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Governo, Confindustria, CGIL e la democrazia sindacale

1 Ottobre 2008 · 2 Commenti

Di Stefano Vaccaro

Da Repubblica di oggi: “Confindustria valuterà l’ipotesi di firmare senza la Cgil”. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell’incontro con i sindacati sulla riforma del modello contrattuale, attacca il sindacato guidato da Guglielmo Epifani (”Chiede il ritorno alla scala mobile, con una totale indicizzazione dei salari all’inflazione. E’ inaccettabile”) e conferma la volontà degli industriali di giungere ad un accordo per il rinnovo del modello contrattuale, anche senza il sindacato di Corso d’Italia che ha opposto un nuovo no a trattare sul documento proposto dagli imprenditori.
Come avevamo già notato sulla vicenda Alitalia, si sta manifestando in questa fase un processo di isolamento della CGIL, in quanto sindacato “non costruttivo”, ogni volta che questa chiede di trattare invece di firmare accordi a scatola chiusa. Questo approccio alle relazioni sindacali, basato sull’emarginazione del sindacato considerato “del PD”, è pericoloso politicamente in quanto arma a doppio taglio: da un lato porta qualcuno a dire “il PD non è credibile come forza di governo perché appiattito sulle posizioni non costruttive della CGIL”, dall’altro, all’interno delle fabbriche, si diffonde la vulgata “la CGIL non è credibile perché, legata al PD, sceglie in base alla politica e non al bene dei lavoratori”.
Come se non bastasse, anche per chi preferisse non ricordare che questo tipo di operazione era prevista nel Piano di rinascita democratica del venerabile Gelli [1] e della loggia P2, queste posizioni di governo e Confindustria si basano sull’assunto che il requisito principe per avere diritto a sedersi al tavolo di trattativa sia l’essere organici al governo ed a confindustria e non la rappresentativita` democratica dei lavoratori, secondo la quale non sarebbe immaginabile una trattativa senza il sindacato maggiormente rappresentativo.
Mi pare che quest’ultima sia una questione di democrazia e quindi una battaglia sulla quale un partito che si chiama democratico non possa tacere.

 

[1] Piano di rinascita democratica,Obbiettivo 1) punto c) e Procedimento 3).

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2 risposte finora ↓

  • Carlo // 2 Ottobre 2008 a 1:35 am

    Per favore lasciamo stare la P2 e concentriamoci sull’analisi della situazione attuale. Decontestualizzare non serve a capire che cosa sta accadendo. Per me la confindustria ed il governo temono la ripresa di una conflittualità sindacale, soprattutto se gestita da una centrale tradizionale.
    Siamo in tempo di crisi e d’altra parte in questi anni i lavoratori dipendenti hanno subito a più riprese la diminuzione della capacità di acquisto dei salari. Le imprese si sono abituate a bassi salari e a bassa combattività sindacale.
    E’ tempo di invertire il trend.

  • silvia // 2 Ottobre 2008 a 1:59 am

    L’affermazione “lasciamo stare la P2 e concentriamoci sull’analisi della situazione attuale” è un perfetto esempio di ossimoro: la situazione attuale è all’80% il risultato dell’implementazione del programma piduista. Chi ha la pazienza e lo stomaco per leggerselo, non può non vederlo.

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