Archivio Mensile: novembre 2009

Un Molina per la laguna

A Venezia si avvicina il week end elettorale del 28 marzo, quando si rinnoveranno la Consiglio Regionale e Comunale.

Sul Blog de iMille si parla di Cacciari, Orsoni, soldati Galan, quadranti, tessera e varia umanità. Un quadro inquietante anche per l’ultimo baluastro del PD nel profondo nord-est.

Si parla anche di una curiosa raccolta firme per lo sconosciuto Jacopo Molina.  Nel PD non ci sorprende più niente, nemmeno un “effetto Renzi” in laguna.

X-PD: il partito dei mutanti

Pippo Civati fa notare che la posizione del Pd sul No-B day è – diciamo – un filo in evoluzione.

Ancora qualche giorno e magari capiranno che, come ha scritto ieri Adriano Sofri, un partito d’opposizione dovrebbe essere «entusiasta, compiaciuto e grato» di un’iniziativa d’opposizione che è nata spontaneamente in Rete e che sta avendo, finora, un inaspettato successo.

(da Piovonorane)

Regione Puglia

D’Alema: «La situazione è resa difficile non dalle nostre trame ma dalla decisione di Vendola di candidarsi nella convinzione che di fronte al fatto compiuto i partiti si sarebbero accodati»

Fratoianni: «Mi pare che il Pd di D’Alema si faccia eterodirigere dall’Udc e da altre forze che pongono veti sui nomi»

Zoro: «Che poi Emiliano sarebbe alternativo a Vendola, che però sarebbe alternativo ad accordi con Udc e Idv, e allora, domando, parlando di Puglia, perché non candidare direttamente D’Alema? Una bella campagna elettorale frontale, personale ma di partito e coalizione, nella sua terra, sarebbe una bella sfida per tutti. Non sarà Mr.Pesc, ma Mr. Puglia di questi tempi potrebbe contare quasi di più»

Il No B-Day e la forma panino del PD.

di Cristiana Alicata

La prima volta che ho ricevuto l’invito alla manifestazione del 5 dicembre detta No-BDay ho rifiutato l’invito su FB anche con una certa faccia disgustata per due motivi fondamentali. Il pensiero che ci fossero i soliti noti (i vari Grillo, Di Pietro, partitini atomizzati della sinistra, ecc) in cerca di visibilità, ma anche il pensiero che sono 15 anni che scendo in piazza contro Berlusconi (ho riesumato delle bellissime foto – non mi avevano ancora rubato la reflex – fatte nei primi anni 2000 in cui scendemmo in piazza con gigantografie di cartapesta del premier) e ad oggi la situazione è solo peggiorata,

Da quel giorno però ho iniziato ad osservare da fuori e silenziosamente cosa accadeva, perché qualcosa del No-BDay mi sfuggiva.

Infine, mi ha convinto ad aderire all’ennesimo invito una fotografia sul blog degli organizzatori, la fotografia di un gruppo di ragazzi giovanissimi che in modo evidente erano dei dilettanti della politica (nel senso che non li aveva mandati nessuno, erano lì per moto personale). Ieri sera poi io e Carlo abbiamo incontrato due di loro davanti ad una birra e ho avuto la conferma che sta accadendo qualcosa di nuovo. Come i gay e le lesbiche che si autorganizzano, come i lavoratori che si ribellano anche senza passare per i sindacati, i ragazzi che hanno lanciato il No-BDay non sono cavalli di Troia di qualche politico o di qualche comico il più delle volte in cerca di visibilità. Quei ragazzi sono cittadini italiani incazzati che non ne possono più e che anzi ora stanno cercando di arginare tutti coloro che vogliono salire sul carro di una manifestazione che si preannuncia imponente.

Come è ovvio, grande delusione per l’atteggiamento del PD che non aderisce ufficialmente, ma che praticamente sarà in piazza in massa (vedi adesioni eccellenti soprattutto dei giovani nuovi dirigenti Scalfarotto, Serracchiani, Civati per citarne alcuni). La lettura del nostro comportamento è chiaramente quella di un partito ambiguo.

Io su questo questa volta non concordo e provo a spiegarlo.

