Arancioni per Obama (ovvero meno tredici)

Alessandro Cappai per CO Obama

Attacco scontato: c’è un fantasma che si aggira per l’America. Il suo nome è Barack Obama.

Il candidato democratico ha sospeso la sua maratona elettorale tra i quattro angoli dell’Unione. Fermo, accanto alla nonna alle Hawaii, Obama non appare e non parla. Il privato è privato. Non disturbare.

Ma la campagna prosegue a meno di due settimane dal voto, a due passi dalla sentenza finale.

E da dove cominciare allora? Semplice, da chi resta. Sul campo, a coprire le spalle restano Joe Biden e Michelle Obama. L’altra metà di Obama promuove incontri e parla da YouTube. Così sul ruolo delle first lady arriva anche un bel pezzo di Usa Today; preciso e utile a disegnare i contorni della first family, declinata nei modi, tempi e costumi dei precedenti inquilini della Casa Bianca. Un ritratto, tra affinità e differenze che accoppia anche Lady Obama a Cindy McCain.

C’è ancora tempo, infatti, per affiancare i numeri, i sondaggi e le proiezioni a un po’ di racconto. Proprio sulle “storie” di McCain arriva un lungo ritratto del magazine del NyTimes. Bisogna raccontare i candidati per non tradurre le campagne elettorali in elenchi di ricette per difendere il Pil, spostare le truppe o riformare qualcosa. Servono storie da raccontare e candidati credibili per raccontarle. Ecco come ha lavorato Steve Schmidt. Un’epopea in cinque atti che al di là del risultato finale, viviseziona una afida e suggerisce spunti per chi vuole guardare dietro lo specchio.

Ma i numeri restano. I sondaggi premiano ancora il candidato democratico e così appare l’ombra dell’effetto Bradley. Si parla però di un rovescio della medaglia. E se addirittura il vantaggio fosse maggior e ci fosse resistenza da parte dell’elettorato bianco ancora oggi a fare pubblica dichiarazione di sostegno per Barack? E ancora Bradley per valutare tutte le incertezze che due settimane possono ancora riservare.

E tra votanti virtuali, esistono già votanti reali. Anche qui, Obama corre davanti.

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Una risposta a Arancioni per Obama (ovvero meno tredici)

  1. Grande Silvio! Usa le occupazioni delle scuole per far risaltare le contraddizioni dei progressisti, ma….
    L’occupazione della scuola e dell’Università è illegale. L’Italia spende di più della media dell’OCSE ( e della Germania, dove si pensa che tutto funzioni benissimo), con risultati inferiori. C’è grande preoccupazione per i tagli all’istruzione e alla ricerca, che sono alla base dello sviluppo di un Paese. Con le occupazioni si ritiene di difendere un diritto, quello dello studio, sancito dalla costituzione, mentre con lo sgombero forzato degli istituti occupati si vuole difendere il diritto allo studio per coloro che non vogliono aderire all’occupazione.

    Il fine appare comune, la difesa del diritto allo studio, ma con due interventi diversi, uno legale (l’uso delle forze di polizia), l’altro formalmente illegale (l’occupazione), meno tollerato della devastazione di mezzi di trasporto e interi quartieri da parte di pseudotifosi. Il presidente del consiglio con questa mossa tenta di prendere due piccioni con una fava: usa le contraddizioni del centro sinistra (difesa aprioristica degli insegnanti, livello d’istruzione modesto) per cercare consenso tra il suo elettorato (ordine e disciplina, eliminare gli sprechi causati dal centrosinistra) e minimizzare il dissenso. Non bisogna stare al suo gioco.

    Possiamo scegliere di continuare la protesta solamente per arrivare a un confronto aperto sui temi dell’istruzione e della ricerca, ma sospendendo le occupazioni e continuare il dibattito incominciato nelle scuole dovunque sia possibile riunirsi: piazze, bar, sale…Senza bandiere di partito o sindacato, perché questa è una richiesta legittima di civiltà che riguarda tutti e non può essere catalogata come di parte. E se manda la polizia, andremo a parlare con le forze dell’ordine, che hanno anche loro figli e coniugi impegnati nel mondo della scuola. Aureo

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