Archivio Mensile: maggio 2010

“Robin” Tremonti alle grandi manovre

Salvo intese“, i tagli del governo riguardano 10 punti, e come al solito colpiscono maggiormente gli enti locali. Ma come nota Boeri l’unico intervento davvero strutturale è il taglio delle province sotto i 220mila abitanti. Curiosa la soglia (in base a quali criteri 220mila e non, ad esempio, 250mila?) ma ancora più curiose le “deroghe”,  come ogni buona legge italiana: le province “di confine” (non quelli di mare, però), anche se sotto la soglia, possono restare. Difesa del suolo dal patrio nemico o semplice favore di Tremonti a Sondrio, sua città natale?

[UPDATE: Come spesso accade, pare che a furia di proteste e "deroghe speciali" già non ci sarà più nessun taglio di province]

Effetti collaterali

Bocchino è censurato da iTunes

La pensione è un dovere

Mentre si discute di pre-pensionare i “baroni” universitari, può tornare utile rileggere l’opinione che il “nostro” Marco Simoni ha scritto per Il Post:

Tra le fandonie più intollerabili che il discorso pubblico italiano ci ha propinato negli ultimi anni c’è la vulgata secondo cui “i giovani devono farsi valere e conquistarsi le loro posizioni”, seguita a ruota da “non vedo tutti questi giovani” (dove per giovani si intende normalmente parlare di uomini e donne attempati). Chi sostiene questa fesseria cerca solo di ergere a legge universale il proprio comportamento che, al contrario, è frutto di una scelta consapevole e colpevole: quella di chi non va in pensione, ma rimane a fare male e con disonore – e nel disprezzo crescente di chi lo circonda – qualcosa che una volta aveva fatto ottimamente, svendendo sull’altare della incapacità di crescere a nuove tappe esistenziali la stima di cui si era stati circondati, accontentandosi del servilismo dei clientes.

La fesseria in questione viene generalmente corredata da auto-agiografie in cui politici o docenti universitari o giornalisti (non mi risulta una categoria sociale in Italia immune da questa malattia generazionale, con eccezioni naturalmente) tendono a paragonarsi con sprezzo del ridicolo a personaggi di successo, spesso richiamando eroici episodi di gioventù. Naturalmente si tratta di politici, professori o giornalisti il cui tasso di coraggio e anticonformismo è pari a quello del famoso coniglio bianco su sfondo bianco, e la cui prepotenza e arroganza è direttamente proporzionale alla povertà di risultati accademici, politici, letterari, da rivendicare. In ordine temporale le ultime esilaranti performance di uomini a cui evidentemente manca qualcuno accanto che, consigliandoli meglio, abbia a cuore quel residuo di stima che il resto del mondo ha per loro sono D’Alema che si paragona a Sarkozy e Veltroni che si paragona a Cameron, seguendo il patetico copione del provincialismo italiano in cerca di modelli stranieri. Non volendo essere da meno in quanto a provincialismo, oggi sull’Unità ho suggerito non certo un paragone (non esageriamo!) ma l’osservazione sincrona tra i recenti fatti inglesi la discussione italiana, senza farmi mancare naturalmente un episodio – non eroico, a tanto ancora non sono arrivato – di gioventù.

La Brambilla da i numeri

E il Secolo, quotidiano di area finiana, ne approfitta per affondare il colpo:

Di sondaggio in sondaggio, il Pdl può intanto mettere a capitale un dato certo: la metà degli immigrati sul nostro patrio suolo è già berlusconiana, basta lavorarci un po’ su e potrà diventare orgogliosamente italiana. E magari iscriversi pure ai circoli della Brambilla. Che volete di più dalla vita?

Frasi che non sentirete al TG1 – Reprise

Dopo Elio Germano, è la volta di Cannavaro, reo di aver parlato male del Trota.

Punti critici

da .mau.

Non vedo nulla di male a chiedere a uno straniero che voglia ottenere la cittadinanza italiana di conoscere la nostra costituzione, di sapere parlare decentemente italiano, di seguire le nostre leggi. È vero che molti dei miei connazionali verrebbero bocciati, ma per loro fortuna da noi lo ius sanguinis è sufficiente per ottenere la cittadinanza.

Però ho parlato di cittadinanza, non di permesso di soggiorno. E invece il Consiglio dei ministri ha preparato l’ennesimo progetto di legge di iniziativa governativa: il permesso di soggiorno a punti. Credevo che fosse chiara a tutti la differenza tra vivere in una nazione ed essere parte della nazione: evidentemente mi sono sbagliato.

Cronache da un paese normale

Nel paese dove non esisteva la crisi, Gianni Letta chiede sacrifici duri.

