Simona Milio, Candidata alla Camera dei Deputati per il Partito Democratico nella Circoscrizione Europa e iscritta al nostro circolo risponde alle 5 domande
1.La rete e la partecipazione
Il Partito Democratico è il primo partito italiano che riconosce la partecipazione alla vita politica tramite la Rete. E’ il primo partito che ha parificato i circoli territoriali ed ambientali con i circoli interamente online. Il “Circolo Pd Obama” è il primo circolo che si è formato, appena a ridosso dell’approvazione dello Statuto. Che cosa ne pensa di questa innovazione? E, secondo lei, quanta importanza ha la Rete per questa campagna elettorale (quella del Pd e la sua personale)?
Per la mia campagna elettorale la rete e’ stata fondamentale. Il dialogo nel blog, dove scrivo quotidianamente ricevendo commenti dai potenziali elettori e’ stato il fulcro della mia campagna elettorale. Inoltre, a differenza di tutti i candidati “dentro i confini”, chi come me è candidata all’estero, nel caso specifico in Europa, deve chiedere che si esprima la preferenza col nome. Meglio per la democrazia, più difficile per me che devo far ricordare il nome di Simona Milio. Non solo il nome tuttavia, la rete e il mio blog ha consentito a tutti di sapere cosa pensa Simona Milio della ricerca, della laicità, e del modo in cui si trovano a vivere gli italiani all’estero, quelli partiti tanti anni fa, o da “solo” nove anni, come me. Poi, se non si hanno le risorse economiche per viaggiare tutta l’Europa, o mandare lettere a casa di migliaia di elettori, la rete rimane l’unica risorsa.
2.Precariato
Il Diritto al Lavoro è certamente al centro della campagna elettorale di ogni formazione politica. In cosa si differenzia la posizione del Partito Democratico? Che cosa possiamo fare nell’immediato, per aiutare i tanti giovani incatenati in posizioni contrattuali inique ed incoraggiarli a tornare a sperare nel futuro?
Il Programma del PD e’ molto chiaro su questo aspetto. Introduce il concetto di “flexecuirty”, che da molti anni funziona benissimo in paesi come la Danimarca e la Svezia e, organizzato in modo diverso, nel Regno Unito. Si può coniugare flessibilità e sicurezza. La possibilità per le aziende di essere serene quando assumono un nuovo lavoratore, o lavoratrice, e al tempo stesso garantire che la disoccupazione non sia un dramma – tramite nuovi sussidi – e favorire l’occupabilità (che brutta parola!) tramite iniziative di formazione continua.
Inoltre ci batteremo per dare credito alla creatività dei giovani, costituendo fondi per il credito e il micro-credito, che consentano di ottenere prestiti, con restituzione posticipata agevolata, e sostenere finanziaria¬mente percorsi formativi e progetti imprenditoriali nei settori dell’innovazione tecnologica, dello sviluppo sostenibile, nei servizi di utilità sociale e impegno civile.
3. Sicurezza su lavoro
Ogni settimana è funestata da incidenti sul lavoro, spesso molto gravi. Cosa possiamo fare per migliorare la situazione e per esigere da ogni azienda, grande o piccola che sia, il rispetto delle normative preposte alla salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori?
La politica non deve limitarsi a fare le normative, ma deve assicurarsi che vengano implementate ed intervenire duramente quando queste non vengono rispettate. Si possono fare molte cose. Indagini saltuarie fatte su campioni casuali di aziende per verificare l’attuazione delle regole. Inoltre, le multe per mancato rispetto devono essere alte e inflessibili. La politica deve rimanere ferma su determinate posizioni e dare segnali precisi di intransigenza di fronte alle trasgressioni.
4.La laicità del PD
Nonostante alcune esternazioni dei nostri avversari e purtroppo, talvolta, anche di candidati del Pd, la laicità del partito ed i temi cosiddetti “eticamente sensibili” sono argomenti molto sentiti dalla base del Partito Democratico. Nell’ondata di conservatorismo che sembra voler isolare il nostro Paese, sono in molti a chiedersi: “che cosa sarà di noi?” A volte si ha l’impressione che tematiche come i diritti delle coppie di fatto, il testamento biologico o una revisione della legge sulla fecondazione assistita siano lasciati alle bandiere degli altri. Qual è la sua posizione in merito? Cosa può dire per tranquillizzare i tanti cittadini che temono di rimanere il fanalino di coda dell’Europa in quanto a riconoscimenti dei Diritti Civili?
