La rete e la partecipazione
Il Partito Democratico è il primo partito italiano che riconosce la partecipazione alla vita politica tramite la Rete. E’ il primo partito che ha parificato i circoli territoriali ed ambientali con i circoli interamente online. Il “Circolo Barack Obama” è il primo circolo che si è formato, appena a ridosso dell’approvazione dello Statuto. Che cosa ne pensa di questa innovazione? E, secondo lei, quanta importanza ha la Rete per questa campagna elettorale (quella del Pd e la sua personale)?
Ne penso molto bene e – se mi è concesso un piccolo cedimento all’amor proprio – se non ne avessi pensato così bene non avrei proposto in commissione statuto l’emendamento sui circoli online che ha poi permesso al circolo Obama e a tanti altri circoli online di vedere la luce. Penso sia una piccola rivoluzione: questo partito riconosce che nel nostro tempo le persone vivono, si incontrano, discutono e fanno delle cose sulla rete quanto sulla vita reale.
La rete negli ultimi dieci anni ha assunto un ruolo essenziale in tutti i settori della vita delle persone: dal commercio alla comunicazione, dall’informazione al turismo, dalla formazione alla finanza. Perché la politica dovrebbe fare eccezione?
Per quel che riguarda il mio rapporto con la rete, beh, per me internet è fondamentale: vivo a Mosca da tre anni e faccio politica grazie alla rete. Scrivo sul mio blog dal 2005, intervengo nel dibattito pubblico, ascolto le opinioni dei lettori e degli elettori.
In questa campagna elettorale i partiti probabilmente stanno sfruttando poco le grandi potenzialità della rete, ma mi rende particolarmente orgoglioso il fatto che due delle cose più belle e utili fatte sul web durante questa campagna – la 111ma provincia e la Democratic Week – siano frutto delle idee e del lavoro del circolo Obama.
Precariato
Il diritto al lavoro è certamente al centro della campagna elettorale di ogni formazione politica. In cosa si differenzia la posizione del Partito Democratico? Che cosa possiamo fare nell’immediato, per aiutare i tanti giovani incatenati in posizioni contrattuali inique ed incoraggiarli a tornare a sperare nel futuro?
La situazione italiana è una situazione più unica che rara: abbiamo all’interno dello stesso sistema i lavoratori più garantiti e quelli meno garantiti d’Europa. E’ una vera e propria emergenza, dato che la fascia dei lavoratori meno garantiti comprende soprattutto i nostri giovani, costretti all’espatrio o ad interminabili gavette, in una situazione insomma che non permette loro di realizzare il proprio progetto di vita.
Credo che il programma del Pd contenga una serie di misure concrete che potrebbero migliorare sensibilmente la condizione dei lavoratori precari, e non mi riferisco soltanto al compenso minimo garantito: penso al diritto alla formazione permanente, penso a far costare di più i contratti atipici e meno il lavoro stabile, penso alla tutela del reddito in caso di perdita del posto di lavoro fino al successivo impiego, penso ai premi fiscali alle imprese che stabilizzano i loro dipendenti, penso a un sistema efficiente di ammortizzatori sociali. Basterebbero davvero pochi interventi concreti per far diventare la flessibilità del lavoro un’occasione e non un dramma.
Sicurezza sul lavoro
Ogni settimana è funestata da incidenti sul lavoro, spesso molto gravi. Cosa possiamo fare per migliorare la situazione e per esigere da ogni azienda, grande o piccola che sia, il rispetto delle normative preposte alla salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori?
Penso che la tragedia degli infortuni sul lavoro rappresenti un po’ lo specchio delle storture di questo paese. Il problema non è che manchi una legislazione adeguata sulla sicurezza sul lavoro – il governo Prodi ha approvato una legge delega molto valida – quanto che spesso non si riesca a vigilare come si dovrebbe sull’applicazione di queste norme. E poi la formazione, che deve essere continua e scrupolosa, un elemento fondamentale della prevenzione.
