Archivio Mensile: aprile 2010

Balle verdi

Che fine ha fatto il progetto di piantare alberi in piazza Duomo, a Milano?

Magoni

dal blog di Ivan Scalfarotto

Sarò sentimentale, dite quello che volete, ma a me che vivo nel paese dove i diritti civili sono una vezzo per radical chic, vedere il Presidente degli Stati Uniti che piange al funerale di un’attivista dei diritti delle donne nere fa venire il magone.

obama cries

Serena è la coscienza

L’aspetto più tragico dei casi come quello di Scajola e dei 900 mila Euro (un miliardo e 800 milioni di lire, come dice Tremonti quando vuole gonfiare l’effetto) per l’appartamento con vista sono le sue dichiarazioni di “coscienza a posto” , scajola non perchè menta, ma perchè è sincero. Questi personaggi credono che in Italia sia loro diritto, quasi un “fringe benefit” del loro potere, come il telefonino di servizio, la segretaria o l’autista, ricevere e fare favori tra amici, piazzare parenti e amanti, distribuire stipendi ai clientes, assegnare commesse pubbliche come fossero souvenir personali o gadget. L ‘essere stati “eletti dal popolo” li fa sentire immuni da ogni altra considerazione etica, come la leggendaria “licenza di uccidere” di 007. Mai uno, uno solo, che dica ao’, m’hanno beccato, la festa è finita. Non lo dicono perchè non lo pensano, perchè credono di essere perseguitati ingiustamente, visto che lo fanno anche gli altri: e perchè beccano me? Non gli viene neanche in mente, o non sfiora le loro coscienze sempre a posto e immancabilmente serene, che un amministratore di cosa pubblica, cioè non sua ma nostra, dovrebbe fare attenzione anche a un invito a pranzo o a un panettone regalato a Natale, essere tanto più attento quanto più importante è la sua posizione. Negli Stati Uniti, il valore massimo di un regalo che un Presidente o un funzionario del governo possa accettare è di 50 dollari per un dipendente della Casa Bianca (coniugi e parenti e partners inclusi) secondo le nuove disposizioni emanate da Obama lo scorso anno, mentre lo staff di un parlamentare non può accettare neppure una pizza offerta da un lobbysta. Il che naturalmente non impedisce corruzione, stecche, regali travestiti da viaggi di ricerca e formazione, partite di pesca in alto mare, mignottame assortito ambosessi etc etc, perchè le leggi non eliminano i reati, si limitano a definirli e a cercare di punirli. Ma almeno, lo sanno e qualche volta la coscienza gli rimorde. Non sono, per usare le parole di Scajola, “sereni”.

Vittorio Zucconi

Acqua un bene comune. Pubblico

immagine documento

Il Partito democratico si è opposto alle norme fatte approvare dal governo a colpi di fiducia e che spingono verso una privatizzazione forzata togliendo agli enti locali la possibilità di decidere e portando al rischio di monopoli privati nelle mani di poche grandi aziende spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio; norme presentate sotto il titolo di obblighi comunitari quando in realtà non c’è alcun atto comunitario o sentenza europea che imponga di forzare l’ingresso dei privati nel servizio idrico integrato.

Il Pd è contro il disegno di privatizzazione forzata imposto dal governo ed è vicino a quanti lo contrastano seguendo le diverse vie referendarie. Combattere, anche con il referendum contro la privatizzazione forzata dell’acqua è una battaglia fondata ma lo strumento referendario da solo non basta, è inadeguato sia per la scarsa efficacia dimostrata negli ultimi anni (24 referendum persi su 24 negli ultimi 15 anni per mancato quorum) sia perché sua natura abroga leggi senza definirne di nuove e più efficaci.

Il Pd vuole formulare una proposta complessiva di gestione del servizio idrico integrato con un percorso di costruzione di un progetto di legge partecipato, che coinvolga amministratori locali e cittadini e che metta al centro la risorsa acqua per sua natura pubblica, da rendere disponibile a tutti e da preservare per le future generazioni.

L’acqua, infatti, è un bene comune dell’umanità, un bene essenziale e insostituibile per la vita. L’acqua non può che essere un bene pubblico e deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità e solidarietà e con criteri di sostenibilità per preservarne la qualità e la disponibilità per le future generazioni.

L’acqua è quindi necessariamente un bene pubblico e lo sono anche le infrastrutture del servizio idrico che vanno gestite con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio.

L’acqua è un bene scarso e va preservata attraverso la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia.

L’acqua è un bene fisicamente limitato e come tale va prelevata e gestita secondo criteri efficienti, in particolare assicurando la migliore manutenzione delle reti di distribuzione, combattendo ogni forma di spreco e governando l’uso della risorsa e la sua assegnazione per i diversi usi, potabili, agricoli e industriali, garantendo l’obiettivo della sostenibilità attraverso incentivi al risparmio idrico e il rispetto di standard di qualità.