Io credo fermamente che le legittime scelte religiose di ognuno di noi non debbano essere trasposte nella sfera pubblica, dato che la sfera pubblica è quella che garantisce tutti, non credenti e credenti di ogni fede, di ogni genere ed orientamento sessuale.
Io mi sono impegnata e mi impegnerò (a prescindere dal risultato elettorale) per il riconoscimento dei diritti di tutti di vivere i propri sentimenti liberamente e con i diritti che desiderino. Una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto è uno di questi. Ma non bisogna certo fermarsi qui. E’ necessario munirsi degli strumenti adeguati per reagire contro le vessazioni e le discriminazioni non sempre dichiarate che singole donne o uomini subiscono nel vivere la loro vita, durante la maternità o paternità, per esempio, per il loro orientamento sessuale, o per la loro religione. L’Italia non puo’ ignorare quello che succede nel resto del mondo, deve aprirsi e modernizzare, essere in grado di includere colori, lingue, storie diverse. Deve capire che la diversità è una grande ricchezza. Infatti, la chiusura culturale è uno degli elementi chiave che sta inaridendo il nostro paese.
5. Domanda personale
In base alla sua esperienza, quali dovrebbero essere i principali interventi che il Pd al governo dovrebbe effettuare, affinchè le occasioni di ricerca e/o lavoro che un giovane laureato ha in Italia non siano così distanti, per numero e per qualità, rispetto a quelle che
avrebbe all’estero?
Per quel che riguarda la ricerca ritengo che alcuni passi fondamentali per garantire ad un giovane laureato o laureata la stessa qualita’ degli standard europei siano i seguenti:
a) Inserire il semplice meccanismo del “peer review”: ovvero per fare carriera bisogna pubblicare su riviste di alta qualità, chi non pubblica dopo essere stato giudicato anonimamente dai suoi pari (quello che accade nelle università di qualità) non va avanti. E’ un meccanismo semplice che da solo farebbe una grande selezione meritocratica.
b) L’introduzione di una fase preliminare di “shortlisting” ai concorsi universitari locali fatta ESCLUSIVAMENTE da accademici residenti all’estero per spezzare il link vizioso “discepolo-barone” che e’ uno dei mali peggiori della universitaria italiana;
c) La creazione di centri di ricerca extrauniversitari speciali finalizzati ad attrarre in Italia scienziati stranieri e italiani con almeno 5 anni di esperienza di ricerca all’estero. Conseguentemente, introdurre un sistema d’incentivi o disincentivi (sotto forma d’incremento o riduzione dei finanziamenti) a seconda della produttività dei centri di ricerca.
d) Legato a questo secondo punto, si dovrebbe promuovere la creazione di dottorati di altissimo profilo e molto competitivi per attrarre studenti anche dall’estero, al fine di cambiare interamente il sistema che spesso predilige lo sviluppo di una ricerca affine al professore piuttosto che allo studente/ricercatore. Inoltre si dovrebbe promuovere una cultura del dottorato spendibile sia in accademia sia nel mondo professionale non accademico.
e) Introdurre un sistema di pianificazioni e revisioni periodiche delle attività di ricercatori, professori associati e ordinari e introdurre la possibilità di revisione del contratto di lavoro in caso di lavoro fortemente insoddisfacente rispetto a standard inizialmente stabiliti.
Io credo che al di la’ del caso specifico della ricerca universitaria, in Italia manchi un sistema meritocratico, basato sull’opportunita’ di offrire lavoro sulla base della performance dei laureati. In Italia, molto spesso i criteri di selezione sono tutt’altro che trasparenti e questo scoraggia i giovani in cerca di lavoro. Inoltre si esaspera la cultura del “barone-discepolo” che denigra la nostra immagine in Europa.





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