Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

Buon 2009

31 Dicembre 2008 · 1 Commento

Di Lucio Scarpa.

2009

Il 2008 è stato un anno difficile, duro, per certi quasi drammatico; nel contesto internazionale, su quello nazionale e anche nel nostro orticello del PD. Come se non bastasse si è chiuso con l’esplosione della crisi economica mondiale.

Ma non dimentichiamoci che ha avuto anche alcune note positive, soprattutto in prospettiva futura. I primi, incerti, passi del Partito Democratico e l’elezione di Obama negli Stati Uniti. Da questi elementi positivi dobbiamo ripartire per arginare la crisi e e farla diventare un’opportunità.

Storicamente i momenti di crisi e di conflitto hanno aperto la strada a periodi di crescita, non solo economica ma in senso molto più ampio; crescita culturale, sociale e anche politica. Bisogna fronteggiare il periodo difficile preparando il terreno per la ripresa futura, compito non facile e che richiede coraggio e lungimiranza.

Sono convinto che la crisi in italia sia in corso da alcuni, molti, anni e che questi ultimi mesi l’abbiano solamente aggravata e portata sotto la luce dei riflettori. Crisi economica, con la disuguaglianza che cresce a ritmi vertiginosi, e crisi sociale che ha colpito una nazione che non sa vivere il presente e coglierne le opportunità.

Nel 2009 dobbiamo ripartire dall’ottima analisi fatta da Veltroni nel suo discorso in Direzione Nazionale, dove ha messo in primo piano proprio la disuguaglianza sociale, e ha indicato alcune priorità su cui non si può non essere d’accordo. Solo il Governo può pensare che le urgenze siano la riforma della giustizia e il federalismo di facciata; solo questo Governo che vive di proclami ad effetto e annunci da avanspettacolo, buoni per far contenti i telespettatori ma non per affrontare e risolvere i problemi.

Le proposte di Veltroni, del PD, sono molto più concrete ma, come forse sapete, io ho criticato una parte del discorso. la parte mancante; quella dove il Segretario avrebbe dovuto dire quali saranno l’impegno e l’azione del PD per realizzare lo scenario delineato.

Da cosa si deve ripartire.

Da pochi punti ben chiari per contrastare nell’immediato la crisi e da altri a più ampio respiro che preparino il terreno per il futuro.

Nell’immediato, in un’Italia sempre più precarizzata e priva di tutela sociale, le priorità non possono non essere la riforma del mondo del lavoro e del welfare. Da qui si deve ripartire, dalle proposte di Ichino per i contratti di lavoro e da quelle del Governo Ombra per il welfare. Proposte che erano già nel programma elettorale del PD e che vanno rilanciate e sostenute con forza. Per il rilancio economico del paese sono concorde nel dire che il volano principale devono essere le energie rinnovabili che si sostituiscono al petrolio, e alla bufala nucleare, per creare posti di lavoro e centri di ricerca e dare anche dei risparmi diretti ai cittadini consumatori

A queste priorità io mi permetto di aggiungere il turismo; Turismo come risorsa sempre citata ma sottovalutata del nostro paese, il turismo che costituisce il 14% del PIL del paese ma non viene considerato uno dei pilastri della nostra economia. E’ un settore già sviluppato, ma che ha possibilità di ulteriore crescita, come dimostrano paesi a noi vicini, e affini, come Grecia, Austria e Spagna che ci stanno affiancando e superando nelle classifiche specializzate.

Un turismo che può crescere solo passando attraverso il mioglioramento delle infrastrutture, trasporti in primis, e soprattutto un cambio di mentalità, smettendo di vivere di rendita sul nome dell’Italia o delle città più famose; si deve iniziare a investire sulla qualità dell’accoglienza contro l’attuale mordi e fuggi (prendi i soldi e scappa…). Un cambio di mentalità che porti a considerare la tutela paessaggistica e dei beni culturali una risorsa per creare ricchezza, seguendo l’esempio sardo, e che faccia diventare la cultura un valore aggiunto del nostro paese per i turisti e per gli abitani.

Per prepararci ad un futuro un po’ più lontano è giustissimo puntare su istruzione e formazione ma anche qui mi permetto una aggunta al discorso di veltroni, oltre a formarle le nuove generazioni dobbiamo anche saperle valorizzare; non serve allevare dei giovani preparatissimi se poi questi non vengono “sfruttati” per le loro competenze e devono fuggire all’estero o accontentarsi di soluzioni di ripiego.

