Archivio Mensile: dicembre 2009

Non Stop

Da stamattina la fermata del bus di Palazzo Grazioli è soppressa per raagioni di sicurezza.

Contro tutti i regimi

Già 10 morti, fra cui il nipote di Moussavi. Solidarietà al popolo iraniano.

Segni evidenti dell’avvenuta catastrofe

Riceviamo da Corrado e volentieri pubblichiamo, preoccupati perché la mancanza di primarie non è solo un’eccezione pugliese ma si è già verificata in Lombardia (dove Penati già affigge manifesti) e rischia di ripetersi in Veneto, dove il segretario regionale sembra voler frenare la candidatura di Laura Puppato.

La decisione del Pd di candidare Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia rischia di diventare un punto di non ritorno per la classe dirigente del PD, e ben oltre l confini della Regione.

La decisione di non dare continuità all’esperienza di governo della giunta Vendola rischia infatti di segnare profondamente la dirigenza  del PD, toccando i cosiddetti “equilibri politici” locali, ma anche di distruggere la credibilità del partito stesso,  ben al di là del probabile disastro elettorale – forse duplice.

E’ chiaro infatti che sono tante le questioni che n questa vicenda s’intersecano:

l’interesse della dirigenza nazionale bersaniana, D’Alema in testa, ad un accordo con l’Udc per “incartare” l’adesione del partito di Casini ad un progetto futuro di alternativa all’asse Pdl-lega, anche a costo di candidare PierFerdy alla presidenza del consiglio. In quest’ottica, l’elezione pugliese è un puro accidente, il cui risultato sembra quasi non interessare al nostro gruppo dirigente.

Le ancora vivissime divisioni congressuali, che, a distanza di mesi, ancora segnano profondamente la classe dirigente locale, e che in questa partita si giocano una specie di rivincita.

La questione giudiziaria con cui Vendola è stato indebolito negli ultimi mesi, e su cui  il PD ha responsabilità almeno altrettanto evidenti.

L’ambizione spregiudicate dei due candidati, una volta politicamente vicinissimi, ora disposti a giocare entrambi la partita del “tanto peggio, tanto meglio” pur di non lasciare spazio all’avvresario – pur se con differenti gradi di ragione, a mio avviso.

La norma che non prevede il doppio incarico all’interno del partito, e per la quale, per logica, non dovrebbe nemmeno essere concepibile la candidatura di chi già possiede un ruolo istituzionale. A questo proposito, la questione della leggina, che consentirebbe ad Emiliano di conservare il suo incarico di Sindaco di Bari in caso di sconfitta, è solo un “di più”: il rischio di nuove elezioni comunali nella città capoluogo di regione (dopo un solo anno!) dovrebbe bastare a rendere impraticabile la candidatura Emiliano.

La definitiva rinuncia al metodo delle primarie,  che proprio in Puglia cinque anni fa ha dimostrato invece tutta la sua validità nella selezione del candidato e nella sua proiezione vincente in campagna elettorale.

Il programma. Appunto, quale programma? Come disse un mio amico dell’allora Margherita al tempo delle elezioni comunali “si parla di programma solo quando vuoi prendere per il culo il tuo interlocutore”.

Ecco,almeno questo ci è stato risparmiato: delle cose da fare non parla nessuno.

Viva la faccia: è una guerra fra bande, e a noi tocca solo guardare.

Il partito dell’amore

Mentre tutti dicono I LOVE YOU e accusano l’opposizione di fomentare il clima di scontro, forse è bene fare una raccolta delle frasi d’amore della maggioranza. Così, a futura memoria:

Il bon ton con gli avversari
“Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95). “Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000). “Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95). “La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96). “Prodi è la maschera dei comunisti” (Berlusconi, 22/5/2003). “Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006). “Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).”Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).”Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). “Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).
Il rispetto per gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). “Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).
L’armonia con gli alleati
Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).
La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). “Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)
La fiducia nella democrazia
“Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime” (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). “Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). “In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato” (Berlusconi, 5/4/2005). “Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti”.(Berlusconi, 21/5/2009)
Il galateo istituzionale

“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). “Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95). “Ma vaffanculo!” (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). “Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). “Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

da Il Fatto Quotidiano del 16 dicembre 2009

Primarie in Lazio

Bonino, Fioroni, Marazziti, Melandri, Nieri, Pedica o Zingaretti? Vota qui

Buone notizie

Marco Paolini e Andrea Zanzotto hanno sottoscritto l’appello “Per Laura Puppato presidente del Veneto”. Si tratta della prima iniziativa pubblica a favore di questa candidatura frutto dell’impegno del Comitato promotore per la candidatura del sindaco di Montebelluna (Treviso) a presidente della Regione Veneto. Il Comitato, in corso di costituzione in queste ore, ha rappresentanti in tutte le province del Veneto: Belluno, Verona, Vicenza, Rovigo, Padova, Venezia e, naturalmente, Treviso. È formato prevalentemente da esponenti della società civile del Veneto, del mondo del lavoro e della politica.

