Archivio Mensile: gennaio 2010

La solidarietà entra in valigia

Stai partendo per un paese in via di sviluppo? Grazie a packforapurpose.org è possibile utilizzare lo spazio libero della tua valigia (per le tratte internazionali il limite di peso arriva anche a 45kg in stiva più 18kg di bagaglio a mano) per portare medicine, giocattoli e materiale scolastico a chi ne ha più bisogno.

27/1: Giornata della Memoria

Perché da certe tragedie si dovrebbe imparare…

[UPDATE: Per non smentirsi, la RAI dal ricordo cancella anche gli omosessuali]

Facebook come Pasquino: occhio, chi l’ha sfidato ha sempre perso

da Metilparaben

W Susanna Maiolo.

(Facebook, Internet, 2009)

Mancia di cento scudi a chi trova uno che piange per la morte di Leone XII.

(statua di Pasquino, Roma, 1829)

Pasquino è una celebre statua romana ai piedi o al collo della quale, fra il XVI ed il XIX secolo, venivano appesi nottetempo velenosi epitaffi e graffianti versi satirici (detti appunto “pasquinate”) all’indirizzo dei personaggi pubblici più importanti, in modo particolare i papi.

Andò a finire che i pontefici, stanchi di essere punzecchiati dal popolo bove, tentarono di far sparire la statua; ci provarono senza successo Adriano VI, Sisto V e Clemente VII, mentre Benedetto XIII ebbe l’alzata d’ingegno di farla vigilare giorno e notte dai gendarmi promettendo la forca (e in certi casi dispensandola veramente) a chiunque fosse stato sorpreso a lasciarci qualcosa sotto: l’ovvio risultato fu che le pasquinate non cessarono affatto, ma riapparvero ancora più numerose di prima ai piedi di altre statue.

Mi pare che l’esempio sia davvero istruttivo, e che il paragone con quanto avviene ai giorni nostri su internet possa essere definito addirittura illuminante: sia per quanti vogliono darci a bere che certe irriverenze nei confronti dei potenti siano nate con Facebook, sia per quelli che si illudono di metterle a tacere a forza di divieti.

La verità e che Pasquino (e la moderna versione dei gruppi Facebook non fa certo eccezione) ha sempre prosperato ovunque ci fossero governanti con l’edificante abitudine di trattare i cittadini come sudditi: bisognerebbe riflettere su questo, e sul fatto che chiunque l’ha sfidato con il pugno di ferro ha sempre finito per coprirsi di ridicolo, prima di sparpagliare minacce scomposte a destra e a manca.

Datemi retta, lo dico per voi.

Censured

La commissione di Sanremo ha dichiarato “non idoneo” il brano qui sopra perché non conforme al regolamento della manifestazione che vieta testi con elementi “discriminatori” in base a età, sesso, religione, razza o nazionalità.

L’anno scorso dov’erano?

Auguri, presidente

Aveva detto “Io non ho mai perso un’elezione” e dopo la vittoria di Vendola (soprattutto alla luce dei 25000 voti in meno di Boccia rispetto a Bersani, solo un mese prima) tutti, da Umberto Eco ad Adriano Sofri, avevano cominciato a mettere in dubbio la sua proverbiale intelligenza.

Invece ancora una volta aveva ragione lui, e voi stolti non l’avete capito.  L’elezione a cui si riferiva era quella di oggi, e faceva tutto parte della sua strategia per essere eletto presidente del Copasir col 100% dei consensi.

Turning points

L’ha detto.

I’d rather be a really good one-term president than a mediocre two-term president.

E tutti noi sappiamo bene che è qui che si ricomincia a fare sul serio.

This is more important than reelection. I want to speak now.

(dal blog di Francesco Costa)

Una multa per l’ambiente

Merito e uguaglianza

Contro le discriminazioni la Francia adotta in via sperimentale il CV anonimo.

Paradiso legale

WikiLeaks, sito specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti riservati, premiato l’anno scorso con l’Amnesty International New Media Award, sta cercando fondi per realizzare il “paradiso legale” dell’informazione libera, un luogo dove non rimanere più vittime della censura o di leggi contro la libertà di espressione.

Daniel Schmitt, portavoce del sito, spiega l’iniziativa:

Pensiamo di prendere le leggi a protezione e delle fonti dalla Svezia ad esempio, il Primo Emendamento dagli Stati Uniti, e le norme per la protezione dei giornalisti esistenti in Belgio

Si punta sull’Islanda al motto di “Non lasciarti mai sfuggire una crisi”, ritenendo che con un’offerta di 600mila dollari si possa far pressione sull’opinione pubblica e condizionare il governo di Reykjavík.

Libertà per pochi, propaganda per tutti

In Cina il governo controlla i cinema, in Birmania la tv satellitare. Gilioli afferma:

Tutto questo ha a che fare anche con il nostro Paese. Dove a nessuno viene in mente di chiudere i giornali o siti Web d’opposizione, per carità. L’importante è che la “pancia del Paese” – il 90 per cento della popolazione – continui a farsi un’opinione basandosi sui media controllabili, Rai e Mediaset in testa.

Sia chiaro, a prevenzione delle facili contestazioni: non sto dicendo che siamo come in Cina o in Birmania. Sto dicendo che la censura ha sempre di più una nuova declinazione, diversa da quella che si usava in Italia durante il fascismo o nei paesi del socialismo reale. Non si chiude più un medium con la forza, ma si cerca di impedire che i media potenzialmente ostili si diffondano oltre un bacino minoritario.

In altre parole: non ci si occupa più di bloccare l’emissione di un messaggio scomodo, ci si occupa di limitarne al massimo la ricezione. L’obiettivo non è impedirti di parlare, è evitare che in tanti ti ascoltino.

O, parallelamente, fare in modo che ascoltino in tanti la versione governativa dei fatti, anche al di fuori dei propri confini: e così la TV di stato russa sbarca a Londra.

Effettivamente la “Perfida Albione” dev’essere un territorio molto preoccupante per dittatori ed aspiranti tali: da sempre all’avanguardia nelle battaglie di civiltà, l’Inghilterra sta spostando la formazione del consenso dai tradizionali media monodirezionali al web, con conservatori e laburisti a contendersi i voti sulla rete.