italia, quest’invenzione prodigiosa?
E perché non creano, già che ci sono, la Barbie oppressa dal padre, umiliata dal fratello e picchiata dal marito?
Perché non creano, alla Mattel che si batte oggi con Sotheby’s per Save the children, la Barbie sposata, suo malgrado, a 13 anni a Gaza; o quella che non ha il diritto di guidare una macchina a Riyad; o quella che non ha il permesso di andare a scuola a Kabul, perché le donne “non hanno bisogno di leggere e scrivere”? (ci sono 76 milioni di donne analfabete nel mondo arabo-musulmano).
Perché non creano quella che è concepita e tollerata solo per diventare un accessorio: cucinare, obbedire, tacere e concepire, quando è il suo turno, figli preferibilmente maschi?
Perché non creano quella lapidata per adultero (dal marito sposato con altre 3 donne), e quella imprigionata perché ha osato indossare un Jeans? Sono sicura che queste ultime avrebbero un grandissimo successo.
Ci dicono, per rassicurarci, che lo scopo era di rappresentare “le diverse tipologie e culture femminili”. Cosi hanno messo la nuova Barbie col burka accanto a quella col kimono, quella col tailleur e quella col Sari indiano: le sue “sorelle”.
Così facendo hanno banalizzato la carica umiliante del burka e l’hanno trasformato in una scelta di abbigliamento “etnico”, invece della rappresentazione concreta del concetto di donna-oggetto, priva di libertà, di dignità e di diritti umani minimi. Nella mia modesta conoscenza, la donna giapponese e la donna indiana non stanno vivendo le atrocità che vive la donna col burka. Né le accetterebbero, forse.
La Barbie ha già fatto tanti danni, promuovendo l’immagine della donna bambola formosa, che passa il suo tempo a preoccuparsi solo dell’abbigliamento e degli orecchini da abbinarci; e a sognare il muscoloso Ken. Quella Barbie ha senz’altro qualcosa a che vedere con le caricature di donna che vediamo oggi sulla televisione italiana. E altrove.
Sarà una provocazione ma mi sembra uno dei simboli di questa cultura femminile perdente, basata sull’autodisprezzo, l’auto-indulgenza e la mancanza di ambizione.
Con la burka-Barbie la distruzione dell’immagine femminile è completa: dalla donna oggetto da vetrina, alla donna oggetto di sottomissione, il passo è compiuto. Grazie Mattel. Sono sicura che i guadagni commerciali ne valevano la pena. Le ragazze dei paesi del Golfo non aspettavano altro. Anzi no: i loro padri non aspettavano altro.
Questa bambola è un attacco scandaloso e nauseabondo contro la donna. Non ci sono altre parole per descriverlo. E lo sta dicendo una donna araba non femminista.
Brava la designer Eliana Lorena: ora l’immagine della donna araba in Italia, e in Occidente, è completamente rovinata.
In quanto a noi, donne arabe che lottiamo per cambiare questi cliché, andremo… a giocare con la Barbie velata che ci meritiamo. Spero solo che nella confezione della Barbie col burka sia compreso un bavaglio. Perché quella donna non tarderà a gridare.
E quello che dirà, a molti, non piacerà.
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