Pierluigi Bersani è una persona seria. Ha ottenuto 255.189 voti tra gli iscritti al Pd, i suoi principali sponsor sono Massimo D’Alema e i signori delle tessere meridionali, tra cui i governatori Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Bersani propone un modello di partito che ha la testa rivolta al passato (esemplificativa la sua metafora del “partito-bocciofila” o peggio ancora del “partito-Avis”), è un tipo concreto e efficace nell’azione di governo, che ha sperimentato in passato come presidente postcomunista dell’Emilia Romagna e poi più volte come ministro. Ha 58 anni, è il candidato più vecchio dei tre, non ama particolarmente il meccanismo della primarie e ha promesso come prima azione da segretario una battaglia per la riforma elettorale. Immagina di spostare a sinistra l’asse del Pd, ritrasformandolo di fatto nel Pds, lasciando spazio al centro per un altro soggetto politico con cui allearsi. Sarebbe un perfetto segretario della Spd tedesca e alle elezioni decisive del 22 marzo 2010 otterrebbe lo stesso risultato.
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“i suoi principali sponsor sono Massimo D’Alema e i signori delle tessere meridionali, tra cui i governatori Antonio Bassolino e Agazio Loiero”
E perché vince anche al Nord?
La dichiarazione è di Adinolfi, ma stiamo per pubblicare delle tavole con la distribuzione locale del voto, in modo da far ragionamenti su considerazioni oggettive.
Al di là della statistica, che si basa per sua natura su popolazioni e quindi fa di mestiere qualcosa di diverso dal interpretare cosa passa nella mente dei singoli, ho la sensazione che Bersani, Franceschini e Marino siano stati votati da molte persone che non obbediscono a nessun signore delle tessere, che non basano il loro voto su quello di D’Alema, Veltroni o Bettini, ma che valutano con la loro consapevolezza e la loro maturità politica. Io mi ritengo appartenere a questo gruppo, spero non minoritario, e avendo votato Bersani considero le parole di Adinolfi offensive per me e per coloro che abbiano legittimamente fatto scelte diverse, ma seguendo la mia stessa logica. Bisognerebbe cominciare a ricordarsi che facciamo parte dello stesso partito, ogni tanto, invece di continuare stoltamente a fare battute velenose verso chi abbiamo scelto come compagno di strada.
Stefano, io credo che qui a Milano c’è stato uno stupendo dibattito congressuale. Ha vinto Bersani ma c’è stato un reale scambio di idee, e le altre mozioni non sono sottorappresentate. Purtroppo non posso dire lo stesso dai racconti che mi arrivano da amici nel sud (dove la situazione è scandalosa, e dovremmo esser tutti come partito a vergognarcene, indipendentemente dalle mozioni) e da alcuni paesi delle zone rosse.