Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

Socialisti o non socialisti…ancora?

1 Dicembre 2008 · 7 Commenti

[Antonio Funiciello su Liberal]

Di che cosa discutono effettivamente nel Pd quando litigano sull’ipotesi di entrare o meno nel Pse? Detta così, sembra una banalità. Eppure è il tema del giorno, sotto al quale forse si mascherano dissidi più profondi. Comunque: quelli che vorrebbero vedere gli eletti democratici iscriversi al gruppo parlamentare socialista di Strasburgo, vogliono (banalmente) che il Pd prenda parte del grande movimento socialista internazionale. Già. Ma perché? Ed è poi veramente “grande” questo movimento? Che ruolo gioca, agli inizi del nuovo secolo, nel governo del pianeta, l’Internazionale Socialista?

Davvero è cosìimprtante accapgliarsi su ciò? Per rispondere a simili interrogativi, tocca fare affidamento a quel principio di realtà tanto caro ai socialisti di tutti i continenti e andare a misurare l’effettiva rilevanza del movimento socialista nel mondo. Prendiamo il G20, l’organismo informale che raccoglie ministri finanziari e governatori delle banche centrali delle diciannove nazioni che con l’Unione Europea (ventesimo membro) producono la quasi totalità della ricchezza mondiale. I paesi che fanno girare il mondo, per intendersi. Bene, solo tre paesi nel G20 sono a guida socialista. Tre su diciannove.

Il primo è il Regno Unito, ancora per poco tempo governato dal Labour Party di Gordon Brown, stando ai sondaggi interni che ne anticipano la sicura sconfitta alle elezioni di primavera contro i Tories di Cameron. Il secondo paese è l’Australia, che dopo un dominio decennale dei conservatori, vede da pochi mesi alla guida il premier laburista Kevin Michael Rudd. Il terzo paese è il Sud Africa guidato dall’African National Congress, il partito di Mandela. Si noti che le tre nazioni a guida ”socialista” sono tutte espressioni del Commonwealth: una concomitanza da non sottovalutare. In verità la scorsa settimana a Washington, all’ultima riunione del G20, c’era anche un altro ministro delle finanze socialista, il tedesco Steinbrück, ma non in qualità di ministro di un governo socialdemocratico, quanto di uno d’unità nazionale, guidato appunto dalla conservatrice Angela Merkel. E anche in questo caso, dopo le continue debacle dell’Spd nelle elezioni amministrative degli ultimi due anni, tutti i sondaggi interni danno alle elezioni anticipate del prossimo anno la Cdu-Cds vincente sui Socialdemocratici, per quanto non nelle proporzioni più schiaccianti con le quali Cameron dovrebbe battere Brown.

Nei restanti paesi del G20 la situazione per l’Internazionale Socialista è, a dir poco, drammatica. In sei (Arabia Saudita, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Russia) l’Internazionale Socialista non ha in attività nessun partito affiliato; negli Usa, Turchia e Giappone c’è un partito iscritto all’Is, ma svolge una funzione politica minoritaria e puramente identitaria. In Francia, Canada, Brasile, Messico e Argentina i partiti membri dell’Is sono all’opposizione. In Italia il Pd che esprime alcuni parlamentari europei del Pse e il Ps di Nencini sono, anch’essi, all’opposizione.

Lo stato di salute del movimento socialista internazionale è cattivo anche nella sua roccaforte europea. Delle ventisette nazioni dell’Unione europea, quattordici hanno in carica governi nettamente orientati in un’area conservatrice di centrodestra. Una maggioranza (14 su 27) che già da sola rispecchierebbe gli equilibri sfavorevoli al Pse del parlamento di Strasburgo, non fosse pure sostenuta da situazioni ambigue come quella tedesca che non s’è fatta rientrare nel computo dei quattordici governi di centrodestra.

Per il Pse le cose si complicano ulteriormente andando a vedere dove e come riempie i propri scranni parlamentari. Le isole felici di questo infelicissimo stato dell’arte, sono come detto il Regno Unito (ancorché a tempo), la Spagna e il Portogallo. In Austria i Socialdemocratici dello Spo governano in coalizione esprimendo il premier, pur avendo ottenuto alle politiche di quest’anno il peggior risultato dal 1945. La vecchia scuola socialdemocratica resiste pure in Finlandia, mentre a Cipro i socialisti dell’Edek sostengono il governo del centrista Papadopoulos. Così va a finire che se il Pse riesce ancora ad essere il secondo gruppo parlamentare a Strasburgo lo deve unicamente all’allargamento a est dell’Unione. Ma ad un prezzo molto caro.

Difatti i partito socialisti che guidano paesi come la Slovenia, l’Ungheria, la Slovacchia, la Lituania, la Bulgaria e l’Estonia (ma i socialdemocratici estoni non esprimono il premier) sono spesso mere riproposizioni dei vecchi partiti comunisti di regime. Ciò accade nei paesi più popolosi tra questi come la Bulgaria e l’Ungheria, ad esempio. Tale fenomeno ha innescato all’interno del Pse e, per diretta conseguenza, nell’Is un processo di radicalizzazione (quasi una ”comunistizzazione”) della linea politica a scapito di orientamenti più innovativi come quelli espressi negli ultimi anni da leader come Tony Blair o Gerard Schröder. La fotografia appena scattata riflette una grave crisi di irrilevanza politica del movimento socialista internazionale nel governo del mondo, destinata in futuro ad aggravarsi. Crisi che l’Internazionale Socialista nega, invece, di vivere. Nel suo ultimo congresso del luglio scorso non l’ha così minimamente affrontata, limitandosi a recitare i suoi soliti sermoni contro il liberismo (?) delle destre che guidano i paesi occidentali e a rieleggersi i suoi 37 vicepresidenti.

