di Manuela Faccani
Le reazioni suscitate dalla presenza di Travaglio a “Che tempo che fa” mi fanno pensare che ormai nel nostro paese, complice certamente il berlusconismo, ma anche decenni e decenni di colpevoli lottizzazioni della RAI anche da parte della sinistra, non si percepisce più la differenza fra informazione e propaganda.
Un giornalista, intervistato in televisione, parla di un suo libro nel quale sono contenute alcune informazioni su un importante politico. Queste informazioni possono essere vere o false. In un ipotetico paese normale, l’importante politico, se ritenesse false tali informazioni reagirebbe con una denuncia per calunnia, per dimostrare senza ombra di dubbio la loro falsità e contemporaneamente l’indegnità del giornalista. E il giornalista che fosse riconosciuto calunniatore ne avrebbe la carriera stroncata dagli editori e dai lettori stessi che ne decreterebbero la non credibilità. In caso contrario, se l’importante politico sapesse che le informazioni divulgate sono vere, vedendosi scoperto, si dimetterebbe. Oltre che i tribunali, altri giornalisti si impegnerebbero a scavare in profondità per appurare come stanno le cose. Sempre in quell’ipotetico paese normale, questa sarebbe la funzione della stampa, informare e controllare le informazioni. Sicuramente nessuno pretenderebbe dal conduttore della trasmissione televisiva di chiedere scusa non per le sue domande, ma per le risposte che ha ricevuto; e nessun conduttore televisivo accetterebbe di farlo.
Ma poiché non siamo in quell’ipotetico paese, nessuno parla delle informazioni contenute nel libro del giornalista e divulgate in tv, perché non le si considera informazioni, ma semplice propaganda. La trasmissione stessa diventa un mezzo scorretto di propaganda, e il conduttore un complice della propaganda sparsa dal giornalista. Per questo si chiede a gran voce il contraddittorio: perché alla propaganda di parte si deve rispondere con propaganda di parte opposta, per ristabilire la cosiddetta “par condicio”. Le informazioni non richiedono contraddittorio, richiedono un esame di rispondenza al vero. Ora, per quel che ne so, Travaglio non ha mai fatto affermazioni che non fossero ampiamente suffragate dai fatti, ma questo caso potrebbe essere diverso. Certo non è con un contraddittorio che si stabilisce la verità. Per esempio, un contraddittorio è richiesto nei confronti politici, dove si parla di opinioni o di ipotesi per il futuro: infatti si fanno (sempre in quell’ipotetico paese normale, perché da noi invece no) in campagna elettorale, e si chiama, appunto, “propaganda elettorale”….
Ma siccome da molto tempo ogni informazione viene nebulizzata in un indistinta propaganda e la propaganda viene confusa con l’informazione, l’eminente politico che chiede una pubblica sconfessione del giornalista, non suscita più alcuno scandalo; al contrario incassa la solidarietà di tutta la sua casta e, quel che è peggio, quella di molti cittadini anche di sinistra, che confondono il politicamente corretto con la rinuncia alla ricerca della verità.
Così come non suscita scandalo un giornalista che dice palesemente il falso (ricordate Deaglio e il caso dei falsi brogli? Per quel che mi risulta continua felicemente a fare il giornalista), e un conduttore che si scusa per fare il conduttore.
E così per ritrovare i fatti, i nudi e crudi fatti, bisognerà prima o poi rivolgersi a “Chi l’ha visto”.





11 risposte finora ↓
Davide // 13 Maggio 2008 a 3:07 pm
Nel “caso Schifani” non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia. Non con Schifani che, dalle inchieste del 2002, ha sempre preferito tacere sul quel suo passato sconsiderato. Non con chi – nell’opposizione – ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai, incapace di definire e di far rispettare un metodo di lavoro che, nel rispetto dei doveri del servizio pubblico, incroci libertà e responsabilità. In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un’informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni.