Anche qui, il nostro programma è molto chiaro: mi sembra evidente però che qualsiasi misura per aumentare la sicurezza dei lavoratori non sarà abbastanza finché non si saranno ottenuti dei risultati rilevanti sul fronte dell’emersione del lavoro nero. Chi lavora in nero è più esposto degli altri al rischio di incorrere in un infortunio: senza dei passi avanti concreti sul quel fronte – ad esempio attraverso dei premi fiscali alle imprese che regolarizzano i propri lavoratori – quello della sicurezza sul lavoro rimarrà un problema di difficile risoluzione.
La laicità del Pd
Nonostante alcune esternazioni dei nostri avversari e purtroppo, talvolta, anche di candidati del pd, la laicità del partito e i temi cosiddetti “eticamente sensibili” sono argomenti molto sentiti dalla base del Partito Democratico. Nell’ondata di conservatorismo che sembra voler isolare il nostro paese, sono in molti a chiedersi: “Che cosa sarà di noi?”. Avolte si ha l’impressione che tematiche come i diritti delle coppie di fatto, il testamento biologico o una revisione della legge sulla fecondazione assistita siano lasciati alle bandiere degli altri. Qual è la sua posizione inmerito? Cosa può dire per tranquillizzare i tanti cittadini che temono di rimare il fanalino di coda dell’Europa in quanto a riconoscimenti dei diritti civili?
Io penso che tutti – nessuno escluso – gli istituti giuridici previsti dal nostro ordinamento debbano essere a disposizione di tutti – nessuno escluso – i cittadini di questo paese: non credo esista altro modo per declinare il principio dell’uguaglianza tra i cittadini sottolineato così bene dalla nostra Costituzione. Per quel che riguarda gli istituti giuridici per il cui accesso sono necessari alcuni requisiti – penso all’adozione di minori, per esempio, che richiede un’idoneità che va certamente valutata in modo assolutamente rigoroso – lo Stato deve giudicare i cittadini a posteriori e non a priori: nessuno può essere escluso, senza nemmeno essere valutato in concreto, sulla base delle sue condizioni personali.
Mi rendo conto naturalmente che nel nostro partito esistono diverse sensibilità su questi temi, ma io penso che questi argomenti non debbano appartenere a questo o quel partito: in tantissimi paesi europei le leggi sulla tutela dei diritti di cittadinanza sono state promosse da governi di sinistra ma nessun partito di destra, una volta giunto al potere, ha poi ritrattato quelle leggi. E’ dunque certamente importante che persone come me siano rappresentate all’interno del partito, ma il consenso su questi temi dev’essere trasversale ed andare ben al di là di un partito solo.
Elezioni
A una settimana dal voto possiamo dire che la scelta del Partito Democratico di correre da solo ha rappresentato la vera novità di queste elezioni politiche. Cosa pensa di questa scelta?
Credo che questo sia il merito più grande di Walter Veltroni. Dico spesso che uno dei problemi più gravi che affliggono il paese è la mancanza di responsabilità: in Italia non si sa mai chi sono i padri e le madri di qualsiasi decisione. Nessuno è disposto a prendersi la responsabilità dei propri errori: Berlusconi dà la colpa a Casini, Prodi ai suoi alleati litigiosi, Bassolino ai commissari di governo… in questo modo la politica perde credibilità nei confronti dei cittadini.
Il Partito Democratico ha deciso di ribaltare completamente questo schema: quando andremo al governo – perché ci andremo – avremo un solo gruppo parlamentare e un solo programma; saremo insomma noi e solo noi a determinare il successo o l’insuccesso delle nostre azioni, e tra cinque anni ci presenteremo davanti agli elettori senza alibi, portando il conto delle cose fatte e di quelle non fatte. Credo che un’innovazione di questa portata meriti di essere sostenuta dal voto degli elettori: mai come questa volta gli italiani sono davanti a una scelta tra il passato e il futuro. Se faranno la scelta giusta, l’Italia diventerà un paese migliore.





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