Il Pd aderisce e sostiene la giornata del 1 Marzo (anche se i media non ne parlano)

Come spesso accade nel nostro amato paese, e ahimè anche all’interno del nostro partito, quando accadono cose normali, ma importanti, sono in pochi a dargli risalto e ancor meno ad accorgersene.
Uno di questi casi è quanto avvenuto ieri. Cos’è accaduto? Nulla di speciale in realtà, anzi si.

E’ accaduto che il gruppo dirigente nazionale del PD, insieme a Livia Turco, ha incontrato il Comitato promotore della manifestazione del 1 marzo e ha dato la sua piena disponibilità a sostenere e aderire a questa iniziativa, che personalmente trovo giusta e necessaria. Giusta perchè in italia, ormai da anni, si assiste ad un deriva culturale generalizzata, ad un imbarbarimento delle relazioni sociali e interpersonali. Deriva che nel rapporto fra cittadini italiani e migranti assume sempre più spesso i caratteri di insofferenza, se non di xenofobia e razzismo. Necessaria perchè dopo i fatti di Rosarno e di via Padova a Milano, c’era bisogno di una reazione. Una risposta pacifica e civile, che affermasse alcuni principi fondamentali di solidarietà e convivenza da una parte, di rispetto e affermazione di alcuni diritti civili e sociali minimi riconosciuti dalla nostra Costituzione a tutti gli individui (a prescindere dalla cittadinanza) dall’altra. Oltre a quelli di cui dovrebbero godere quanti vivono in Italia nel rispetto delle leggi e contribuendo al benessere economico e all’arricchimento culturale delle comunità in cui vivono. Dover ribadire queste cose a 20 anni dall’uccisione di Jerry Maslo, è di per se il segno di una sconfitta, o comunque di un arretramento pericoloso. Quell’omicidio di un ragazzo sudafricano fuggito dal regime razzista, assassinato mentre lavorava nelle campagne casertane, sfruttato e sottopagato, suscitò allora un’ondata emorìtiva e di indignazione enorme. Partiti, forze sindacali e associazionismo si mobilitarono e fu quella l’occasione per dar vita a una rete estesa e capillare di solidarietà e al lancio di una offensiva culturale, che rese possible comprendere il processo migratorio in atto e le sue problematicità, ma anche la grande risorsa che poteva rappresentare per il ns paese. L’Italia insomma reagì e fu una cosa che durò oltre il tempo di una manifestazione.
In 20 anni ci si sarebbe aspettati quindi, la crescita di una società “meticcia” e più aperta. In cui diritti e doveri fossero la base di convivenza comune fra italiani e nuovi cittadini. Purtroppo invece, l’orolgio sembra correre indietro. La mattanza dello scorso anno di 6 ragazzi lavoratori africani alle porte di Caserta da parte della camorra, la sostanziale indifferenza e i recenti fatti già ricordati, richiedono una risposta. Una legge vigente, la Bossi-Fini, che considera i migranti come forza lavoro e basta, una compagine di governo che ha nella Lega e nel suo organo di stampa La Padania, un megafono alle istanze xenofobe e razziste, un senso comune che sempre più di frequente percepisce il processo migratorio come un problema sono indicatori da non ignorare. Non si può parlare di una bomba sociale ancora, ma certo intervenire subito perseguendo l’obiettivo della convivenza e integrazione, attiene a quale idea di società abbiamo per un futuro prossimo e cosa intendiamo per coesione e inclusione sociale. categorie che partendo dai “nuovi cittadini” devono riguardare quanti oggi rischiano la marginalità nella società, anche fra i tanti italiani, giovani e vecchi, faticano a sperare o a progettare un proprio futuro.
Per queste considerazioni quanto è avvenuto ieri è normale, ma anche straordianrio. Il fatto che un comitato promotore fatto di cittadini liberi e indipendenti, abbia avuto la forza e il coraggio di indignarsi e mobilitarsi è un fatto che dovrebbe essere normale, ma che purtroppo sembra straordinario; come è straordinario il fatto che abbiano saputo trovare l’apporto di sindacati e associazioni grandi e piccole.
Infine, lo metto per ultimo per dare risalto allo straordinario impulso dal basso che hanno saputo dare gli organizzatori del 1 marzo, anche il PD ha aderito e messo a disposizione le proprie forze a sostegno delle tante manifestazioni che si svolgeranno in decine di città italiane, e che rappresentano solo l’inizio di un percorso di iniziative di piazza e in sede legislative. L’incontro e la contaminazione positiva fra un partito e un movimento di base rappresentano una pagina di quella buona politica che anche ieri è stata ignorata dai media.
Credo che a partire dal 1 marzo dovremo avere la forza e l’intelligenza di non perderci di vista, di non disperdere questo patrimonio di idee e persone e di metterci in moto per promuovere insieme una proposta di legge che riconosca ai cittadini migranti il diritto di voto, sperando non siano più necessari negli anni a venire altre mobilitazioni .

(di Marco Pacciotti per Cambia l’Italia)

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