Giuseppe D’Avanzo su Republica
Ale Frassetti // 13 Maggio 2008 a 3:11 pm
Bravissima. Ora vallo a dire ai tuoi parlamentari del PD, Finocchiaro in testa.
Marcello // 13 Maggio 2008 a 6:08 pm
Cara Ale,
se siamo qui e proprio perchè vogliamo che cambi una classe dirigente che usa per giudicare vecchi schemi imparati a memoria.
Nel caso della senatrice Finocchiaro è evidente che abbia letto e ripeta ciò che è scritto nel Manuale “Opportunismo dell’opposizione “, sottotitolo ” Come illudersi di pensare di recuperare il consenso perso con dichiarazioni di falso rispetto altrui”.
Questo opuscolo può essere compilato da ognuno mettendo insieme frasi ed affermazioni di “trombati” che per emergere dalla loro immagine di sconfitti devono riaffermare una loro presenza istituzionale visto cghe quiella politica è stata sonoramente bocciata.
Brava Manuela, una bellissima e semplice analisi che molti dovrebbero far propria.
PS – per chi vuol rendersi conto dell’attacco eccessivo a Travaglio, veda per intero il filmato pubblicato su Youtube: ( http://www.youtube.com/watch?v=YIv_8e2FiwQ ) e si renderà conto di cosa ha effettivamente detto!
Enzo Lodesani // 13 Maggio 2008 a 11:30 pm
Ho letto due volte l’articolo di D’Avanzo e devo dire che stavolta lo scritto di un giornalista che stimo è fuori fase, si fatica a leggere, contorto e tutto teso a dimostrare una tesi (Travaglio giornalista che fomenta l’atipolitica, il qualunquismo per motivi economici) che non riesce a dimostrare. Sono tanti i passaggi su cui sarebbe facile smontare il ragionamento di D’Avanzo. Ma voglio limitarmi a osservare che D’Avanzo ricorda come il merito dei fatti che riguardano il Presidente del Senato erano già stati raccontati da Repubblica e dall’Espresso, che evidentemente hanno saputo raccontare, contestualizzare, fornire tutti gli elementi agli elettori: bene! Non spiega però D’Avanzo perché gli stessi fatti raccontati in due libri diversi (uno di Travaglio) e ricordati da Travaglio nel corso della trasmissioni in cui è stato chiamato a presentare il suo libro, non sono parte di “un giornalismo di informazione” ma un giornalismo d’opinione per “nascondere, senza mai svelarla la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come “fatti” ciò che fatti , nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati” . Non solo non tornano i conti di questo orgomentare, salvo che non si dia delle speciali patenti di giornalismo a quelli di Repubblica e l’Espresso; ma non torna anche, e stupisce che uno come D’Avanzo lo dimentichi”, che i “fatti” riguardano una personalità pubblica. Lo era anche prima di essere eletto e nel curriculm di un uomo pubblico dovrebbe esserci la descrizione delle sue esperienze professionali e politiche, anche chi sono stati i suoi soci in affari. E’ evidente che essendo Schifani diventato Presidente del Senato si ripresenta il fatto di avere avuto frequentazioni con certi personaggi. Dove sta lo scandalo?
Stando ai fatti sappiamo oggi (ma si sapeva anche ieri) che il Presidente ha avuto rapporti con un tale che poi è stato condannato per reati di mafia. Per quanto mi riguarda questo fatto è sufficiente per non dare il mio voto a questa persona (ovviamente se fosse una della mia parte politica), però c’è da domandarsi se in questo paese il tema della traspartenza e della moralità dei rappresentanti del popolo interessa ancora. Guardo i fatti: e continuo a vedere inquisiti in Parlamento, a vedere un presidente del consiglio proprietario di una azienda che ha fornito i soldi per corrompere un giudice. Poi leggo D’Avanzo che sul filo di un ragionamento contorto mette sul banco degli imputati Travaglio che farebbe un giornalismo qualinquista. Forse è proprio vero che questo paese non ce la può fare: ormai le scorte di energia pulita sono esaurite.
