Meritocrazia

8 Maggio 2008 · 1 Comment

di Giuseppe A. Veltri

Le parole ‘merito’ e ‘meritocrazia’ sono state tra le più utilizzate al recente campagna elettorale. Sono state utilizzate per indicare uno dei punti cardine del futuro partito democratico e come una necessita’ ineludibile per una nazione moderna che sappia utilizzare i propri talenti e le proprie risorse umane. Personalmente, non potrei essere maggiormente d’accordo, se considerate che questa e’ stata una delle ragioni della mia fuga dall’Italia.

Ma la questione del merito e della meritocrazia troppo spesso viene affrontata con una pericolosa superficialità.

Partiamo ad esempio dalla considerazione che per meritocrazia solitamente si intende un metodo di selezione dove viene premiato il più meritevole e la selezione non avviene in base a caratteristiche completamente indipendenti da quello che le persone hanno fatto: come razza, sesso, essere nato da parenti poveri, ecc. Queste differenze non dovrebbero pesare nella scelta di un individuo che dovrebbe essere selezionato in base alle sue capacita’.

Il primo problema riguarda quali siano i meriti che debbano essere riconosciuti e quindi premiati. Prendete il caso di due ricercatori (userò il termine per indicare un post laureato che lavora in un dipartimento universitario): uno e’ un bravo docente ed particolarmente dotato nell’insegnare ma un mediocre ricercatore; l’altro e’ un formidabile ricercatore ma un mediocre docente. Chi scegliere? Entrambi hanno meriti. La scelta dipenderà da quali sono i meriti che si decide di premiare nell’interesse di un obiettivo comune che una istituzione o sinanche una società decide di perseguire. Se tale l’università vuole fare ricerca e meno insegnamento, allora punterà sul candidato 2, viceversa sul candidato 1 (in Italia, al momento non si punta su nessuno dei due, ma su quello parente o amico di colui che deve fare la scelta). L’università fa la scelta e se ne assume la responsabilità, tenendo in considerazione quello la sua reputazione e come i futuri studenti la giudicheranno.
Il merito può essere inteso in modi diversi, vale dire e’ sempre un qualcosa di determinato dal contesto.

Passiamo ora al livello macro. Uno degli errori, a mio parere, e’ quello di tendere a lasciare selezionare soltanto il mercato quali siano i meriti da selezionare. Autisti di autobus, infermiere, assistenti sociali, non sono necessariamente meno necessari di avvocati, pubblicitari o calciatori. Tuttavia i primi sono ricompensati molto meno rispetto ai secondi. I meriti di mercato sono in realtà un versione limitata e ben precisa di quello che deve essere premiato ed quindi meritevole e quello che non lo e’.

Una società che premia calciatori e veline, personaggi televisivi fa una precisa scelta dove allo stesso tempo paga 1000 euro al mese ad un ricercatore in fisica, chimica, biologia o psicologia. Mentre un consigliere regionale ne prende 4000, un insegnante di scuola media o superiore ne prende 1200.

Per concludere quindi, la scelta meritocrazia comporta uguale responsabilità, innanzitutto politica, altrimenti si cade in una delle tante forme retoriche (come quella delle opportunità per i giovani) che la politica italiana conosce ed abusa così spesso.

Il futuro Partito Democratico dovra’ discutere non soltanto di meritocrazia ma anche di quali meriti si vorrà promuovere all’interno della società italiana come forma di innovazione culturale sopra tutto. Nessuno, immagino, vuole un partito democratico dove persino al suo interno i meriti siano decisi da una oligarchia e che quindi sotto la conveniente etichetta di meritocrazia di continui a ripetere vecchi vizi corporativi.

Si tratta di iniziare un grande dibattito anche sui valori e sulle priorità del futuro, solo in questo contesto si potrà essere meritocratici in modo serio e non retorico.

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  • indy78 // 9 Maggio 2008 at 9:32 am

    La parola chiave mi sembra responsabilità, un concetto da troopo tempo abidcato da troppe persone in Italia. Nessuno è più responsabile. Nessun si prende la responsabilità di decidere. Come scrivi giustamente bisogna anche prendersi la responsabilità di indicare quali meriti, ovvero su quali settore il Paese deve priviliegiare, in quanto non interesse di una parte, ma interesee generale del Paese. Credo che questa battaglia sia fondamentale, ma credo anche che debba partire dalla Scuola, dove spesso la meritocrazia è ampiamente disapplicata, non solo a livello di chi insegna, ma anche nei confronti degli studenti. Che segnale allora si dà ai ragazzi, se questi, già a quindici anni vedono che va avanti non chi lavora e si impegna, partecipa, ma alla fine il più furbo, che si mette a studiare gli ultimi mesi. Un mio prof all’università diceva: sarà anche un genio, ma allora che si appaghi della sua genialità, e venga bocciato di conseguenza.

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