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Una terra laboriosa, dinamica, seria

27 Novembre 2008 · 4 Commenti

Io non sono contro la ricchezza. Sono per chiamare i ricchi, anche quelli delle barche e delle seconde case, a collaborare al bene comune. Credo sia giusto chiedere in base alla capacità, esigere quanto uno può dare. Per me, questi cinque anni sono stati anche una riscoperta della mia terra. E di beni preziosi, che a Milano avevo perduto, e che pure ai sardi rischiano di sfuggire. Il buio. Il silenzio. Gli spazi vuoti. Perché inquinare la notte con luci superflue e costose? Io non voglio una Sardegna deserta. Ma non voglio neppure una Sardegna trasformata in parco giochi. Voglio una terra laboriosa, dinamica, seria. E intendo governarla ancora.
[Renato Soru, su Corriere.it]

Categorie: Notizie · Pd
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4 risposte finora ↓

  • mauro // 27 Novembre 2008 a 4:26 pm

    Quando penso a Soru e a ciò che è riuscito a fare posso soltanto avere rispetto per la sua serietà e le sue capacità. Non è da tutti tornare nella propria terra a costruire qualcosa di importante come quanto fatto da lui. E tanto più, come afferma nell’intervista di oggi, dedicarsi alla politica come missione per un breve periodo di tempo, senza diventarne professionista ma dando quanto si può dare.

  • silvia ricordy // 27 Novembre 2008 a 4:27 pm

    Renato Soru è una persona per bene, ed ha, come si dice, “dei valori”. Peccato che stia messo peggio della famosa particella di sodio nell’acqua minerale.

  • mauro // 27 Novembre 2008 a 4:33 pm

    Infatti…

  • Fabio // 27 Novembre 2008 a 7:20 pm

    Ciò che Soru ha riscoperto in Sardegna, dopo il tempo passato a Milano, è ciò di cui la stragrande maggioranza dei sardi emigrati ha una nostalgia feroce dopo anni in un’altra città, in un altro paese, a volte in un altro continente. Ed è elemento costitutivo di quel “mal di Sardegna” che tanti isolani – trasferiti chissà dove, chissà quando – ben conoscono.
    La Sardegna è una terra aspra e non particolarmente generosa con i suoi figli. Eppure, quel buio, quei silenzi, quegli spazi vuoti, sono alcune delle esperienze affettivamente ed esistenzialmente più ricche e più “piene” che si possano fare in quell’isola. Averne accennato come beni da tutelare, averle evocate, è il segno che Soru ama davvero la Sardegna, al di là di ogni valutazione che si possa dare sulla bontà del suo operato come presidente della Regione. I sardi, non di rado, non amano la Sardegna: ci sono attaccati, come naufraghi nel mezzo del Tirreno, di un attaccamento morboso e disperato, questo si, ma molto spesso non la amano davvero. Un po’ paradiso, un po’ carcere (per chi ci è nato e, magari, ad un certo punto è scappato via): difficile non scivolare in una struggente ambivalenza, in un contrasto forte.
    Soru coglie, in quel passaggio riportato sopra, un elemento che solo chi ama – davvero – quella terra può sentire ed assaporare davvero. E per una volta che la politica – anche isolana – riesce ad esprimere un uomo che apprezza autenticamente la sua terra, cacciarlo via equivarrebbe ad una bestemmia in quel silenzio.

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