L’egemonia (anti)culturale della maggioranza

Quando io ero vicino a Berlusconi lo invitai più volte ad usare le sue televisioni e la sua potenza editoriale nella direzione di un risorgimento liberale che strappasse l’egemonia sulla cultura al Pci e suoi successori e la restituisse agli italiani non inquadrati come pecore votanti, promuovendo la cultura dell’eccellenza e della libertà, specialmente nella fisica, nella cinematografia, nella musica, nell’architettura, promuovendo una rinascita e una rivoluzione liberale. In questo senso gli inviai anche diverse lettere.

La risposta di SB e del suo geniale entourage è stata: mignottocrazia, escort, ulteriore abbassamento della qualità scolastica e più che altro una televisione RaiMediaset ridotte allo stato di un immondezzaio capace di abbassare e inabissare la qualità culturale del Paese, la capacità di parlare, studiare e discutere, allo scopo di promuovere una mutazione al ribasso della goventù italiana, uniformandola al cliché berlusconiano delle ragazze immagine, dell’idiozia in blazer blu e spezzatone con cravatta regimental, nella reazione aggressiva contro qualsiasi istanza culturale, scioccamente ma astutamente marchiata come “comunista”.

Paolo Guzzanti su ilPolitico.it

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