Un paese dove, dopo le dimissioni di Scajola, il ministero che controlla la RAI è stato assunto ad interim direttamente dal proprietario di Mediaset.

Un paese dove il calendario scolastico si discute pensando a tutto meno che ai ragazzi.

Un paese dove si pensa di poter far approvare un decreto illiberale ma non si ha il coraggio di farlo apertamente. E allora si aspettano i mondiali, per poter parlar d’altro.

In un paese così, anche una regata può diventare una “fregata“.

Lettera aperta alla Direzione del PD e al Segretario Pierluigi Bersani

Negli ultimi giorni una serie di dichiarazioni di importanti esponenti leghisti, comparse sulla stampa nazionale e internazionale, ha riportato al centro del dibattito politico la questione dell’unità territoriale del paese.

Mentre il ministro degli Interni Roberto Maroni celebra i successi dello Stato italiano contro la malavita organizzata, altri dirigenti della Lega Nord come Bossi e Calderoli, essi stessi membri del governo in carica guidato da Silvio Berlusconi, si sono messi in evidenza con espressioni di presa di distanza dalle celebrazioni del 150° anniversario della nascita dell’Italia unita. In un’intervista concessa al quotidiano spagnolo El Pais Umberto Bossi ha addirittura prefigurato l’ipotesi di una Padania collocata fuori dall’Italia.

Questo revival della tentazione secessionista del mondo leghista è preoccupante perché s’inserisce in una situazione generale del paese fortemente connotata da tendenze dissolutive che rimandano alla crisi economica in corso e, più in generale, ai fenomeni della globalizzazione, di indebolimento della coesione della comunità italiana e di reviviscenza di particolarismi ed egoismi di ogni genere. In questo quadro, si accentuano distanze e fratture, vecchie e nuove, che mettono a dura prova la tenuta istituzionale e sociale del paese.
Il Pd e le forze di opposizione costituzionale sono chiamate ad un difficile sforzo per riannodare i fili di una convivenza minacciata e sempre più problematica di una società che ha attraversato un processo storico contraddittorio, sfociato infine nella costituzione della Repubblica democratica.
In questo passaggio, grazie alla spinta decisiva del movimento partigiano, è stato possibile rinsaldare e rinnovare le basi di esistenza e di comunanza del popolo italiano poste dal movimento risorgimentale.
Proprio in una fase di difficile transizione in cui è richiesto un rafforzamento dei legami e della condivisione degli sforzi per il rilancio della storia italiana l’ ambigua fraseologia leghista opera per creare confini e suscitare divisioni incomprensibili e dannose per la cittadinanza. Ricordiamo peraltro che i leghisti insieme a tutto lo schieramento di Destra hanno per buona parte della stagione politica post-Tangentopoli detenuto le leve del potere centrale e se l’Italia è arretrata invece di avanzare si deve anche alla loro incapacità.
Siamo convinti che questo sia il momento della chiarezza e dell’assunzione di responsabilità davanti alle sfide e ai gravi pericoli incombenti.
E’ inaccettabile un federalismo che venga interpretato come momento di un piano generale di scomposizione territoriale del paese. La Lega Nord deve dire una parola definitiva ed inequivoca sull’unità italiana. Deve risolvere una volta per tutte le contraddizioni dell’articolo 1 del suo Statuto che ancora stabilisce l’obbiettivo dell’indipendenza della Padania, termine ambiguo che contiene anche l’ipotesi della secessione dall’Italia.
Non si tratta, nelle nostre intenzioni, di ricacciare ai margini i leghisti ma di impedire una involuzione politica, per favorire un approdo chiaro che Berlusconi e la Destra non sono in grado di determinare.
Perciò chiediamo alla Direzione e al segretario del PD di non più esitare prendendo l’iniziativa di sollevare apertamente e pubblicamente la questione dell’articolo 1 dello statuto della Lega Nord.”

Ma come? la maggioranza degli italiani non era con lui?

Anche chi non s’intende di sistemi elettorali non fatica a comprendere che col doppio turno, alla seconda tornata, tutti i partiti attualmente contro la coalizione di governo si alleerebbero per battere il premier e con i numeri su cui possono contare ce la farebbero.

Il doppio turno è un sistema infallibile per far vincere gli avversari.

Il Giornale

Don’t Panic!*

*omaggio a DNA

The House of Representatives will consider H.R. 5019, the Home Star Energy Retrofit Act of 2010, legislation that will incentivize home energy retrofits and increase employment in the construction and related sectors.

Home Star is a short-term program to create jobs, save energy, and lower families’ energy bills. Home Star will restart the assembly lines at factories that manufacture energy efficiency technologies and will put construction workers back on the job installing these improvements in the homes of millions of American families.