Se lo stato di buona salute di un’organizzazione politica è inversamente proporzionale al numero dei suoi vicepresidenti, l’Is coi suoi 37 vice è messa davvero parecchio male. Nel prossimo vertice del G8, previsto all’inizio di luglio del 2009 alla Maddalena, non ci sarà nessun premier socialista e l’unico capo di governo di “sinistra” (sia detto fra mille virgolette) sarà Barack Obama. Dal primo vertice nel Novembre del ’75 dell’allora G7 a Rambouillet, in Francia, all’ultimo del luglio scorso in Giappone, era accaduto solo nel ’96 che non ci fosse almeno un premier socialista. In quel caso però partecipava per l’Italia Romano Prodi, espressione di un governo la cui maggioranza relativa era di un partito membro dell’Is. Quello stesso Prodi che da presidente della Commissione europea fu l’alfiere di quell’apertura ad est dell’Ue che, come si è dimostrato, ha tanto avvantaggiato il Pse, cuore infartuato dell’Is. Di più, quello del 1996 era il contesto politico che già annunciava l’apertura dei fortunati cicli blairiano (’97) e schröderiano (’98).

Oggi, neanche a parlarne di aperture di nuovi cicli. In questa acuta depressione del movimento socialista che indica chiaramente la necessità di dichiarare bancarotta e sollecita i progressisti a imboccare strade diverse, la parte più bizzarra è sempre quella recitata dall’Italia. Al recente vertice dell’Is in Messico, ha partecipato regolarmente una delegazione dei Democratici di Sinistra; partito chiuso in Italia e sciolto nel Pd, ma che conserva una sua presenza organica nell’Is, tanto che Massimo D’Alema è uno dei suoi 37 vicepresidenti. Un’anomalia, a guardar bene, non eccezionale. In fondo anche i Ds erano e restano i diretti discendenti di un partito comunista. Sono loro oggi, scopertisi “socialisti” insieme a tanti colleghi dell’est dopo il crollo del Muro, a rappresentare la vera anima del claudicante movimento socialista internazionale.

Categorie: Pd

7 risposte finora ↓

  • cacioman // 1 Dicembre 2008 a 8:51 am

    centrosinistra o centro-sinistra?

  • Francesco C // 1 Dicembre 2008 a 10:04 am

    Non si tratto solo dell’Internazionale Socialista, ma di capire se il PD avrà un gruppo europeo oppure no. Comunque un partito che non ha un gruppo parlamentare comune si chiama “coalizione” non partito.

  • masaccio // 1 Dicembre 2008 a 12:27 pm

    Ma è mai possibile raccontare un tale numero di balle nello stesso articolo?

    1. La confusione fra Is, Pse e gruppo socialista al Parlamento europeo è fuorviante. Sono 3 organizzazioni diverse, ed è in discussione l’adesione alla terza, non alle altre due.

    2. L’Indian National Congress è apertamente socialista, non è iscritto all’Is ma occupa apertamente quello spazio politico, e in Europa si interfaccia col Pse, non certo con la destra.

    3. Il Pt di Lula non è nell’Is perché è nato alla sua sinistra. Cos’è, volete iscrivere il Pd alla Sinistra Europea?

    4. La “radicalizzazione” del Pse dovuta all’ingresso dei paesi dell’est fa ridere i polli. I partiti socialisti dell’est sono moooolto più moderati del Labour inglese. E riescono pure ad essere più filoamericani…

  • masaccio // 1 Dicembre 2008 a 12:27 pm

    5. Il Pd americano non fa parte, per scelta, di organizzazioni internazionali. Ma è associato all’Is tramite il National Democratic Institute for International Affairs.

  • Gianni // 1 Dicembre 2008 a 3:29 pm

    E’ evidente che esista una crisi della socialdemocrazia. Questa, di fatto, e’ anche una delle ragioni per le quali esiste il PD.
    Ma non la si supera (la socialdemocrazia, non la crisi) non faccendo niente. Una organizzazione mondiale delle forze progressiste avrebbe un ruolo: bisognerebbe spiegarlo anche all’ IS, magari sprovincializzando un po il dibattito sulla adesione del PD al gruppo del PSE, che non mi sembra proprio, in se, una cosa di rilevanza strategica.

  • Francesco C // 1 Dicembre 2008 a 3:48 pm

    Come ho avuto più volte modo di scrivere, l’attribuzione degli incarichi all’interno delle commissioni parlamentari avviene prima sulla base del gruppo, poi su base nazionale. Se abbiamo un benché minimo interesse che in nostri eletti possano fare qualcosa (non dico qualcosa di utile, ma almeno qualcosa) avranno molte più chance se si iscriveranno nel PSE. Poi possono decidere di iscriversi tutti al gruppo misto, oppure dividersi come è avvenuto nel 2004. Sono sicuro che per qualche deputato della Margherita esista le possibilità di iscriversi al PPE insieme all’UDC e al PdL. Se la cosa non è di rilevanza strategica allora cosa lo è?

  • masaccio // 3 Dicembre 2008 a 5:38 pm

    Gianni, mi sa che sei una mia vecchia conoscenza di Usenet, ci scommetterei… Benvenuto nel club di quelli che notano l’esistenza di una crisi della socialdemocrazia. La via d’uscita, dal mio punto di vista, sta a sinistra e non col Pd, ma al momento non è questo il punto. Il punto è che cambiare il campo progressista mondiale non è un’operazione che si fa da soli. La prima cosa, quindi, è scegliersi alleati e interlocutori. Chi se non il Pse?

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