Archivio Mensile: settembre 2009

Immigrazione e cittadinanza

Civati sostiene la proposta (bipartisan) Sarubbi-Granata.

Test

di Massimo Gramellini

Piccolo test psico-attitudinale per conoscere il vostro profilo politico. Che effetto vi fa questa foto scattata al G20 di Pittsburgh e tesa a immortalare l’incontro fra il premier di una nazione del Sud Europa e la moglie del presidente degli Stati Uniti?

a)Vergogna. Possibile che, su venti capi di governo che si attengono al cerimoniale senza tante smancerie, l’unico a doversi distinguere sia sempre lui?

b) Allegria. Per fortuna che, su venti capi di governo che si attengono al cerimoniale senza un briciolo di estro, ce n’è almeno uno che non sembra un invertebrato.

c) Imbarazzo. Perché dobbiamo ancora esportare la macchietta del cumenda milanese del secolo scorso, quello che appena vede una donna comincia a storcere la bocca e le mani?

d) Davvero pittoresco, questo nonnino col cerone sulla faccia. E poi è così galante.

e)Che fa, ci prova pure con lei?

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La crisi della sinistra conservatrice

A Berlino diversamente che altrove il centrodestra è moderno, democratico ed europeista senza riserve, non vince facendosi forte con conflitti d’interesse né intimidendo i media.

Andrea Tarquini su Repubblica

Latrin lover

“Siete il regalo più bello che Dio ha dato a noi uomini. Quindi come potevate pensare che il presidente italiano, la patria dei grandi amatori, la patria dei Casanova, la patria dei play boy, diciamolo chiaro, potesse dire qualcosa di negativo nei confronti di donne che fanno i ministro?”

Silvio Berlusconi

Un po’ di Grillo al congresso PD?

(via irpinianelmondo)

8.09.2009-A Paternopoli (Avellino) vince la mozione Marino. Il coraggioso segretario cittadino, Andrea Forgione, balzato alle cronache nazionali per aver tesserato Beppe Grillo al PD, è stato eletto delegato provinciale per la mozione Marino dagli iscritti del Circolo PD “Martin Luther King” con il 57% dei voti validi.

Forgione, perché si è candidato per la mozione Marino?

Ho scelto di rappresentare questa mozione anche perché Ignazio Marino è stato l’unico dei tre candidati alla segreteria nazionale del PD che non ha posto veti sul nome di Beppe Grillo quando lo abbiamo tesserato al Circolo PD “Martin Luther King” di Paternopoli.

Certo, il risultato ottenuto dalla mozione Marino è soddisfacente, ma a Lei come segretario cittadino del PD non sta un po’ stretto il 57% dei voti?

Assolutamente no, anche perché ho sempre lavorato per costruire un partito plurale di persone libere ed autonome. Tuttavia, se analizziamo i voti complessivi che sono stati espressi a Paternopoli, scopriamo che Franco Vittoria, candidato alla segreteria regionale per la mozione Marino, ha ottenuto ancora di più, ovvero, l’ 82% dei consensi. E questo grande risultato è motivo di orgoglio e nello stesso tempo uno stimolo ad andare avanti nella direzione intrapresa per chi, come me, ha sostenuto la mozione Marino.

Ma adesso che è stato eletto delegato per la mozione Marino cosa andrà a dire al Congresso provinciale di Avellino?

Mi batterò con forza, quale delegato della mozione Marino, per costruire almeno in provincia un partito aperto, plurale, partecipativo, riformista, scalabile, sinceramente democratico. I parrucconi, i venditori di mutande, i professionisti della politica, per ordine dei loro Mullah napoletani, che prendono ordini dagli Ayatollah romani, stanno per fare del glorioso PD di Veltroni una brutta copia dei DS sotto le insegne del Partito democratico. Noi, i veri democratici, a questo disegno politico diciamo no, e chiamiamo a raccolta tutte le donne e gli uomini, liberi, forti e coraggiosi, ad unire le forze e partecipare in massa alle primarie del 25 ottobre per impedire il progetto di restaurazione degli Ayatollah romani, con alla testa la “Guida Suprema”, Massimo D’Alema.

Come festeggerà la sua  elezione?

