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La Fiera delle Polemiche

13 Maggio 2008 · Lascia un Commento

Di Gianluca Galletto

La vicenda del boicottaggio di Israele alla Fiera del Libro di Torino va letta in controluce, in trasparenza, perché sotto c’è l’effetto flash e sinistro dei revanscismi barocchi della gauche cavial alla Bertinotti, si sente il vuoto pneumatico alla Fini e occorre perciò ben guardare al di là della retorica fumosa della sinistra radicale e della sua sempre attuale Palestina Libera, Palestina Rossa e delle visite di cortesie della Destra Corporata come ormai viene definita l’attuale maggioranza dagli esperti di flussi elettorali.. E come di solito accade i sostenuti sono molto migliori di quelli che danno un sostegno non richiesto:sulla vicenda una cosa sensata l’ha detta la Delegazione generale palestinese in Italia che in una nota inviata ai vertici della Fiera del Libro, ha scritto: «Non veniamo quest’
anno, ma intendiamo collaborare per l’ avvenire». Un lumicino nel buio della ragione che accompagna questa polemica. Si è ebrei? Anche dico io. Qua si parla innanzitutto di letteratura. Non si può impedire l’espressione di un’identità culturale, stiamo parlando di ebrei sefarditi che scrivono commedie, di scrittori come Amos Oz e di intellettuali della riappacificazione come Dan Segre.

Quando una polemica alza troppo il tiro si neutralizza da sola: il mondo arabo è variegato, sfaccettato più di quando creda la sinistra radicale in Italia ed infatti l’attacco al Quirinale viene dall’ Islamista Tariq Ramadam che si è scagliato contro il capo dello Stato Giorgio Napolitano per la sua decisione di inaugurare il Salone e per avere accomunato, secondo lui, antisemitismo e critiche al governo israeliano. Ma questo farnetica! È drogato, mastica qat e teorizza attentati. Il Presidente avrebbe osato parole di speranza per qualunque ospite ufficiale chiamato alla Fiera del Libro, che sia Israele o l’Islanda del Senso di Smilla per la Neve. E’ letteratura, non fanatismo. Bisognerebbe spiegarlo a Gianfranco Fini che dice sostanzialmente di giudicare meno grave «la bestiale violenza» dei neonazisti di Verona rispetto alle proteste antisraeliane. In un’ atmosfera del genere, tra le preoccupazioni per il corteo dei centri sociali e le defezioni da Librolandia come quella di Beppe Grillo, determinata da una presunta «censura preventiva» della Fiera (gli avevano chiesto di non tenere comizi, ma di parlare di libri), il primo a scendere in campo è stato Ramadam. Si è sentita solo la sua voce, un grammelot da richiamo del muezzin, sentite le sue parole e fate la tara con l’odio che le accompagna:
«La presenza di Napolitano dimostra che questa non è solo un evento culturale, ma anche un atto politico». In secondo luogo, «il presidente della Repubblica ha compiuto un altro errore tacciando di antisemitismo chiunque critichi il governo di Israele. Il fatto che a questo seminario, cui partecipo, ci siano intellettuali e poeti ebrei, israeliani, che criticano il loro governo, dimostra che alla Fiera non c’ è vero dibattito democratico». Se c’è un po’ di democrazia avulsa dalla plastica televisiva lo dobbiamo proprio a quegli scrittori senza patria. E questo Ramadam dovrebbe essere messo a digiuno di parole visto che nel suo cognome c’è anche un grande momento di preghiera.

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