Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

Strateghi

11 Maggio 2008 · 1 Commento

Di Manuela Faccani
Perdere le elezioni non è un dramma. I laburisti inglesi hanno perso le elezioni, i socialdemocratici tedeschi le hanno perse, e i democratici americani; le perderanno prima o poi i socialisti spagnoli, con o senza Zapatero.
Ma, a differenza del centrosinistra italiano, questi partiti hanno perso (o perderanno) le elezioni dopo aver cambiato il loro paese; le hanno perse o le perderanno – al di là di somiglianze e differenze – perché tutti i progetti politici, prima o poi, esauriscono la loro carica innovativa, perché muta la società o la situazione internazionale, e perché, dopotutto, l’alternanza è nelle cose e nei desideri dell’elettorato.
Il centrosinistra italiano, l’Unione, invece è stato sconfitto senza aver cambiato di una virgola l’Italia, senza aver messo mano a nessuno dei problemi che la stringono; e qualcuno si alzerà subito a dire che non ce n’è stato il tempo…. Ebbene, perché non ce n’è stato il tempo?
L’Unione non poteva cambiare il paese, perché per farlo occorreva un progetto politico fortemente riformista; l’Unione non aveva un progetto politico, ma solo tanti pezzettini di progetti politici differenti (a volte decisamente contrastanti) cuciti l’uno all’altro, come in un vestito di Arlecchino. L’Unione era stata pensata per battere Berlusconi e vincere le elezioni, e questo l’ha fatto, sia pure a stentatamente; era stata pensata per garantire ad ognuno degli strateghi che l’avevano messa insieme il loro pezzettino di potere, il loro pezzettino di visibilità: e questo scopo, finché è durata, l’ha raggiunto. Ma poi, non avendo il respiro di un vero progetto riformista e quindi non potendo metter mano all’Italia – poiché non era stata pensata per questo – non ha potuto reggere, ed è crollata sotto il suo stesso peso.
Per questo la sconfitta di oggi non lascia intuire un normale esercizio dell’alternanza come quella del Labour – o come quella, quando sarà, del PSOE – ma ha la caratteristica di un crollo.
Difficilmente, senza un’idea di cambiamento del paese e senza un progetto politico che possa metterlo in atto e senza uomini che questo progetto incarnino, si può immaginare una rivincita in tempi non giurassici (diciamo dieci anni… 5 per mettere a punto il progetto e trovare gli uomini giusti che lo facciano camminare, altri 5 per convincerne gli elettori?).
Per questo quando sento sottili strateghi rilanciare l’idea di una politica delle alleanze – dal centro all’estrema sinistra – e proporsi di vincere con questa le prossime elezioni europee, mi vengono i brividi.
E mi chiedo in quale altro paese del mondo sia possibile dare credito ad così sottili strateghi che, per vincere le elezioni, rimettono in campo la stessa cosa che ha portato, incontrovertibilmente, alla sconfitta.

Categorie: Pd

1 risposta finora ↓

  • Gianni // 11 Maggio 2008 a 3:51 pm

    In genere, non solo negli altri paesi ma a volte anche in Italia, le idee si giudicano per il loro. merito, piu’ che per chi le esprime. E’ un metodo indubbiamente piu’ faticoso, ma anche piu’ produttivo.

Lascia un Commento