«Sono onorata che due personalità del calibro di Andrea Zanzotto e Marco Paolini abbiano deciso di sottoscrivere questo appello e li ringrazio con tutto il cuore» dichiara Laura Puppato.

(Il Gazzettino)

Ci risiamo

Dopo Berlusconi e il Papa, tornano gli attentati veri

Aiutaci a difendere la libertà in rete

Allora, amici, la storia è questa: siccome dopo il lancio del duomo a Berlusconi se ne sono sentite di tutti i colori (chi vuole eliminare l’anonimato su internet, chi vuole mettere filtri alla navigazione, chi paragona Facebook alle Brigate Rosse e via discorrendo), è arrivata l’ora di mettere in piedi un dibattito costruttivo in cui venga spiegato quali sono i meccanismi di Internet, quali insidie nasconde e quali incredibili opportunità offre per lo sviluppo di una società aperta.
In questi giorni internet sta correndo un grande rischio: c’è infatti chi sta cercando di approfittare della situazione per introdurre norme illiberali e contrarie alla libera circolazione delle informazioni e delle idee.
A noi, che invece la libertà della rete vogliamo difenderla, spetta però il compito di costruire dei ponti con le istituzioni che la devono governare: introdurre nuove misure di intervento è un’operazione delicata, che può avere implicazioni enormi sullo sviluppo della rete e non può essere intrapresa senza una profonda riflessione; il dibattito di questi giorni, infatti, è troppo simile a quello che abbiamo visto altre volte dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, o dopo episodi di cronaca che hanno infiammato l’opinione pubblica, e dimostra che una parte dei vecchi media, della politica e dell’opinione pubblica ha una profonda ignoranza sul funzionamento della rete, e per questo la teme.
E’ necessario, una volta per tutte, aprire un grande dibattito e affidarlo al Parlamento, al quale ci appelliamo, insieme a Agorà Digitale, affinché metta in calendario una seduta straordinaria sulla Rete a cui possano partecipare numerosi esponenti della società civile che conoscano e sappiano spiegare Internet, sia al Parlamento stesso che al paese: allo stesso tempo ci appelliamo al Governo, e in particolare al Ministro Maroni, affinchè qualsiasi attività venga normativa venga sospesa subordinandola a tale dibattito.

AVVERTENZA: questa è la prima petizione in Creative Commons della storia. Cosa vuol dire? Che puoi non solo sottoscriverla su questo sito o uno degli altri che la pubblica. Ma puoi addirittura metterla sul tuo sito e raccogliere lì le firme. Anzi puoi addirittura modificarla e raccogliere sul tuo testo modificato le firme, a patto di mantenere inalterata questa avvertenza. Quando cercheremo di spiegare che non è più possibile pubblicare su un giornale un singolo testo con una lista di firme, ma esiste una pluralità di appelli tutti però con la richiesta di un grande dibattito parlamentare, beh, staremo già spiegando Internet.

SOTTOCRIVI

Un Internet Bill of Rights

Solo una buona cultura di Internet può offrirci gli strumenti culturali adatti per garantire alla Rete le potenzialità democratiche continuamente insidiate al suo stesso interno da nuove forme di populismo, dalla possibilità di creare luoghi chiusi, a misura proprie e dei propri simili, negandosi al confronto e alla stessa conoscenza degli altri. Più che misure repressive serve fantasia, quella che induce gruppi in tutto il mondo a chiedere un Internet Bill of Rights o che ha spinto uno studioso americano oggi collaboratore di Obama, Cass Sunstein, a proporre che i siti particolarmente influenti per dimensioni o contenuti debbano prevedere un link, una indicazione che segnali l’esistenza di siti con contenuti diversi o opposti e che permetta di collegarsi a questi immediatamente.

Stefano Rodotà, via Zambardino