In questi anni il PD o comunque le anime che lo compongono, si è trovato chiuso a panino tra due componenti. Una che chiedeva più opposizione e nessun dialogo con un premier che ha violato qualsiasi etica politica plasmando le leggi a sua somiglianza, scivolando via da ogni possibile processo a suo carico, non ultimo perpetrando comportamenti tipici da dittatura senile con l’uso scambistico del corpo della donna (non è un giudizio morale, attenzione, è politico). Dall’altra parte ogni volta che siamo scesi in piazza contro Berlusconi, ogni volta che abbiamo alzato il tiro come opposizione abbiamo convocato folle oceaniche, ma non abbiamo smosso un solo elettore di Berlusconi. Questa è la vera tragedia di questi 15 anni. Che ci siamo parlati, manifestati, confortati solo tra di noi.

Il PD questo lo ha capito (anche se non lo ha ancora spiegato bene neanche a se stesso) e ha capito che per battere Berlusconi bisogna esprimere un’alternativa. Che non significa abdicare ad un’opposizione cattiva ed agonistica come la vorrebbe Daniel. Significa che tutte le forze in campo vanno concentrate non nella distruzione, ma nella costruzione.

Ai ragazzi del No-BDay cercheremo, a Roma, di dare tutto l’aiuto possibile per la riuscita logistica dell’evento. Non chiederemo di salire su palchi o di avere ritorni di immagine come i vari satelliti politici minori stanno già facendo (ma i ragazzi stanno tenendo botta in modo straordinario, davvero è una manifestazione che è partita dal basso e per nessun motivo vuole farsi strumentalizzare da nessuno). Quello che ho chiesto, come chiedo a tutti da ormai due anni, è che dopo avere arrotolato i gazebo e le bandiere del 5 dicembre, ci si rimbocchi le maniche insieme nella costruzione dell’alternativa. Usare l’entusiasmo che partiti, sindacati, associazioni non sanno più dare per mettere insieme delle umanità. Delle competenze. La voglia, ancora ed inossidabile, di cambiare questo Paese affinché anomalie come quella di Berlusconi non si realizzino più. A me non importa che esista gente come Berlusconi. A me importa parlare agli italiani che sono molti, che l’hanno votato, che lo votano ancora e che non possiamo ignorare mai più. E questo si fa non parlandogli male di Berlusconi. Ma dicendogli in modo chiaro, netto, inequivocabile e soprattutto credibile, noi cosa diavolo vogliamo fare per l’Italia. Il resto sono chiacchiere per chi vuole sentirsi felice a vivere contro ed in perenne contestazione (facile sollevare le masse facendo leva sulla rabbia, meno facile coinvolgere le persone sulla costruzione di un progetto).

Non solo Italia

Scandalo negli Stati Uniti. Arnold Schwarzenegger deve al fisco 80mila dollari.

Ma non preoccupatevi. Il nostro 63esimo posto nella classifica globale sulla corruzione è ben saldo.

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La Svizzera si sveglia un po’ più razzista. Passa a sorpresa col 57% dei voti il referendum promosso dalla destra nazional-conservatrice che vieta la costruzione di minareti. Bocciato invece col 68,2% l’altro referendum, che avrebbe vietato l’esportazione di armi.

Ma noi non vogliamo esser da meno, e la Lega esulta chiedendo di mettere la croce sul tricolore.

Che fai, domandi?

da Wittgenstein

L’idea che nel centrodestra hanno del ruolo dei giornalisti è ben sintetizzata nella reazione dell’onorevole Cota a una domanda di Giovanni Floris (”Lei pensa che i processi non si compiranno entro sei anni?”):

“Lei è il conduttore, non faccia la polemica!”

Promesse elettorali*

Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo

(Silvio Berlusconi, *hat tip Giornalettismo)

 

Unitario

L’ultimo video di Tolleranza Zoro a Parla con me, con un Diego Bianchi evidentemente ispirato dopo la discussione di insiemistica con la figlia.

Se saltelli, muore la civiltà

In un Paese in cui al governo c’è un partito che ogni giorno trova modo di denigrare gli immigrati, tanto da costringere anche il Papa all’intervento (nonostante questo si scontri con altri interessi vaticani), non c’è da meravigliarsi se poi dei “poveracci” negli stadi prendano esempio.

