[di Moise - Creativo Galattico]

Luca Sofri fa egregiamente il punto della situazione.
Che dire?
Basta solo tenere gli occhi aperti.
[Marco Lamperti via Civati]
Questo circolo ha un anno e mezzo di vita, ormai, e ancora aspetta le tessere da un partito che continua a ignorare la rete.
Il buon Franceschini, doppiamente colpevole di questo stato di cose (prima come vice, ora come segretario) ci chiede di sostenerlo, perché lui (che c’era anche prima, che aveva detto di non candidarsi ed è di nuovo qui) sarebbe il nuovo.
Lo sfidante, Bersani, non fa invece mistero di voler “sperimentare giovani già sperimentati” e non apprezzare di conseguenza il magma per lui incontrollabile della rete.
E la rete, di conseguenza, fra i due litiganti aspettava il terzo, sabato, al Lingotto, come ben evidenziato da Francesco Costa.
Un terzo che a sentire gli applausi di sabato e pensando a un nome che sia spendibile perché già conosciuto potrebbe essere Marino.
Ma se questo nome non viene fuori come si fa, , dopo mesi che si aspetta la tessera del circolo online, a chiedere alla gente di tesserarsi in un territoriale per poter scegliere fra due contendenti non entusiasmanti e che tanto alle primarie aperte arriveranno comunque?
(D.A.)

immagine di Carlo Traina
Siamo andati al Lingotto, alla Woodstock Democratica come la chiama Civati e come la volevamo tutti noi. Siamo stati all’evento che ha raccolto le esperienze di questi ultimi due anni di vita del Partito Democratico, iMille, il nostro circolo, la Carovana, gli Autoconvocati, i Piombini volti ormai familiari accanto a tante facce nuove e storie che meritano di essere raccontate. C’era una folta pattuglia di parlamentari del PD, c’erano i due candidati alla segreteria, Franceschini e Bersani, c’erano soprattutto tanti militanti, tanti da mettere a rischio la capienza massima della sala e da dover restare fuori e seguire gli interventi su un monitor.
I resoconti li avrete ormai letti sui blog e potete comunque rivederli qui. Purtroppo la stampa si è fermata di fronte alle parole dei candidati alla segreteria senza dipingere il complesso affresco di contenuti venuto fuori da questa occasione.
Quello che emerso chiaramente è che il congresso sarà finalmente una occasione di confronto. Altrettanto chiaramente è emerso che per una parte del partito ricca ed eterogenea, la nostra, questi candidati non sono adeguati.
Quello che invece è mancato è il nome. Troppo anticipato, anche se tutti alla vigilia si affrettavano a dire il contrario, il nome era atteso. Eppure nessuno, intervento dopo intervento ha avuto il coraggio di dire: eccomi ci sono. Eppure i contenuti c’erano, le idee anche e le persone pure. Non solo quelle di cui ormai parlano tutti i giornali, ma anche nomi che non «fanno titolo» come scrive l’Unità. Leggetevi l’intervento di Cristiana o quello di Francesco Costa per capire la qualità delle persone.
Quindi, se le persone ci sono, è mancato il coraggio di fare il salto, di farlo allora, di fronte a leader del partito, di fronte ai deputati, di fronte ai giornalisti di fronte alle telecamere di tutti i telegiornali.
Poi ci saranno altri momenti, ad esempio già che si parla di Woodstock, Jimi Hendrix finì per esibirsi di lunedì mattina, per la critica non fu neanche la migliore delle sue esibizioni eppure è rimasta nella storia. Quindi aspettiamo per giudicare.
Alle sei di sera con la sala orma mezza vuota a Ivan sono toccate le conclusioni: il nome ci sarà, forse, se non sarà troppo tardi.
Francesco C.
Il Partito Democratico
Ci siamo. Ci ritroviamo sabato 27 giugno, a Torino, dopo settimane di attese e discussioni, dopo oltre 700 email, 80 contributi ricevuti e ci saremo da oltre 40 province italiane. Due anni dopo una delle più grandi promesse tradite della politica italiana degli ultimi tempi: il discorso del Lingotto. Un discorso pieno di promesse che non sono state mantenute, di intenzioni non corroborate dai fatti, di impegni non esauditi, di speranze destinate a finire in un cassetto.
Lo abbiamo detto e scritto e più volte: non siamo una corrente, non ci interessa cercare la posizione più conveniente in vista del congresso. Noi siamo il Partito Democratico, e non vogliamo andare al congresso di questo partito per scegliere se consegnarlo a un leader della Margherita o a un leader dei Ds. Ci vediamo a Torino per lanciare un progetto: non il nostro progetto, ma quello del Partito Democratico, vero ospite d’onore della giornata. Un grande e moderno progetto di cambiamento e ricostruzione del centrosinistra italiano, della politica italiana e dell’Italia.
Negli ultimi tempi ci siamo visti, ci siamo letti, ci siamo scritti più volte. Sappiamo cos’abbiamo in comune: vogliamo un partito che sia veramente democratico, che sia laico e autonomo dalle chiese e dai gruppi di pressione, che sia moderno e all’altezza delle sfide che ci sono davanti, che sia di sinistra. Ci vediamo sabato a Torino per mettere insieme le nostre idee, per confrontarci e costruire insieme il nostro progetto. I lavori saranno aperti da un saluto del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Durante la mattinata, poi, ci concentreremo sul congresso che ci aspetta, sulla forma partito e il ruolo degli iscritti e dei circoli, sulle possibili modifiche da apportare allo statuto. Nel pomeriggio, invece, discuteremo di idee e proposte concrete per economia, diritti civili, comunicazione e ambiente.
Insomma: quale partito, quale congresso, quale paese intendiamo costruire. Il treno del cambiamento passa da Torino, il 27 giugno.
Che gestische queste pagine cercherà di tenervi aggiornato su quello che accade assieme alla diretta video.
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Saggio: I riflessi della crisi economica sul turismo
Il B&B-B&B (Berlusoni & Brambilla Bed & Breakfast) lo svolge per voi.

Cicerone, Rhetorica, De Officiis:
Cavendum est etiam ne maior poena quam culpa sit et ne isdem de causis alii plectantur alii ne appellentur quidem.
Bisogna anche badare che la pena non sia maggiore della colpa e non avvenga che per le medesime ragioni alcuni siano duramente colpiti altri neppure richiamati al dovere.

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Si vota emendamento Sofri per fare chiarezza sul diritto di elettorato attivo e passivo per gli iscritti ai circoli online. No, Migliavacca lo approva senza voto. Bene.
(dalla diretta di Luca Sofri su FriendFeed)