Archivio Mensile: dicembre 2009

Schifani contro facciadilibro

Richard Allan, responsabile per l’Europa di Facebook, scrive a Renato Schifani:

Siamo disponibili a discutere ulteriormente con lei o con chiunque altro del suo staff e di conoscere il suo punto di vista su come noi possiamo agire ancora più efficacemente in futuro. Questo si potrebbe fare con una conferenza telefonica oppure, se lei desidera, potrei organizzare un viaggio da Londra a Roma per discutere questo argomento.

Quanto a una banale videochat Skype, Allan si è ben guardato dal proporla: visto il suo livello di conoscenza di internet, Schifani avrebbe temuto che una diavoleria del genere facesse esplodere il Senato.

(da Metilparaben)

Ipotesi di complotto

Sono d’accordo è come l’11 settembre…un lavoro interno. In realtà il dentista di Berlusconi gli ha piazzato due mini cariche incisive sotto gli incisivi inferiori, poi, aiutato dagli americani, (ma i repubblicani per carità, mica quelli di Obama che sono dei santi) hanno preso un povero diavolo che e’ stato rapito dagli alieni, che erano in realtà degli agenti della Cia su uno dei dischi volanti dell’area 51, dopo avergli fatto il lavaggio del cervello lo hanno mandato a colpire Berlusconi con un souvenir di gommapiuma. Lui, il diabolico, ha fatto esplodere le minicariche e si e’ cosparso di salsa di pomodoro cirio (lo sponsor). Ho visto un filmato in cui appare la faccia del demonio fra le macchie di sangue, pardon di salsa cirio, e in un altro in cui appare un disco volante nel momento dell’impatto. L’associazione dentisti di Bresso dice che è impossibile che l’impatto possa produrre quel tipo di fratture, i denti avrebbero dovuto cadere all’interno e non all’esterno. Un ematologo di Lurate Caccivio dice che chiunque si accorgerebbe che il sangue non è reale. Tutti gli scienziati sono concordi nell’affermare che se non e’ stato un lavoro interno, come ormai è provato, e colpa del riscaldamento globale. Nei grafici l’aumento della CO2 va di pari passo con l’aumento di squilibrati e con le vendite di Duomi di Milano in miniatura”.

(Giornalettismo)

A me gli occhi, please

da Metilparaben

E’ di tutta evidenza che un conto è aggredire una persona allo scopo di fargli del male, un altro è travolgerla in un impeto di (fanatica e insana, s’intende) devozione e finire per procurarle un danno.

Siccome Berlusconi è abbastanza intelligente per cogliere appieno la differenza tra le due situazioni, e quindi per capire al volo che il gesto di Tartaglia non ha niente a che vedere con quello della Maiolo, si deve dedurre che il suo commento alla vicenda che ha coinvolto il papa non è stato altro che un ottimo pretesto per tornare a parlare, sia pure indirettamente, della propria.

Mi punge vaghezza che limitarsi a fare gli auguri a Ratzinger e ad esprimergli la sua solidarietà, senza tirare di nuovo in ballo l’odio e l’estremismo che in questo caso c’entravano davvero come i cavoli a merenda, sarebbe stato più appropriato: se non altro per non dare la sensazione di essere disposto a cogliere qualunque occasione, pur di rimettere se stesso sotto i riflettori.

In fondo la platea, per un giorno solo e per giunta a Natale, gliel’aveva rubata il papa: ci poteva pure stare, no?

http://metilparaben.blogspot.com/2009/12/me-gli-occhi-please.html

Buon Natale/4

Solo in Italia questi rischi – perdere il lavoro, trovarsi senza lavoro e senza alcun aiuto dello Stato, essere pagato molto poco, essere condannato a pensioni al di sotto della soglia di povertà, non ricevere formazione – sono tutti inesorabilmente concentrati sui giovani. È un problema e che è stato sin qui colpevolmente ignorato dal governo, convinto che i costi sociali della crisi tra i giovani fossero marginali perché sono comunque aiutati dalle loro famiglie. Si sbaglia perché la disoccupazione tra i giovani non è più solo tra chi è in attesa di entrare nel mercato e vive ancora coi genitori. Si tratta sempre più di persone che hanno perso un lavoro magari trovandosi a centinaia (migliaia nel caso dei lavoratori immigrati) di chilometri dalla loro famiglia. Chi oggi vuole davvero affrontare i problemi di coesione sociale nel nostro Paese non può perciò continuare a ignorare i problemi dei giovani. Come può esserci coesione sociale in un Paese che non dà speranze ai giovani?

