Archivio Mensile: gennaio 2010

Vecchi giochi, nuovi Casini

Mentre qualcuno nel PD continua a bearsi degli accordi col partito di Cuffaro (di cui è stata da poco confermata la condanna), anche i blogger di destra non amano il doppiogiochismo di Casini:

Lo spettacolo indecoroso delle candidature per le elezioni regionali ha raggiunto ormai un livello di mercimonio indegno, e la confusione che regna sovrana in molte regioni non aiuta a districare una situazione che andrebbe risolta a breve, essendo le elezioni tra circa due mesi.
A spadroneggiare, in questo mercato delle vacche, sono gli esperti in politichese ed in poltrone dell’UDC, quelli che vaneggiano da anni su una possibile alternativa, senza spiegarci di cosa si tratti, e che danno prova, in queste settimane, di avere un comportamento che un Gianfranco Fini di dieci anni fa avrebbe definito (per altro in un’aula Parlamentare) da “puttani della politica“.

Il giochino che Casini (nomen omen) sta conducendo é semplice e tortuoso al tempo stesso: una politica dei due forni, offrendosi al miglior contendente ma soprattutto a chi ha maggiori chance di vittoria, senza tuttavia fare accordi prevalentemente con una parte per non sbilanciarsi, e poi vendersi, ad urne chiuse, come forza determinante per alzare il proprio prezzo per il futuro. Niente di nuovo, per chi é nato ed ha campato su meccanismi ben oliati durante la prima repubblica. Niente di accettabile per i cittadini, che meritano rispetto e soprattutto chiarezza.

State of the Union 2010

Qui il discorso completo.

Riformisti a parole

Tutti si dicono riformisti.  Con intenti talora conservatori, talora rivoluzionari, talora semplicemente confusi.  In questo paese di riformisti a parole. Dove le riforme  sono parole dette per non dire. O, comunque, senza dire.

Ilvo Diamanti

Formigoni ed Errani non possono ricandidarsi?

da Wittgenstein

C’è un clamoroso rimosso dalla discussione politica e giornalistica sulle elezioni regionali: ed è l’illegittimità delle candidature di Formigoni ed Errani, in quanto il loro sarebbe un terzo mandato escluso dalla legge. Una discussione giuridica tra costituzionalisti è rimasta molto occultata. Si scontrano due diverse interpretazioni che provo a sintetizzare come se parlassi a un bambino di sei anni (e come se lo fossi io stesso). La legge che impedisce il terzo mandato è del 2004: secondo alcuni riguarderebbe quindi nel conteggio solo i mandati successivi a quell’anno, e in base a questo i prossimi eventuali mandati di Errani e Formigoni sarebbero i secondi e non i terzi. La logica elementare fa sembrare assurda questa versione: le questioni di non retroattività riguardano le applicazioni delle norme, non le loro precondizioni. Si ragionasse così, se domani si approvasse una legge per il divieto di guida ai ciechi, questa sarebbe applicabile solo a chi diventi cieco da oggi in poi: i già ciechi potrebbero guidare.
Ma l’interpretazione della legge non è cosa di logica elementare, quindi la vicenda è giusto che sia risolta dai costituzionalisti. Anche se non si può negare la bontà di qualunque strumento che limiti a dieci anni la continuità in ruoli di questo genere per le stesse persone (che poi sono già quindici, nel caso di Formigoni: il suo primo mandato di tre è escluso dal conteggio per diversa tipologia), e l’argomento a favore dell’illegittimità ha quindi una sua forza etica oltre che giuridica. Ma soprattutto sarebbe giusto che se ne parlasse, e che la politica la affrontasse. Invece ciascuno schieramento ha il suo interesse, vuoi lombardo o emiliano, a rimuoverla. E faranno tutti finta di niente.

Problemi

Berlusconi è un problema per il Paese, Fini è un problema per Berlusconi, Di Pietro è un problema per la sinistra, D’Alema è un problema

Jena

Pubblicità progresso

logo

Impegno concreto per facilitare
l’
accesso agli strumenti informatici.