Tribunale democratico

Il Tribunale democratico della zona 3 di Milano, convocato da 02Pd, si è riunito ufficialmente in piazza Lima e, dopo che si è tenuto regolare processo al disegno di legge salva-premier, ha emesso la seguente sentenza:

Piazza Lima, 26 novembre, ore 18.30.

Il Giudice pronuncia la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità del disegno di legge n. S 1880, per violazione degli artt. 3, 24, 101 e 111 Costituzione, visti gli interventi del difensore dell’imputato, dei difensori delle parti civili e infine del pubblico ministero.

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IN FATTO

Il disegno di legge sulla durata indeterminata dei processi, presentato al Senato della Repubblica il 12 novembre 2009, introduce disposizioni che mirano, secondo le intenzioni del legislatore, a ridurre i tempi dei processi e quindi a garantire ai cittadini tempi rapidi di giustizia, con ciò dando piena attuazione all’art. 111 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. In particolare, la durata di ciascun grado di giudizio verrebbe ridotta a due anni, decorsi i quali si avrebbe l’estinzione del processo. La garanzia della ragionevole durata del processo, inoltre, si attuerebbe, stando alla lettera della norma, con l’esclusione di certi reati e solo per le persone che sono incensurate. Il Pubblico Ministero chiede la condanna di tale disegno di legge, sostenendo la lesione del principio di uguaglianza fra cittadini, del diritto ad agire in giudizio e vedersi garantita una risposta da parte dello Stato e dello stesso principio di ragionevole durata del processo.

IN DIRITTO

Innanzitutto occorre rilevare come dall’applicazione di queste norme che limitano la durata di ciascun grado di giudizio a due anni, vengano esclusi una serie di reati e una certa categoria di soggetti. Quanto ai primi si sostiene che essi non debbano godere della riduzione dei tempi perché si tratta di reati gravi o di allarme sociale. In questo modo si attua una discriminazione non solo fra chi ha commesso questi reati e chi no, ma anche tra le vittime dei primi e le vittime dei secondi, perché a queste ultime non verrà assicurata una risposta da parte dello Stato, a causa del limite di tempo oltre il quale il processo si estingue. Sotto questo profilo, pur non volendo sindacare la sfera di discrezionalità del legislatore, non si può non rilevare come manchi una solida ragione giustificatrice intorno alla scelta di escludere dall’applicazione del disegno di legge alcuni reati e dunque togliere alla vittime di questi la possibilità di ottenere giustizia. Quanto poi alla discriminazione che si attua con riferimento all’autore del reato, occorre sottolineare come sia fortemente lesivo del principio di uguaglianza la previsione di un trattamento diverso fra autori di reati sulla base della loro condizione personale. Infatti chi ha riportato una precedente condanna o è delinquente o contravventore abituale o professionale non potrà usufruire del più vantaggioso regime di estinzione del processo. Sotto questo profilo non si rintraccia, e neppure la difesa pare soffermarsi su questo punto, alcuna ragione giustificatrice che possa rendere ragionevole una simile scelta. Inoltre occorre rilevare come effettivamente il mezzo predisposto, e cioè un meccanismo che estingue i processi, non corrisponda all’intenzione dichiarata del legislatore di velocizzare i tempi della giustizia. In questo modo infatti i processi non si faranno più. A questo riguardo non si possono sottacere gli effetti di una simile riforma sul piano delle strategie difensive. Infatti la difesa degli imputati sarà portata ad allungare ancora di più i tempi del processo al fine di arrivare alla consumazione del termine dei due anni, dopo i quali il processo, appunto, si estingue. In definitiva, dunque, il disegno di legge reca in sé uno strumento che si vorrebbe teso alla realizzazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, ma che si rivela sproporzionato e dunque irragionevole rispetto all’obbiettivo di garantire l’attuazione del principio di ragionevole durata del processo, poiché si porta all’estinzione un numero rilevante di processi.

P. Q. M.

IL GIUDICE

condanna il disegno di legge n. S. 1880 per i capi di imputazione a lui ascritti, e cioè la violazione degli articoli 3, 24, 101 e 111 della Costituzione. Per i motivi sopra esposti impone il ritiro dello stesso e dunque l’interruzione immediata del procedimento legislativo in corso. Così deciso in Milano, nella sede del Tribunale ordinario di Zona 3.

(via Civati)