Tito Boeri

Buon Natale/3

Parcheggi vietati agli stranieri e alle coppie di fatto e cori natalizi vietati ai bambini della scuola pubblica.

E se un prefetto non ci sta al razzismo, via dal suo posto.

Buon Natale/2

Buon Natale/1

Merry X Mas

Siete eredi della non dimenticata Decima Mas

Ignazio La Russa

Sotto l’albero il pacchetto sanità

byrd

Il senato americano ha approvato la riforma sanitaria. Se non è fatta, poco ci manca. Ora una sosta obbligata per le feste: secondo Politico sarà difficile avere la legge entro lo Stato dell’Unione, ma a quel punto l’accordo sarà comunque blindato. L’immagine più bella del voto di oggi è quella del democratico Robert Byrd. Novantaduenne senatore del West Virginia, Byrd è anziano e gravemente malato. Lungo queste settimane la sua presenza ai voti cruciali del senato è sempre stata in qualche modo incerta; a un certo punto qualche repubblicano non ha fatto mistero di sperare che muoia, così da compromettere il raggiungimento di quei determinanti sessanta voti.

Oggi Byrd è andato in aula a votare, accompagnato dai suoi colleghi che spingevano la sua carrozzina. Ogni volta che Byrd entra in aula sono sempre abbracci, sorrisi e ovazioni. Byrd ha ripagato tutti rompendo il rigido protocollo del senato al momento del voto. Chiamato dalla presidenza, invece di dire il canonico «Aye» (sì), ha detto:

«This is for my friend Ted Kennedy. Aye!»

Mite agnello redentor

dal blog di Leonardo

Che toglie i peccati del mondo

Al mondo siamo sei, massimo sette miliardi, ciascuno con i suoi problemi: ciò che tutti ci consola è la possibilità di prendercela con chi è messo peggio di noi.
Di solito si tratta di islamici.
Gli islamici sono appena un miliardo, e se date un’occhiata al planisfero vi rendete conto che stanno proprio in mezzo, di modo che di solito le prendono un po’ da tutti; e probabilmente se le meritano. Un po’ per quel colore della pelle che non è bianco né nero, è… ambiguo; e poi quel profeta ultimo arrivato che nessuno ha visto in faccia, quelle usanze demodé, insomma con gli islamici vai sul sicuro: tu intanto dàgli addosso, ché un motivo si trova sempre.

E tuttavia, è inevitabile che a furia di prenderle diventino un po’ nervosi. Fortunatamente in mezzo a tutto quel miliardo di islamici (che visto da vicino fa un po’ spavento, dico, un miliardo! Tutto insieme!) c’è una nazione minuscola di cinque milioni di ebrei; si chiama Israele, e quando gli islamici vogliono sfogarsi possono sempre cominciare una guerra santa. Le fanno spesso nei giorni di festa, vecchio scherzo che funziona sempre.

Col tempo tuttavia anche i cinque milioni di israeliani hanno cominciato a seccarsi. E certo, in mezzo a un miliardo di islamici possono sembrarti pochi, ma visti un po’ da vicino, son pur sempre cinque milioni… però non sono sparsi in modo omogeneo; infatti all’interno del loro Stato c’è un territorio che non è proprio uno Stato, dove vive un altro popolo: si chiamano palestinesi, e quando Israele è nervoso corre a mazzolarli, è una gran valvola di sfogo.