Al solito modo. Mercoledì, infatti, tutti gli iscritti e i simpatizzanti del PD di Paternopoli sono stati invitati presso il Circolo “Martin Luther King” per un rinfresco, e naturalmente al centro della tavola non potrà mancare, come sempre, un bel cocomero rosso.

Assemblee dei circoli: risultati

Su ScelgoMarino.it hanno pubblicato i risultati parziali delle assemblee di circolo, basandosi solo sui dati comunicati dai volontari (quando si dice “la potenza della rete”…): Bersani è oltre il 50%, Marino in doppia cifra.

[UPDATE: Adesso anche i risultati regione per regione, città per città, circolo per circolo]

Perché ho votato Marino e Martina

di Pietro Ichino

I MOTIVI PER CUI NON HO ADERITO ALLA MOZIONE FRANCESCHINI, CHE PURE, SECONDO LE PREMESSE AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE LA MIA SCELTA NATURALE. E I MOTIVI DEL MIO VOTO PER LA TERZA MOZIONE Leggi l’articolo completo

Cambiare tempo alle favole

Vorrei che partisse da Bagheria una lotta di liberazione della memoria. Basta con c’era una volta. Sa Dio quanto la Sicilia ha bisogno di cambiare tempo alle favole: ci sarà una volta

Nina Campo (via Repubblica)

G8+12

Il g8 a L’Aquila è andato così bene che non ne verranno fatti più.

Per assecondare l’organizzatore dell’ultima cena hanno deciso di aggiungere al tavolo 12 paesi.

Le tre mozioni alla prova della laicità

di Corrado Del Bò, Ricercatore di Filosofia del diritto, Università di Milano

Al di là delle valutazioni che ognuno ritiene di dover dare sull’argomento, è un fatto che in Italia il dibattito pubblico odierno è caratterizzato da uno spiccato revanchismo religioso e (conseguentemente) da un marcato interesse per la cosiddetta laicità e per le questioni che a essa, a ragione o a torto, vengono collegate.

Per ragioni storiche e politiche, è il Partito democratico a trovarsi oggi sul crinale più  difficile del dissidio tra cattolici e laici (per usare un’abusata, ma finta, dicotomia): le questioni della laicità sembrano operare carsicamente per dividere tale partito e, a seconda dei luoghi e delle situazioni, configurarlo come prono ai desiderata vaticani o vittima delle frange “laiciste”.

Da questo punto di vista, dunque, anche la corsa alla poltrona da segretario non può rimanere estranea a questo tema e non è pertanto un caso che tutte le mozioni, seppure con accenti e modalità diverse, parlino di laicità, cercando tutte quante di offrire un punto di sintesi che possa trovare un consenso più o meno ampio.

Prima di passare a esaminare le singole mozioni, va tuttavia fatta una premessa. Lo Stato italiano è laico, poiché questo afferma la Costituzione all’articolo 7. E benché la Carta non faccia uso del termine “laicità”, la Corte costituzionale, con la nota sentenza 203 del 1989, ha catalogato la laicità tra i “principi supremi dell’ordinamento”. Il Concordato del 1984, sia qui detto come chiosa aggiuntiva, abolisce anche il privilegio storico della Chiesa cattolica, che smette di essere religione di Stato, ruolo che invece fino a venticinque anni fa le riconoscevano i Patti Lateranensi.

Laicità, più che identificare un problema di carattere istituzionale in senso stretto, sembra allora individuare un problema di sociologia politica: se, quanto e come dare spazio nella sfera pubblica alla religione, e segnatamente – perlomeno nel contingente – alla religione che più ha contribuito a definire storicamente, socialmente e culturalmente l’Italia, vale a dire la religione cattolica.

La mozione Bersani afferma: “Il principio di laicità è la nostra bussola, la via maestra di una convivenza plurale. La laicità si nutre di rispetto reciproco e di neutralità – che non significa indifferenza – della Repubblica di fronte alle diverse culture, convinzioni ideali, filosofiche, morali e religiose. È anche impegno per la loro salvaguardia, promozione del dialogo interculturale e interreligioso, mutuo apprendimento: purché, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell’Uomo”.

