Archivio Mensile: marzo 2010

Differenze di metodo/1

Il PdL in campagna elettorale propone un esecutivo snello, e poi arrivato al governo pian piano ha aggiunto ministeri e sottosegretariati fino ad arrivare, ad oggi, a 65 persone.

Il PD (tramite Civati) consigliere regionale lombardo, propone invece di dimezzarsi lo stipendio.

Appello al voto

Libertà e Giustizia ti esorta a votare.
Non sarà un articolo della costituzione sufficiente per convincerti,
e, probabilmente, nemmeno queste poche parole.
Non dovrai mai giustificarti con nessuno
nè sarai responsabile della tua assenza oggi.
Sei solamente tu, uomo del nostro tempo.
Eppure lo sai, oggi non si eleggono presidenti,
si decidono le regole che tu dovrai rispettare
,
il modello di convivenza che dovrai subire.
Non nasconderti dietro al semplice disprezzo di chi comanda.
Lo so, questa società corrotta ti spaventa.
Si tratta, però, di decidere o di obbedire.
Potrai non crederci, ma tu vali il riscatto.
Non ingannarti, oggi dipende da te.

Filippo Perlo e Marco Giraudo

Al prossimo giro tocca ai libri

Green Lombardy

Da “Team Manager” ad assessore?

Renzo Bossi andrà al Pirellone?

Osservazione etnografica: Convivenza e integrazione in una società “padana”

Uno dei problemi più seri che abbiamo oggi in Italia è la massiccia presenza di leghisti, riconoscerlo non significa essere razzisti.
Si stima che siano oltre tre milioni i leghisti presenti sul territorio nazionale, concentrati soprattutto nelle aree industriali del nord, e il loro numero è in continuo aumento. È innegabile che la convivenza di questa gente col resto della popolazione non sia una cosa semplice; le incomprensioni linguistiche, le barriere culturali, le differenze di valori, idee e abitudini producono inevitabili attriti che sarebbe sbagliato minimizzare. Anche l’aspetto del leghista, con quel suo modo di vestire che a noi può sembrare zotico e i tratti somatici un po’ scimmieschi, ci porta istintivamente a vederlo con diffidenza, come una specie di barbaro arrivato da chissà dove, che con la sua semplice presenza minaccia di distruggere l’ordine sociale così faticosamente raggiunto. Certamente l’integrazione dei leghisti è un processo lento e faticoso, non è gente abituata a vivere in zone urbane densamente popolate, ciononostante deve restare l’obiettivo primario di ogni politica responsabile e razionale, sia essa di destra o di sinistra. Possono cambiare gli strumenti, ma non l’obiettivo. Certo è facile annunciare tolleranza zero e deportazioni di massa per racimolare qualche voto in più, ma prima ancora di chiedersi se ciò è morale (un leghista è pur sempre un essere umano, anche se tendiamo a dimenticarlo), bisogna anche chiedersi se conviene.
Non tutti i leghisti vivono mendicando un posto in parlamento, la maggior parte di loro ha un lavoro come tutti, e spesso si tratta proprio di quei lavori che gli italiani non vogliono più fare: tabaccaio, dentista, commercialista, eccetera. Cacciare tutti i leghisti dal suolo italiano, ammesso che sia possibile, avrebbe ripercussioni negative sull’economia di tutto il Paese e quindi sul nostro stesso benessere.
Si dice che i leghisti siano gente senza scrupoli propensa a delinquere e a sostegno di questa tesi si cita spesso il fatto che commettano proporzionalmente più reati di tutti gli altri, si parla di evasioni fiscali, lavoro nero, abusi edilizi e strafalcioni linguistici. Anche tralasciando il fatto che questo dato è tutto da dimostrare, è chiaramente assurdo ipotizzare una propensione culturale, per non dire genetica, al crimine, mentre ha più senso parlare di comportamenti che possono essere favoriti dal basso grado di istruzione. È noto infatti che esiste una stretta correlazione fra mancanza di istruzione e delinquenza, e i leghisti sono fra le popolazioni meno istruite del mondo. Per questo ghettizzarli non può fare altro che rafforzare le incomprensioni e le diffidenze, rendendo più difficile la loro integrazione e allontanando sempre di più la possibilità di una convivenza pacifica. Ad esempio è importante evitare che nelle scuole si formino classi-ghetto composte da soli leghisti. I bambini leghisti vanno tenuti insieme agli altri, anche se la loro presenza può rallentare la programmazione didattica; quello che si perde in rapidità lo si guadagna in ricchezza culturale. Le giovani generazioni devono imparare che la diversità non è qualcosa di cui aver paura, ma una ricchezza. Se il leghista ha l’abitudine di parlare sbraitando e sputando dappertutto come un irrigatore da giardino, invece di sorridere della sua grossolanità e sbeffeggiarlo in pubblico, si può usare la sua bocca come fonte di energia eolica e idrica. Basta montargli una piccola turbina davanti alla bocca e colpirgli di tanto in tanto la punta delle orecchie con un righello (producono molta più energia quando si arrabbiano).
Infine una leggenda da sfatare: è assolutamente falso che i leghisti abusino sessualmente dei loro animali domestici.
Almeno credo.

Terrorismo elettorale

Un neo sottosegretario – non lo nominiamo – ha detto che «Bin Laden e i terroristi sarebbero contenti se alle regionali vincesse la sinistra». Ha ragione, Bin Laden non pensa ad altro. Anche Obama, dicono, non riesce a prendere sonno. Finalmente un tema concreto.  Di corsa a votare.

Filippo Facci

Sapevatelo

Cristiana Alicata, Gianluca Galletto e Marta Meo, tre iscritti al nostro circolo, son candidati alle prossime regionali, rispettivamente in Lazio, Puglia e Veneto. Ricordatevelo, al momento del voto.

Il Carroccio contro se stesso

Secondo Repubblica, la Lega ha votato favorevolmente a una propria mozione che riconosceva «il grande e prezioso ruolo pedagogico svolto dalla Chiesa» e impegnava Formigoni a «contribuire a un rinnovato e sereno clima di reciproco rispetto con l’arcivescovo di Milano» ma anche a quella presentata dal centrosinistra, per cui l’attacco a Tettamanzi era «ingiustificabile e inqualificabile». Ecco quello che avevano detto, solo poco tempo fa.

I matematici son tutti comunisti