L’aria che respiriamo

Ho fotografato le gomme mentre lavavo la macchina: l’acqua scorrendo trascina con sé i veleni depositati sul cerchione.
Credo che le immagini di quello che respiriamo siano molto più eloquenti della tabella riportata qui sotto ripresa dall’articolo di Aldo Bassi “Prospettive del motore automobilistico in relazione all’ambiente” pubblicato su Acqua-Aria n.1 del 1986, pag. 31-38 (cliccare per ingrandire)

Sprechi olimpici

da Repubblica.it

Un cartello affisso su una grata metallica che transenna l’ingresso dei trampolini olimpici di Pragelato avvisa: “pericolo valanghe, vietato l’accesso”. Un monito più che reale: sulle rampe di lancio dei saltatori con gli sci, e sulla pista di atterraggio, si sono staccate due slavine. Si trova in queste condizioni, abbandonato a se stesso, lo ski jumping di Torino 2006 che ci invidia tutto il mondo.

Quando era stato costruito, s’era scelta – al posto di una struttura provvisoria da smontare dopo l’evento olimpico – una soluzione in cemento armato da 34,3 milioni di euro. E s’era disboscata mezza montagna per creare due salti da gara e tre da scuola, col fine di proseguire nel tempo l’attività agonistica, creare un vivaio di atleti dell’arco alpino occidentale. E affittare l’impianto alle squadre internazionali. Appena 47 mesi dopo le Olimpiadi torinesi, il trampolino di Pragelato è una cattedrale nella neve, abbandonato a se stesso, così com’è chiuso e inutilizzato il jumping hotel costruito alla base dell’impianto: un mega albergo da 120 posti letto. Suona a mo’ di beffa lo striscione con le insegne del “Torino Olimpic Park” e la scritta “benvenuti!”. Viaggio nei siti olimpici abbandonati a 4 anni dalle olimpiadi torinesi.

Il caso dello ski jumping non è isolato: in effetti, tutti gli impianti alpini di Torino 2006 (il fondo sempre a Pragelato, il biathlon a San Sicario, il bob di Cesana costato 61,4 milioni che forse chiuderà alla fine di gennaio e le piste di discesa della Via Lattea), si trovano nelle stesse condizioni di abbandono. Su questi siti non si disputerà più nessuna gara: pur essendo, si può dire, ancora nuovi e fiammanti avendo appena 4 anni di vita, sono scomparsi dalla programmazione degli appuntamenti internazionali con grave danno per l’economia locale e l’immagine del comprensorio sciistico. È davvero uno scandalo, denuncia in una lettera aperta il presidente della Fisi Piemonte, Pietro Marocco, che “questi impianti olimpici siano sottoutilizzati o del tutto inutilizzati in queste condizioni di abbandono proprio nella stagione invernale, la più intensa dal punto di vista agonistico”. Magra consolazione è il fatto che in estate, in pieno agosto, sia stata assegnata una gara del summer grand prix all’impianto di salto che ha un costo di manutenzione stimato in 1.161.226 euro.

Sempre a Pragelato c’è, inutilizzata dal punto di vista agonistico, la pista olimpica di sci di fondo, un investimento di una ventina di milioni di euro per cablare i 10 chilometri dell’anello olimpico, mettere a norma la valle dal rischio alluvione, creare un lago per l’innevamento artificiale, l’acquisto di 12 cannoni sparaneve. Tutti questi costosissimi impianti non servono più a nulla: quest’anno, per la prima volta da quando esiste la pista, non si disputerà alcuna gara, né locale, né nazionale, né internazionale. Il sito olimpico, fiore all’occhiello del fondo nazionale, è declassato a banale pista turistica. Stessa sorte tocca, a San Sicario, all’impianto olimpico del biathlon. Lo stadio che ospita il poligono di tiro (l’unico autorizzato del Torinese), è sommerso e seminascosto dalla neve. Gli atleti del comitato Fisi, con una pista olimpica a disposizione, sono costretti ad allenarsi in altre province. Intorno al poligono, la pista del biathlon non è neppure battuta. Costo per la costruzione del sito, 25 milioni di euro. Stessa sorte tocca alla pista “Giovanni Agnelli” di Sestriere, simbolo delle gare di discesa, lo slalom speciale notturno. L’impianto di illuminazione, costato 7 milioni di euro, è spento. Sulla pista di Alberto Tomba – e sugli impianti olimpici alpini – è calato il buio.

Contro le quote rosa.

Penalizzano le donne. In Svezia, però, non certo qui.

Esodo

Fra il 2000 e il 2005, secondo i dati della Banca d’Italia, 80mila laureati hanno abbandonato il mezzogiorno.