Nella frenesia del “cattivismo” oggi divenuto il mantra della correttezza politica e degli schiamazzi per la “certezza della pena”, lo stato americano che per primo volle applicare la massima severità negli anni ‘70, togliendo ai giudici il potere discrezionale e alle carceri le possibilità di libertà condizionale o di riduzione delle pene per buona condotta – la California – scopre con orrore che non soltanto non ha risolto nulla, ma ha aggravato il problema della sicurezza pubblica. Per almeno quattro ragioni: 1) Ha tolto alle autorità penitenziali lo strumento del bastone e della carota, essendo comunque tutti, i disciplinati come i violenti, in galera per il periodo stabilito; 2) Ha sgangherato i sempre cigolanti conti pubblici, imponendo la costruzione di sempre nuovi istituti di pena, per accogliere detenuti condannati per tre volte, addirittura all’ergastolo anche per reati quali furti di mazze da gof, pizze e videocassette, ma tre reati sono tre reati (certezza della pena); 3) Ha aumentato la recidiva incallendo detenuti per reati minori, quasi sempre legati a droghe leggere, che, costretti a lunghe detenzioni accanto a criminali duri e senza possibilità di condoni (orrore!) si sono laureati in criminalità. Oggi la recidiva in California sta al 60%, la proporzione più alta in tutti gli Stati Uniti. 4) Ha reso ancora più difficile la vita alle guardie carcerarie, costrette a lavorare in galere sovraffollate (148% dell’abitabilità) , perchè lo stato non riesce mai a stare al passo con la catena di montaggio dei nuovi condannati. Chi volesse approfondire, prima di vomitare le solite bordate da blog, potrebbe sciropparsi questo studio condotto dalla Law School della Università di Stanford, ma sono certo che sarà più facile sparare opinioni piuttosto che documentarsi e riflettere.
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