Archivio Mensile: luglio 2009

Il test della cadrega

Lega: «Test di dialetto per i prof» (Corriere della Sera)

E’ tutto oro quello che luccica

Clima balneare anche per la rassegna stampa. E quindi si parte col Riformista e il pezzo su una iscritta doc del Pd: la campionessa mondiale dei 1500 Alessia Filippi. L’atleta romana scomoda il direttore Antonio Polito per un’analisi sulla presenza del partito nella società civile.

Altra notizia fuori dal più stretto dibattito congressuale riguarda la lettera pubblicata dall’Unità a firma di 5 deputati teodem che non hanno apprezzato la vignetta pubblicata sul quotidiano il giorno precedente. Lo “sbattezzo” crea disagio.

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Americà, facce Tarzan

Rassegna stampa di oggi completamente dedicata al “caso Marino”. Il Foglio (oggi con Libero) continuano l’attacco frontale al candidato, ma arriva la replica su Repubblica.

AleCap

Di nuovo tre

La commissione, ha detto Migliavacca, “all’unanimità ha convalidato le candidature di Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, mentre non ha potuto accogliere quella di Amerigo Rutigliano. Dal riscontro degli iscritti – ha spiegato quindi Migliavacca – a Bari, Milano, Napoli, Lecce, Rimini e in Sardegna è emerso che 520 sottoscrizioni sono di cittadini noniscritti al Pd, e quindi il numero delle sottoscrizioni raccolte da Rutigliano (1.542 in tutto, ndr) non è conforme a quello previsto da statuto e regolamento. La sua candidatura è risultata quindi inammissibile”.

Il resto qui

A-team

Dove A sta per Adinolfi e i convocati, con ogni probabilità, non sono stati interpellati:

Adinolfi in porta, linea difensiva a tre con Cundari, Serracchiani, Mogherini, regista arretrato Orfini, esterni a destra Sarubbi e a sinistra Civati, trequartista Zoro, attaccanti di supporto Alicata e  Madia, centravanti di sfondamento Renzi

Nuvole di sogni

Pubblichiamo le tag cloud delle mozioni dei quattro candidati alla segreteria del partito. Si notano fortunatamente tante somiglianze oltre a qualche giusta e prevedibile differenza.

Bersani

Bersani

Franceschini

Franceschini

Marino

Marino

Rutigliano

Rutigliano

Breve e conciso (e livoroso)

Poche pagine, poche parole. Tanto livore.

L’elefantino Giuliano Ferrara continua l’attacco frontale a Ignazio Marino. Racconta la noia e la vanità che ruotano intorno al candidato, ripercorrendo un loro incontro ai tempi della rincorsa ferrariana al Senato come ayatollah antiabortista. E anche Paolo Franchi, dal Corriere, non risparmia critiche. Riparte da Ostellino e pensa che “la sorte del Pd non riguardi tutti”. E poi uno pensa, visto che non lo riguarda, lui scriverà d’altro. No. Parla anche delle pecche del dibattito. Come se dovesse giustificare il suo disinteresse. A noi sarebbe bastata anche una scusa normale per l’assenza dalla firma, tipo “motivi familiari”.

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Certezza della pena, forse.

Avete presente il can can dei giorni scorsi sul divieto di vendita di alcolici ai minori di 16 anni?

Beh, la legge c’era già.

Forse a Milano hanno problemi perchè non la facevano rispettare…

Testimoni dimenticati

« Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta »

Rita Atria, figlia e sorella di mafiosi (ma pur non avendo nulla di cui pentirsi in prima persona) si era fidata di Paolo Borsellino come di un secondo padre, aiutandolo nelle indagini grazie alle sue preziose testimonianze.

Rita si ritrovava sola, rinnegata da tutti. La madre distruggerà, poi, anche la sua lapide al cimitero. Il suo unico punto di riferimento era stato da poco fatto saltare in aria, lasciandola senza certezze né fiducia. Il peso da sopportare diveniva troppo per le sue spalle di adolescente.

La mafia può così aggiungere una vittima al suo conto, senza bisogno di pistole o di tritolo. Rita si uccide nel suo appartamento a Roma il 26 luglio 1992.

17 anni fa, a 17 anni.

[DA]

Ready. Steady. Go.

Pronti. Partenza. Via.

Rutigliano, chi era costui? Sessant’anni, pensionato, romano si inserisce con un bottino di 45 voti oltre quota 1500 per provare a sfidare gli altri tre contendenti. Tre. Alla fine sono rimasti in tre. Nicolini, non parte. Decide di rilasciare un’intervista all’Altro, ma il suo nome non sarà tra i candidati. Un’intervista, almeno, resta. Adinolfi, invece, si schiera con Franceschini. E stop.

Ignazio Marino si gode il successo di Milano per la “prima” della sua campagna. Niente Scala, ma la Camera del Lavoro. E viva la vida. Il chirurgo si racconta a Panorama, mentre Sandro Gozi, mariniano, gli fa eco sulla Stampa, focalizzando la sua attenzione sul futuro del Lingotto nelle sue due versioni 1.0 (Veltroni) e 2.0 (Civati).

Quel che resta del Lingotto e di Piombino.

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