Benché sufficientemente vaga da potersi prestare a molte interpretazioni, questa affermazione contiene due difficoltà. La prima è che la laicità non “si nutre” di neutralità, ma è essa stessa neutralità: lo Stato e le sue agenzie sono neutrali rispetto alle diverse posizioni religiose (ateismo e agnosticismo compresi), nel senso che non si schierano per – né favoriscono – alcuna di esse. Proprio come fa la Svizzera quando ci sono Stati in guerra tra di loro, se è consentita la banalizzazione.

La seconda difficoltà  riguarda invece l’interpretazione della neutralità, “che non è indifferenza”. Non è molto chiaro che cosa la mozione Bersani intenda per “indifferenza” e dunque quel che le viene contrapposto, la neutralità appunto, tanto più se si considera che, stando alla mozione, la Repubblica non dovrebbe essere indifferente “alle diverse culture, convizioni ideali, filosofiche, morali e religiose”. Significa che vanno considerate tutte degne di eguale rispetto (come l’idea di neutralità sembra suggerire) o che ce ne sono alcune migliori di altre (come invece pare prefigurare la non indifferenza)? E se alcune sono degne di maggiore rispetto, secondo quali criteri ciò deve accadere? L’impressione qui è che una formulazione infelice abbia messo assieme cose diverse: se infatti si può argomentare con qualche plausibilità che non si può rimanere indifferenti, per esempio, rispetto alle diverse convinzioni filosofiche o alle diverse convinzioni ideali o addirittura alle diverse convinzioni morali, è dubbio che la non indifferenza possa essere applicata alle diverse convinzioni religiose, come se al potere politico fosse concesso di discernere tra le varie opzioni religiose senza correre il rischio di cadere in una qualche forma di velato confessionalismo.

La mozione Marino invece asserisce: “La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Significa lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro può avere ragione. Infine laicità significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si è presa una decisione nell’interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onestà”.

In questo modo la mozione Marino assume una prospettiva che ultimamente va per la maggiore anche nel dibattito accademico e specialistico, e che è stata efficamente esposta in un volume collettaneo curato qualche anno fa da Giovanni Boniolo, Laicità. In verità, a me pare che questa via abbia i pregi dell’ecumenismo, ma il difetto, evidentemente non piccolo, della fuorvianza, poiché espunge di fatto dal dibattito il nocciolo del disaccordo: lo spazio e il ruolo da attribuire alla religione nelle scelte legislative. Il “metodo” di cui parla la mozione Marino ricorda molto l’onestà intellettuale e la disponibilità al dialogo; elementi che spesso vanno di pari passo con la laicità, ma che non ne costituiscono il tratto qualificante, che consiste piuttosto nell’indifferenza istituzionale e legislativa rispetto alle credenze religiose.

La mozione Franceschini opera infine “per rimando”: non dice infatti che cosa sia la neutralità, ma fa riferimento alla Costituzione, alla sentenza della Corte costituzionale del 1989 cui si faceva riferimento sopra e alla cosiddetta “Lettera dei 60” dell’8 febbraio 2007. Ciò significa che, secondo la mozione Franceschini, “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (Costituzione); che la laicità è “principio supremo dell’ordinamento” (Corte Costituzionale); che occorre evitare che “si metta in dubbio la laicità delle istituzioni, e la nostra responsabilità di legislatori cui tocca il compito di legiferare per tutti” (Lettera dei sessanta).

Questo rimando pare andare al cuore del concetto di laicità meglio delle altre due mozioni. A differenza dell’arzigogolata formulazione della mozione Bersani e dell’ecumenica enunciazione della mozione Marino, la mozione Franceschini pare infatti sollevare in maniera più radicale la questione di quale spazio attribuire alla religione nelle scelte pubbliche, suggerendo anche la risposta corretta, se laici si deve essere: lo Stato e le sue agenzie devono agire etsi Deus non daretur, come se Dio non esistesse.

Se dunque le votazioni per la poltrona da segretario del Pd dovessero seguire le simpatie scientifiche sul tema specifico della laicità, la mozione Franceschini sarebbe probabilmente la scelta più appropriata. I dubbi, casomai, sono politici: come è possibile che alcuni sostenitori di Franceschini, e dunque di questa impostazione, possano difendere il credito formativo dell’ora di religione e perciò criticare la sentenza del Tar del Lazio del 17 luglio 2009 che, proprio sulla base del dettato costituzionale e della sentenza della Corte del 1989, aveva giudicato tale credito illegittimo?