Manuela // 14 Maggio 2008 a 8:49 am
Infatti, Ale, ho scritto la mia opinione sul blog di un circolo del PD, a dimostrazione che le opinioni in materia non sono monolitiche.
Di solito apprezzo molto le opinioni di D’Avanzo. In questo caso, la sola frase: “che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia” dimostra che Travaglio è ancora uan volta accusato di non raccontare fatti, ma di fare propaganda. Però D’Avanzo rivendica più oltre che gli stessi fatti sono stati raccontati anche da Repubblica: quello è “insincero” e quasta invece no?
corrado // 14 Maggio 2008 a 11:27 am
E che mi dite del secondo articolo di D’Avanzo con un esempio piccolo ma abbastanza illuminante ?
natale bianchi // 15 Maggio 2008 a 12:09 am
L’impressione che ho ricavato dal citato articolo di D’Avanzo su Repubblica è che il suo contenuto sia piuttosto frutto di una malcelata invidia verso un collega, cioè Travaglio, che sta mietendo successo ed attenzione mediatica. Non saprei trovare altra spiegazione per gli incomprensibili, contorti sofismi di un D’Avanzo, altrimenti piuttosto lucido opinionista.
Nei Paesi anglosassoni, cioè quelli non impregnati da secoli di coatto (inquisizione, l’Indice,…) indottrinamento e acculturamento clerico-sanfedista -antiriformista, la vita dei personaggi politici viene rivoltata come un guanto.
Personaggi come Berlusconi & Co. non avrebbero mai e poi mai potuto fare carriera politica arrivando ai vertici delle cariche pubbliche.
Sì, faciamo una opposizione costruttiva, ma non dimentichiamo chi abbiamo di fronte.
TIMEO DANAOS ET DONA FERENTES !
” semplici come colombe, ma astuti come il serpente ” dice il vangelo laico !!!
natale bianchi – GIOIOSA JONICA RC
corrado // 15 Maggio 2008 a 3:03 pm
Non sono convinto, altri interventi citano il “solitamente” lucido D’Avanzo come fosse momentaneamente impazzito e parlare di invidia giornalistica mi sembra riduttivo. La questione che D’Avanzo indica è che i fatti da soli non parlano ( o parlano molte lingue) se non approfonditi e collegati con un’ analisi razionale, sottoposta al giudizio dei lettori; questo dovrebbe essere il lavoro di un bravo giornalista. Se no, si fa Novella 2.000 o il Tirreno a secondo dei gusti
Enzo Lodesani // 15 Maggio 2008 a 3:24 pm
Ho letto lo scambio di oggi tra D’Avanzo e Travaglio e mi confermo nella idea che ho espresso ieri. D’Avanzo ha preso una cantonata. Anche oggi conferma che le notizie su Schifani sono state gestite in tempi diversi da più giornalisti, ma se tace su come gli altri giornalisti hanno trattato la “notizia” (perchè se ne hanno scritto sarà pure una notizia meritevole di pubblicazione) continua nell’accusa verso Travaglio di fare un giornalismo che “confonde gli elettori, che lascia credere che “anche la seconda carica dello Stato è un mafioso”….” basta leggere i blog per rendersene conto”. D’Avanzo giudica dunque il lavoro giornalistico di Travaglio sulla base di ciò che si scrive nei blog sparsi nella rete: ridicolo. Non voglio argomentare per difendere Travaglio, lo fa lui nella lettera pubblicata da Repubblica, molto meglio ricordare che l’attacco di D’Avanzo si inserisce molto bene nella linea che il giornale ha assunto rispetto a Grillo e l’antipolitica: e Travaglio ha il torto di frequentare questa compagnia. A cominciare da Scalfari ci sono state posizioni durissime tutte tese a dimostrare quanto di peggio si possa immaginare di Grillo come se fosse la causa del’antipolitica che ha colpito la società italiana. La realtà la conosciamo bene: nel declino del paese e di una intera classe dirigente stanno le ragioni del malessere. Una classe dirigente di cui fanno parte anche i “giornalisti”, anche