I palestinesi però sono un popolo fiero, e quando hanno iniziato a prenderne troppe dall’esterno, si sono guardati dentro, chiedendosi: c’è qualcuno più piccolo di noi che possiamo a nostra volta mazzolare, al fine di sbollire la nostra troppo giusta ira? In effetti qualcuno c’è: nel bel mezzo dei territori dove vivono milioni di palestinesi (e visti da vicino sono tanti!) c’è… ma sì, c’è ancora qualche piccolo villaggio superaccessoriato dove alloggiano coloni ebrei, alcune centinaia. E quindi questi palestinesi cominciano a tirare razzi ai coloni ebrei.

I quali non è che sopportino sempre pazientemente. Per esempio c’è questo insediamento di coloni a pochi km. da Betlemme, dove vive Jesse, che di mestiere fa il pastore. Allora, quando un razzo
palestinese atterra nella fattoria di Jesse, a pochi metri dal lettino della figlia, cosa fa Jesse? Entra nel recinto delle sue pecore e si mette a prenderle a calci: poi sta meglio. In pratica è come se tutta la rabbia e la frustrazione dell’umanità andassero a finire nel recinto delle pecore di Jesse.

Ma l’umanità non è la fine di tutto: infatti anche le pecore di Jesse non è che accettino pazientemente la loro missione purificatrice. Appena Jesse se n’è andato, cominciano le discussioni: pee-e-rché le pre-e-endiamo se-e-empre? Cosa abbiamo fatto di male? C’è chi dice che è colpa dei loro pe-e-eccati.
Altre rispondono, ma quali pe-e-eccati? Non facciamo niente di male, siamo tutte fedeli al nostro montone (anche pe-e-rché è l’unico del villaggio), al sabato ci asteniamo dall’erba grassa, e quindi?
Forse si tratta di un pe-e-eccato originale, siccome la prima pecora nel Paradiso Terrestre brucò dall’aiuola del Be-e-ene e del Male, benché il Signore gliel’avesse espressamente….
“Son tutte balle”, dice a un certo punto una del mucchio. “Non esiste nessun peccato originale: sapete cosa esiste invece? La pecora nera, che ci rovina la reputazione a tutte quante”.

Le pecore si voltano verso Azazel, l’agnello dal manto un po’ più scuro delle altre, che in effetti qualche zoccolata se la merita, anche solo per quest’ambiguità cromatica… e poi sta sempre zitto, non si sa mai a cosa pensa… insomma, la circondano, loro sono tante, lui è solo, e dopo un po’ il suo manto grigio comincia a screziarsi di rosso sangue, l’agnello nero crolla in un angolo, e il morale del gregge è di nuovo alto.

Azazel guarirà – non è mica la prima volta che le prende, né sarà l’ultima. Si tratta ora di capire a chi tocca dopo di lei: a chi passerà inconsapevolmente il fardello di tutto il male, tutto il dolore, tutta la frustrazione dell’umanità. Potrebbe pestare un agnellino, o pianificare lo sterminio di una specie d’insetti, qualsiasi cosa. In fondo non è che un anello di una catena infinita che va dalle nebulose agli organismi unicellulari: ovunque ti guardi è pieno di entità più grandi che ti circondano e te la fanno pagare per qualcosa che viene da fuori, e adesso tocca ad Azazel.

Azazel invece non fa niente, non gli interessa. Non è che non gli dispiaccia essere odiata dai suoi simili, però non abbastanza da rifarsi contro qualcuno più piccolo di lei. Può darsi che sia una regola universale, però Azazel non la rispetta, si chiama fuori. Così il fardello di tutto l’odio, tutta la sofferenza dell’umanità, finisce lì: in un recinto a poche miglia di Betlemme.

Quando Gesù Cristo tornerà, a giudicare i vivi e i morti, non credo che la tirerà per le lunghe. Ci guarderà tutti quanti, scrollerà la testa e dirà: scusate il disturbo, dov’è l’agnello Azazel? Ero venuto per lui. Se lo caricherà sulle spalle e se ne tornerà al Padre suo, lasciandoci qui, alle nostre contese sempre molto interessanti. Perché in fondo non ci meritiamo un inferno peggiore di questo.

(Era uno dei Post sotto l’albero 2009. Lì ce ne sono senz’altro di più allegri. Buon Natale a tutti!)