Per il Partito democratico sono obiettivi irrinunciabili la tutela delle acque, l’accessibilità per tutti, un uso razionale della risorsa che operi dal lato dell’offerta e non si limiti a rincorrere la domanda, l’equità delle tariffe e la massima qualità ed efficienza del servizio. Irrinunciabile anche l’obiettivo della copertura totale del servizio di depurazione sull’intero territorio nazionale e di una gestione sostenibile della risorsa acqua, con la riduzione quindi di dispersioni, sprechi e usi inappropriati.

Per raggiungere questi obiettivi:

  • una forte regolazione pubblica, attuata da una autorità di regolazione nazionale di cui siano compartecipi Stato e regioni, che consenta di definire standard di servizio, monitorare i risultati, applicare eventuali sanzioni e quindi incentivi qualità, efficienza e risparmio per migliorare il servizio e garantire al tempo stesso equità e uso sostenibile della risorsa acqua
  • ruolo fondamentale delle regioni e degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato nel pieno rispetto dei principi generali, degli standard di qualità, dei livelli minimi essenziali fissati
  • gestione industriale del servizio idrico integrato (ossia dell’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue) anche per realizzare economie di scala, assicurare qualità omogenea e controllabile dei servizi, garantire sicurezza degli approvvigionamenti idrici ed efficienza nella depurazione
  • un quadro normativo chiaro e stabile che metta fine alla continua incertezza prodotta dai ripetuti interventi del centrodestra che riparta affidando alle regioni il compito di organizzare il servizio idrico integrato sulla base di ambiti territoriali ottimali definiti secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità nel rispetto dell’unità dei bacini idrografici, dell’unitarietà della gestione e quindi del superamento delle frammentazioni, dell’adeguatezza delle dimensioni gestionali, della riduzione delle sperequazioni tra ambiti limitrofi
  • tariffa come corrispettivo del servizio idrico integrato, che preveda una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e ai nuclei familiari numerosi e una tariffa che incentivi il risparmio idrico e scoraggi quindi i consumi elevati
  • meccanismi che vincolino alla realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio, stimati in almeno 60 miliardi di euro con un impegno aggiuntivo per garantire lo stesso livello di servizio in ogni area del paese

Iniziamo da oggi un percorso di costruzione di un progetto di legge che si articola intorno a queste linee guida e che vogliamo elaborare con i nostri amministratori locali ed eletti, territorio per territorio, e con il sostegno dei cittadini che vorranno firmare la petizione a sostegno della nostra proposta.

Perché rivoluzionare un sistema che funziona già?

Fra un po’ un bambino nato nel 1994 potrà votare. E forse avrà sulla scheda la stessa identica scelta dei suoi genitori nell’anno della sua propria nascita.

Giorgio Gualberti su imille-discussione

L’Eleganza della destra

Marcello Veneziani su Il Giornale critica Sergio Marchionne:

Stanotte mi sono sognato Sergio Marchionne che girava nudo col maglione tra Napolitano, Montezemolo e Papa Ratzinger…

Ha fatto un voto, ha subito un trauma infantile, da bambino fu violentato da un pedofilo con la cravatta, ha avuto problemi con gli usurai detti appunto cravattari?

Sarà che vive in Svizzera e veste così per mungere le mucche, per gli alpeggi e per i cori di montagna.

Il maglione è diventato il suo burqa identitario.

Marchionne ama il vestire «a cazzo»…

Non so se anche la sua lingerie è adeguata al ruolo, se usa mutande in euro5, munite di airbag in caso di erezione…

(via Cattivamaestra)

Shamepedia (piccolo spaccato dell’Italia odierna)

Negli ultimi 4 mesi mi sono “divertito” a collezionare link di episodi a sfondo razziale. Sicuramente me ne sono sfuggiti molti altri.  Ci domandavamo se c’era rimasto qualcosa che unisce l’Italia dal Nord a Sud. L’abbiamo trovato. Rabbrividisco, provo vergogna e chiedo scusa. Anche per l’incapacità di reagire.

(Marco Bani)

E se non ci si adegua, c’è sempre Feltri

da Piovonorane

«Chiunque la pensi in un certo modo dentro un partito democratico si discute e si arriva a una decisione all’unanimità. Se si arriva a una decisione in cui c’è una maggioranza e una minoranza, la minoranza si deve adeguare nel suo comportamento alla decisione della maggioranza.»

(Silvio Berlusconi spiega arditamente il suo concetto di democrazia interna)

Italy Today

Casini nel cortile interno della Camera.

Bocchino scatena la rissa.

80 assegni per Scajola.

D’Alema apre a Fini.

Vendola il nuovo leader.

Bossi (quello giovine) resta muto come un pesce.

Il coraggio uno non se lo può dare

dal blog di Luca Sofri

Ok, so che ci sono cose più importanti. Ma visto che ne abbiamo parlato, riporto quello che dice oggi al Riformista Lamberto Dini, con una discreta faccia tosta:

“Ho lavorato con la componente liberal democratica della Margherita. Poi, quando si è cominciato a parlare di PD, ho sempre ritenuto che accelerare la fusione con i DS fosse prematuro”

E infatti nel Comitato per il Partito Democratico chi c’era?