quelli di opinione (dichiarati) che sono stati e stanno dentro al gioco politico. Certo dà fastidio vedere che internet consente il superamento dei “media”, di coloro che ci spiegano il mondo, come funzionano le cose, ma che hanno l’idea (questa sì pericolosa) che i lettori sono soggetti deboli che si devono condurre per mano. Sono loro che ci devono spiegare che Schifani non è un mafioso perchè sono loro che sanno raccontare, contestualizzare, fornire tutti gli elementi. Viceversa ascoltare in TV un giornalista che parla di ciò che c’è scritto in due diversi libri è una operazione pericolosa perchè chi pronuncia quelle parole è un giornalista fuori dagli schemi,. E’ un giornalista che ci ricorda il “curiculum del Presidente del Senato” che nella sua cruda narrazione può, appunto, disturbare questi lettori bambini. Si possono dire tante cose negative di questo paese, però un fatto mi sembra accertato e cioè che le opinioni si formano sulla base di canali molto variegati e questo di per se è un fatto positivo. D’Avanzo invece non fa altro che tentare un operazione culturale di retroguardia; il paese ha bisogno come l’aria di una informazione libera, capace di fare le pulci a tutti i poteri ed è strano che nel momento in cui il Cavaliere torna al governo senza che si siano affrontati e risolti i relativi problemi (conflitto di interessi, superamento della Gasparri ecc) sul banco degli imputati ci sia Travaglio. Ma forse la concentrazione del potere mediatico non è poi un problema, se comunque viene garantito quello spazio (anche se minoritario) editoriale che consente ai maitre à penser di continuare ad insegnarci a vivere.
luca // 15 Maggio 2008 a 5:18 pm
La risposta di Travaglio
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/replica-travaglio/replica-travaglio.html?ref=search
natale bianchi // 13 Giugno 2008 a 6:17 pm
Vivo in un paese di ‘ndrangheta. Sì, vivo in un paese di ‘ndrangheta: la Locride e precisamente e GIOIOSA JONICA RC.
Cosa significa vivere in un paese di ‘ndrangheta? Significa che la tua vita è controllata giorno per giorno, ora per ora, che cammini su un terreno sparso di mine e se sbagli il passo ti trovi con un piede che schizza via o schizza via il tuo cervello o il cervello di un bambino al tuo fianco (vedi MELITO PORTO SALVO).
I mafiosi ( o ‘ndraghetisti) li conoscono tutti, li DEVONO conoscere tutti (se no non è MAFIA O ‘NDRANGHETA), compresi polizia, carabinieri, finanza, magistrati, preti, vescovi, POLITICI…..Schifani questa verità la conosci meglio di me, non fare il furbo!!!
Finchè ti limiti alla teatralità di generici articoli, di scontate-dovute manifestazioni dove presenziano in prima fila impettoruti -collusi politici sei in zona protetta!
E’ quando i mafiosi (‘ndranghetisti) li tocchi nel loro business o nel loro “ascendente“ territoriale che esplode la mina.
Ma la mafia (‘ndrangheta) , come il virus, non è nulla senza la cellula infetta in cui vive: porzioni più o meno vaste di istituzioni corrotte: TUTTE le istituzioni, compresa la “POLITICA”. Schifani, questa verità la conosci meglio di me, non fare il furbo!!!
Noi viviamo tutti i giorni (a meno di accettare l’imposizione vigliacca: Cu è surdu, orbu e taci campa cent’anni m’paci !!!!) con la minaccia di una pistola puntata contro la testa, con un controllo ‘ndranghetista sempre più sfottente e vincente.
Ma sì, preoccupiamoci di uno Schifani che sapeva o non sapeva (veniva dall’India poverino)……
Qual’era quel politico o politici che dicevano che con mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita…. per un principio di realtà è giocoforza saperci convivere?……
natale bianchi – GIOIOSA JONICA RC