Ultima, forse più importante, l’innovazione che va di passo con il punto precedente, nel senso che deve passare attraverso la formazione e la ricerca; innovazione che non può fare a meno di un sistema universitario efficiente e di qualità, e che deve assolutamente passare attraverso la crescita di tecnologie e telecomunicazioni, l’eliminazione del digital divide, anche qui la Sardegna può insegnare.

Fin qui tutto bene.

La linea del PD è stata delineata chiaramente e io la sposo in pieno.

Ma adesso veniamo alla nota dolente, ci poniamo obiettivi ambiziosi e complessi, e siamo tutti convinti che siano passaggi fondamentali perchè l’Italia abbia un futuro.

Non un futuro migliore ma proprio un futuro; perchè non finisca disgregata nell’individualismo, nella frammentazione e nel localismo che sono le parole d’ordine di questa destra che ci governa.

La nostra risposta, di noi democratici, deve essere diversa. Opposta.

La nostra risposta deve passare attravero solidarietà, inclusione, coesione.

Non è facile chiedere ulteriori rinunce e sacrifici agli italiani, anche sapendo che solo attraverso questi si potranno porre le basi per una rinascita. Non è facile ma è indispensabile.

Solo chiedendo a tutti gli italiani un sacrificio temporaneo e di cedere una piccolissima parte di quelli che erano diventati diritti ma ora sono privilegi, perchè sono diritti acquisiti da una parte di cittadinanza ma che mancano a milioni di alti italiani.

Quanti sarebbero disposti a cedere il diritto a un lavoro ultragarantito e a una pensione in età non dico giovane, ma neanche troppo anziana?

Chi rinuncerebbe a qualcosa perchè i ventenni e trentenni di oggi acquisiscano un diritto che oggi non hanno; il diritto ad avere un lavoro retribuito, il diritto a sapere che un giorno, un giorno fra moltissimi anni, avranno anche loro una pensione?

Quanti sarebbero disposti a cedere una piccola parte del proprio reddito per garantire degli ammortizzatori sociali a chi la propria fonte di reddito l’ha persa?
Ovviamente non si può chiedere uno sforzo di questo tipo a chi già fatica ad arrivare a fine mese, anzi per quelli il carico fiscale e contributivo va ridotta da subito; lo si chiede ha chi difficoltà non ne ha. Si deve incidere maggiormente su quel 5% di italiani che detiene il 50% delle ricchezze, seguendo l’esempio di obama, ma toccando anche chi il benessere non lo ha perso.

Non è facile pur sapendo che il futuro passa attraverso la riduzione del deficit e il contrasto del disequilibrio dei redditi, attraverso il recupero di finanze per investimenti in infrastrutture ed innovazione; la crescita reddituale delle categorie più deboli, più deboli ma anche più numerose. Non è facile per un motivo – tralasciando che siamo all’opposizione :) – abbiamo oggi la forza e la credibilità per chiedere dei sacrifici agli italiani?

Possiamo garantire che i sacrifici saranno temporanei e dopo 3, 4 o 5 anni verrà restituito tutto?

Riusciamo a parlare a quelli che dovrebbero essere nostri elettori, e nell’aprile scorso hanno votato un Governo che tutela solo quel 5% più ricco della popolazione?

Dobbiamo riuscire a parlare al restante 95%, parlare in modo chiaro e riuscendo ad essere ascoltati e creduti.

Dobbiamo riacquistare la credibilità che abbiamo perduto, da troppo tempo, come possibile forza di Governo.

Per essere credibili non basta annunciare le buone intenzioni, bisogna dimostrarle coi fatti; ad esempio con la rinuncia alle rendite di posizione, da parte di amministratori e Dirigenti del PD.

Era stato promesso che ci sarebbe stato un maggior coinvolgimento della base del partito, dei cittadini, nella vita e nelle decisioni del PD. Questo è stato il motivo che ha portato 3 milioni e mezzo di italiani ai seggi delle primarie.
La vera chiave dell successo dell’atto fondante del partito non è stata la scelta fra Veltroni, Letta o Bindi; è stata la voglia di partecipare alla nascita del PD.
Molti di quei tre milioni, dopo la nascita, speravano di poter partecipare anche alla crescita. Partecipare ricevendo ascolto dagli organismi del partito e soprattutto venendo chiamati a partecipare alle decisioni. Partecipare attraverso uno strumento semplice come le primarie, uno strumento per scegliere le persone che ci debbano rappresentare.
Senza dimenticare che prima e dopo la scelta delle persone deve esserci un percorso di condivisione del programma, di interrogazione sulle esigenze e aspettative degli elettori, e di comunicazione delle azioni intraprese e dei risultati ottenuti. A quanto pare abbiamo anche qui molto da imparare da Obama e il suo change.gov.
Questo percorso di partecipazione e condivisione, adesso più o meno interrotto o sospeso, è fondamentale che venga ripresa ad iniziare dalle Europee.

