La detrazione fiscale del 55% per gli interventi di efficienza energetici e l’utilizzo delle fonti rinnovabili in edilizia é stata ripristinata.
Grazie alle associazioni e alle istituzioni protagoniste di questa importante vittoria.
La detrazione fiscale del 55% per gli interventi di efficienza energetici e l’utilizzo delle fonti rinnovabili in edilizia é stata ripristinata.
Grazie alle associazioni e alle istituzioni protagoniste di questa importante vittoria.
Berlusconi attacca Soru:
Noi cementificatori? Basta vedere quello che ho fatto con MilanoDue, basta vedere quello che ho fatto a Villa Certosa.
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Trovo interessante la nascita di un nuovo partito nato da una scissione del Prc, che prima di subire la scissione del Pdci era nato da una scissione del Pci, che com’è noto è nato da una scissione del Psi, che poi ha subito anche la scissione del Psdi e più avanti quella del Psiup, che poi ha subito la scissione del Pdup, di cui molti esponenti sono poi passati per Dp e oggi sono divisi tra chi si scinde e chi non si scinde dal Prc, e quelli che si scindono potrebbero unirsi a quelli che si sono già scissi dal Pds quando è diventato Pd.
(Alessandro Giglioli sul suo blog, nel nostro circolo se ne discute qui)
E’ appena uscita l’edizione 2009 dell’indice della libertà economica (Index of Economic Freedom), pubblicato ormai da oltre un decennio dal Wall Street Journal e dalla Heritage Foundation.

Naturalmente l’Italia va male, molto male Leggi l’articolo completo
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Etichette Heritage Foundation, Index of Economic Freedom, spesa pubblica, Wall Street Journal
Due caratteristiche appartengono indiscutibilmente alle nuove generazioni: la capacità di leggere più fedelmente i fenomeni del proprio tempo e l’interesse materiale a che le decisioni prese oggi siano positive per il domani. Un paese che rinuncia ad allevare una nuova classe dirigente perde entrambe le opportunità e la gravità del danno che ne deriva, oggi sotto gli occhi di tutti, non può sfuggire soprattutto ai ragazzi che videro nascere la nostra repubblica.”
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[da qui]
Mi piacerebbe che quest’anno portasse al mondo un’invenzione rivoluzionaria, in grado di risolvere molti problemi dell’umanità.
Non dico portare la pace nel mondo, anche se forse potrebbe contribuire a rendere un po’ meno urgenti le guerre per il petrolio e quindi qualche cosa per la pace la farebbe… Sogno più semplicemente che venga inventato un mezzo di trasporto nuovo, che risolva per sempre il problema del traffico, dell’inquinamento e dei parcheggi.
Ovviamente in quanto utopico non deve consumare nè benzina, nè metano, nè gas. E magari andare anche oltre l’elettricità e l’idrogeno.
Visto che si parla di fantascienza si può spiccare il volo: vorrei che almeno in città fosse più veloce delle vecchie automobili di oggi, che si potesse parcheggiare ovunque, e che fosse al contempo abbastanza semplice da non richiedere nemmeno una patente per poterla usare. Che costi poco e che infine faccia pure bene alla salute, come ciliegina sulla torta.
Non so se sarà possibile mettere insieme tutte queste caratteristiche in un solo mezzo e in una sola invenzione, ma intanto auguro a tutti gli scienziati un buon lavoro e faccio la mia umile proposta per il nome da dare a questa invenzione: che ne dite di bicicletta? ;-)

Il modello Obama ha fatto scuola.
Il governo spagnolo spiega via internet le misure anti-crisi.

La crescita dell’energia nucleare a livello globale appare inevitabile, accrescendo i rischi di un aumento della proliferazione. Per fronteggiare questi rischi l’amministrazione Bush ha presentato la Global Nuclear Energy Partnership (GNEP) , un piano controverso con il quale la nuova amministrazione si dovra` confrontare (e decidere se finanziarlo o meno…). Negli ultimi mesi un intenso dibattito si e` sviluppato sulla versione online del Bulletin of the Atomic Scientists,(storico periodico degli scienziati per il disarmo) tra vari esperti che hanno dibattuto pubblicamente sul GNEP, ma anche sulle implicazioni che avranno sulla gestione del ciclo del combustibile nucleare la sua applicazione o meno. Gli spunti che ne emergono meritano una lettura anche da questo lato dell’Atlantico, dove il dibattito sul futuro delle politiche energetiche e` altrettanto attuale.
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Dopo le vacanze natalizie riprendiamo l’appuntamento con la settimana nel mondo, inevitabilmente concentrata sul fatto più importante a livello internazionale, vale a dire l’offensiva israeliana nella striscia di Gaza. Utile dare uno sguardo ai commenti della stampa estera, se consideriamo come la stampa italiana sulla questione si stia limitando ad una mera copiatura delle cronache dei tg, con l’aggiunta delle solite polemiche interne fra pro-israeliani e pro-palestinesi. Israele, il diritto di difesa, e l’embargo? Se lo chiede giustamente The Economist in Inghilterra, con un’opinione che se espressa in Italia provocherebbe accuse di nazismo latente, oppure di affiliazione e sostegno a quei terroristi di Hamas ma il dubbio è lecito: possono i razzi di Hamas (che in anni hanno provocato un numero di vittime, nonostante le migliaia di lanci, inferiore a 10), giustificare un attacco israeliano che fino ad ora conta centinaia di vittime, tra cui civili e bambini colpiti anche mentre si trovavano sotto la protezione Onu? Attacco contro una striscia di terra che contiene oltre un milione e mezzo di persone, costrette sempre da Israele ad un embargo che limita il rifornimento di cibo e medicinali? Hamas, la strategia sbagliata per sconfiggerlo Altro dubbio interessante, sollevato dal Washington Post (registrazione gratuita al sito per la visualizzazione): Israele con il suo attacco è riuscito a rianimare Hamas? Lo scrive un giornalista palestiense, Daoud Kuttab, che sottolinea come il movimento fosse in crisi e molto traballante, e come l’attacco di Israele gli abbia reso forza e soprattutto la fiducia dei palestinesi, esattamente il contrario di quanto ci si prefiggeva come obiettivo. Onu, la dimostrazione che è ora di cambiare Che l’Onu sia un’organizzazione utile e di cui seriamente ci sia bisogno nel mondo, non ci sono dubbi. Sul fatto che l’organizzazione dia aiuto effettivo a moltissime persone, anche. Meno certezza sull’organizzazione politica attuale, che nella situazione di Gaza si sta rivelando insufficiente. Ne abbiamo una dimostrazione da un comunicato dell’Unhcr (il settore Onu per i rifugiati), che il 5 gennaio, invece di esprimere un parere aspro e duro contro le violenze a Gaza, si limita ad un blando invito a non impedire ai civili di lasciare la striscia. Gaza, i luoghi comuni Durante un conflitto più che a una cronaca si assiste a una propaganda dei fatti, funzionale a di chi è coinvolto per dare l’idea di trovarsi nel giusto. Su Gaza sono molte le notizie che circolano, molte delle quali poco chiare, non vere o gonfiate. Rashid Khalidi ci aiuta a chiarire le idee dalle colonne del New York Times, ad esempio su un punto chiave, rivedendo la dichiarazione secondo al quale è stato Hamas a interrompere la tregua e a dare quindi giustificazione all’attacco israeliano.