di Cristiana Alicata
La prima volta che ho ricevuto l’invito alla manifestazione del 5 dicembre detta No-BDay ho rifiutato l’invito su FB anche con una certa faccia disgustata per due motivi fondamentali. Il pensiero che ci fossero i soliti noti (i vari Grillo, Di Pietro, partitini atomizzati della sinistra, ecc) in cerca di visibilità, ma anche il pensiero che sono 15 anni che scendo in piazza contro Berlusconi (ho riesumato delle bellissime foto – non mi avevano ancora rubato la reflex – fatte nei primi anni 2000 in cui scendemmo in piazza con gigantografie di cartapesta del premier) e ad oggi la situazione è solo peggiorata,
Da quel giorno però ho iniziato ad osservare da fuori e silenziosamente cosa accadeva, perché qualcosa del No-BDay mi sfuggiva.
Infine, mi ha convinto ad aderire all’ennesimo invito una fotografia sul blog degli organizzatori, la fotografia di un gruppo di ragazzi giovanissimi che in modo evidente erano dei dilettanti della politica (nel senso che non li aveva mandati nessuno, erano lì per moto personale). Ieri sera poi io e Carlo abbiamo incontrato due di loro davanti ad una birra e ho avuto la conferma che sta accadendo qualcosa di nuovo. Come i gay e le lesbiche che si autorganizzano, come i lavoratori che si ribellano anche senza passare per i sindacati, i ragazzi che hanno lanciato il No-BDay non sono cavalli di Troia di qualche politico o di qualche comico il più delle volte in cerca di visibilità. Quei ragazzi sono cittadini italiani incazzati che non ne possono più e che anzi ora stanno cercando di arginare tutti coloro che vogliono salire sul carro di una manifestazione che si preannuncia imponente.
Come è ovvio, grande delusione per l’atteggiamento del PD che non aderisce ufficialmente, ma che praticamente sarà in piazza in massa (vedi adesioni eccellenti soprattutto dei giovani nuovi dirigenti Scalfarotto, Serracchiani, Civati per citarne alcuni). La lettura del nostro comportamento è chiaramente quella di un partito ambiguo.
Io su questo questa volta non concordo e provo a spiegarlo.
In questi anni il PD o comunque le anime che lo compongono, si è trovato chiuso a panino tra due componenti. Una che chiedeva più opposizione e nessun dialogo con un premier che ha violato qualsiasi etica politica plasmando le leggi a sua somiglianza, scivolando via da ogni possibile processo a suo carico, non ultimo perpetrando comportamenti tipici da dittatura senile con l’uso scambistico del corpo della donna (non è un giudizio morale, attenzione, è politico). Dall’altra parte ogni volta che siamo scesi in piazza contro Berlusconi, ogni volta che abbiamo alzato il tiro come opposizione abbiamo convocato folle oceaniche, ma non abbiamo smosso un solo elettore di Berlusconi. Questa è la vera tragedia di questi 15 anni. Che ci siamo parlati, manifestati, confortati solo tra di noi.
Il PD questo lo ha capito (anche se non lo ha ancora spiegato bene neanche a se stesso) e ha capito che per battere Berlusconi bisogna esprimere un’alternativa. Che non significa abdicare ad un’opposizione cattiva ed agonistica come la vorrebbe Daniel. Significa che tutte le forze in campo vanno concentrate non nella distruzione, ma nella costruzione.
Ai ragazzi del No-BDay cercheremo, a Roma, di dare tutto l’aiuto possibile per la riuscita logistica dell’evento. Non chiederemo di salire su palchi o di avere ritorni di immagine come i vari satelliti politici minori stanno già facendo (ma i ragazzi stanno tenendo botta in modo straordinario, davvero è una manifestazione che è partita dal basso e per nessun motivo vuole farsi strumentalizzare da nessuno). Quello che ho chiesto, come chiedo a tutti da ormai due anni, è che dopo avere arrotolato i gazebo e le bandiere del 5 dicembre, ci si rimbocchi le maniche insieme nella costruzione dell’alternativa. Usare l’entusiasmo che partiti, sindacati, associazioni non sanno più dare per mettere insieme delle umanità. Delle competenze. La voglia, ancora ed inossidabile, di cambiare questo Paese affinché anomalie come quella di Berlusconi non si realizzino più. A me non importa che esista gente come Berlusconi. A me importa parlare agli italiani che sono molti, che l’hanno votato, che lo votano ancora e che non possiamo ignorare mai più. E questo si fa non parlandogli male di Berlusconi. Ma dicendogli in modo chiaro, netto, inequivocabile e soprattutto credibile, noi cosa diavolo vogliamo fare per l’Italia. Il resto sono chiacchiere per chi vuole sentirsi felice a vivere contro ed in perenne contestazione (facile sollevare le masse facendo leva sulla rabbia, meno facile coinvolgere le persone sulla costruzione di un progetto).