Se saranno abrogate le preferenze si deve trovare il modo per permettere agli alettori di scegliere la posizione in lista dei candidati; e anche in caso di mantenimento delle preferenze il segnale da mandare può essere solo quello dell’ascolto e del coinvolgimento.

Le liste non possono essere il solito trionfo di leader che poi rinunceranno al seggio a bruxelles, o di persone da rimuovere da dove hanno fallito, con la promessa di una dorata pensione; non possono essere nemmeno piene di finti nuovi che non portano nulla al partito se non la fedeltà alla “mano che li nutre”, o, peggio, di nuovi Villari e Latorre.

Potremmo decidere già oggi che si faranno delle primarie per la composizione delle liste, e decidere che chi vuole essere candidato alle europee dovrà rinunciare a qualsiasi carica elettiva ricopra; un modo per dare la possibilità a chi ha veramente a cuore l’unione europea di confrontarsi su questi temi, invece che passare i prossimi mesi a parlare di composizione delle liste, di quote DS o DonneMargherita…

Altra cosa fondamentale, come si è visto di recente, è il rispetto del Manifesto dei Valori e del Codice Etico da parte di tutti, e anche qui gli elettori faranno bene a vigilare, e a pretendere che ci sia maggiore rispetto e adesione a dei documenti che abbiamo deciso da soli di darci, la risposta alla questione morale l’abbiamo già in casa ma facciamo finta di non ricordarcene.
E poi aggiungo anche una mia convinzione personale, che immagino sarà difficilmente accettata; Tutti noi democratici dovremmo iniziare a pensare di non avere radici. Vedo che si passa ancora molto tempo a discettare su quale sia il nostro Pantheon, se in Europa ci si debba collocare nel gruppo socialista o quello popolare e via discorrendo… Dobbiamo dimenticare tutto questo, autoconvincerci che siamo un partito nuovo. Con una memoria storica, ovviamente, ma senza radici. Le radici tengono attaccati al suolo e impediscono di volare, invece noi abbiamo un gran bisogno di spiccare il volo.

Forse tutti questi sono discorsi che avrebbero più senso in scadenza elettorale; mancano ancora 4 anni e dall’opposizione non si può fare molto. Ma sono convintissimo che per fare una radicale riforma dell’Italia, oltre che dei programmi, il PD abbia bisogno di credibilità. Credibilità che in questo momento è bassissima e non può risalire se non innescando un circolo virtuoso che parta dai comportamenti interni. Ed è proprio qui che entra in gioco il Circolo, io chiedo a tutti noi che siamo iscritti o frequentatori di essere i primi a dare questo esempio, iniziamo noi a darci il buon esempio a vicenda e poi cerchiamo di contaminare gli altri circoli e gli altri democratici; che siano iscritti, elettori o semplici simpatizzanti.

Ci sono tante cose che si possono migliorare qui. Dall’aggressività eccessiva, fra noi che dovremmo essere uniti, alla perenne ritrosia a sposare, o almeno accettare, le opinioni altrui; dall’incapacità di dedicarsi a piccoli obiettivi in maniera unitaria alla eccessiva importanza che diamo tutti alle nostre priorità personali rispetto a quelle comuni.
Iniziamo da una piccolissima cosa.
Iniziamo a pensare a noi come a una cosa unica, siamo una piccola comunità e evitiamo di frammentarci in tante individualità; ridimensioniamo tutti i nostri ego e iniziamo a dire solo noi, noi, noi, noi, noi, noi, noi, noi…
Buon 2009 a tutti noi!
p.s. Anche buon 2010, 2011 e 2012, ci servono 4 anni buoni per arrivare preparati al 2013 e cambiare l’Italia :)

Categorie: circolo obama
Messo il tag: , , ,

1 risposta finora ↓

  • Tore // 1 Gennaio 2009 a 12:13 pm

    Bravo Lucio sono d’accordo con la tua analisi mi piace molto questo “Noi” Raccoglie e permette tutte le relazioni possibili per rendere attivo un progetto

Lascia un Commento