Archivio Mensile: giugno 2010

Libertà ce n’è anche troppa

Berlusconi aggiunge l’ultimo canale che gli mancava. Il quotidiano della Lega si dimentica la sua lotta alla mafia. Il Giornale parla della guerra di Troia, pur di ignorare la notizia. Tanto, si sa, il problema non è mica il pluralismo: di libertà di stampa ce n’è già troppa. Cosa volete che siano le parole del Garante della Privacy, quando dice che il ddl intercettazioni mette in pericolo l’informazione?

Il ministro Brambilla ha nominato un commissario dell’ACI che nominerà il compagno del ministro Brambilla?

da Il Post

A quanto racconta stamattina Repubblica in cronaca di Milano, il ministro del Turismo Michela Brambilla avrebbe lavorato per ricostruire la “governance” dell’ACI milanese con una serie di nomine in cui è difficile non sospettare dei conflitti di interesse, o quantomeno di relazioni. La questione è rilevante anche perché è l’ACI di Milano a gestire il Gran Premio di Formula Uno di Monza e gli interessi e i poteri sono cospicui.

L’ACI è un ente pubblico con un milione di soci e 3400 dipendenti, che comprende più di venti società collegate. A Milano ultimamente i rapporti interni sono stati molto tempestosi.

Sono cinque lettere di dimissioni in due mesi, a fine 2009, a far precipitare l’Automobile Club nella bufera, a decapitare l’ente che gestisce il Gp di Monza e un appetitoso patrimonio immobiliare e a sprofondarlo in un vortice di polemiche e sospetti, oggi raccolti in un esposto alla procura di Milano e Monza. Le dimissioni portano al commissariamento dell’ente. Con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla che nomina commissario straordinario Massimiliano Ermolli, 38 anni, figlio di uno degli uomini più vicini al premier.

Secondo Repubblica il commissario nominato dal ministro Brambilla starebbe influenzando i risultati delle elezioni del 22 luglio, che sono pesantemente contestate dai candidati esclusi e rese sospette dai candidati in ballo: il figlio del ministro La Russa, Geronimo, ed Eros Maggioni, il compagno della stessa Michela Brambilla.

Anche se le elezioni si terranno il 22 luglio, saranno Ermolli, Maggioni e La Russa a governare l’Aci. L’altra lista in gara, “Per la trasparenza”, non è stata ammessa dallo stesso commissario Ermolli per vizi di forma, decisione che ha provocato un ricorso al Tar. “Noi sentiamo l’Aci come un’istituzione da difendere  -  dice Iacopo Bini Smaghi, uno dei candidati esclusi  -  . Vogliamo evitare che arrivi chi la spogli del suo patrimonio”. C’è il Gran Premio che vale circa 50 milioni di euro, ma anche un patrimonio di palazzi  -  tra cui corso Venezia 43 e 45  -  terreni, aree ora occupate da distributori di benzina che valgono altri 70 milioni.
Un piatto ricco per chi controlla il consiglio. “Ci sono stati comportamenti e decisioni che potrebbero far ravvisare ipotesi di reato  -  scrivono i ricorrenti di “Per la trasparenza”  -  la procura esaminerà se vi sono gli estremi per l’azione penale”. Contestato è innanzitutto il doppio ruolo di commissario straordinario e candidato di Massimiliano Ermolli. “Posizione incompatibile con il ruolo di garante delle elezioni” dicono i ricorrenti. Ma soprattutto la denuncia fa riferimento al suo ruolo di consigliere di Sinergetica, la società di consulenza e pianificazione aziendale di famiglia, di cui è presidente il padre Bruno. A destare scandalo sono “i rapporti contrattuali di natura commerciale che Sinergetica ha in corso con l’Aci”, un’attività di consulenza che va avanti almeno dal 2008.

Le dimissioni dei vertici dell’ACI milanese non erano mai state chiaramente motivate, tra polemiche sulla gestione del Gran Premio e sospetti che tendessero a ottenere proprio gli sviluppi successivi. In Brianza il commissariamento “da Roma” era stato visto con allarme e diffidenza nel timore che preludesse atentativi di creare un nuovo GP di Formula Uno a Roma. Adesso Repubblica ipotizza che le intenzioni siano per ora più spicciole e concrete.

L’esposto definisce invece “nebulosa” la candidatura di Eros Maggioni, compagno del ministro Brambilla. Maggioni, scrivono gli esclusi, “si associa alla sezione milanese dell’Aci solo 48 ore prima dell’indizione delle elezioni, anche se risiede a Lecco”. Accuse che ora sarà la magistratura a verificare. Come quella secondo cui ci sarebbero stati anomali acquisti di tessere per garantire l’elezione a candidati fidati, prima ancora che restasse una sola lista a poter essere votata.

E sul torpedone, vendita di pentole fasciste

da Metilparaben

destra

Strepitosa inserzione pubblicitaria uscita sull’Eco di ieri.

Update: scioccamente, nel titolo avevo usato la parola pullman. Non avevo pensato che, quando c’era “lui”, non si poteva mica.

Raccolta differenziata

In Brasile una trasmissione trash sbeffeggia il nostro premier.

Qui da noi, Dell’Utri continua ad inneggiare alla mafia, mentre la Sicilia è sommersa dalla spazzatura.

Il rifiuto del giorno, però, è quello dell’UDC, che non firma la richiesta di dimissioni per Brancher, mostrando a tutti, come se ce ne fosse ancora bisogno, che certe manovre di avvicinamento al partito di Cuffaro erano state alquanto avventate e che, dove possibile, loro preferiscono andare a destra, fra “amici”.

Un mondezzaio, del genere è troppo grosso per non esser notato dagli elettori: la fiducia in Berlusconi è ai livelli minimi dal 2008.

D’Alema in Europa spaventa il Pd

da Cerazade

Domani Massimo D’Alema sarà eletto alla presidenza della più importante delle fondazioni politiche europee, la Feps. La questione ha scatenato un bel dibattito, soprattutto sul Foglio. La scorsa settimana, Andrea Peruzy (segretario generale della fondazione Italianieuropei di cui D’Alema è presidente) ha presentato la piattaforma programmatica dell’eurodalemismo. Peruzy propone di ispirarsi alla migliore tradizione socialdemocratica per costruire una new left. Come potrete immaginare, i cattolici del Pd si sono incazzati. Prima Mauro Ceruti. Poi Giorgio Tonini. Infine Gianluca Susta, europarlamentare del Pd, e vicepresidente dell’Asde. Sentite cosa ci ha detto quest’ultimo e soprattuto cosa ci ha detto Ceruti

“La prossima elezione di D’Alema alla presidenza della Feps va salutata con soddisfazione, ma se il senso di questa nomina è quello spiegato sul Foglio da Andrea Peruzy proprio non ci siamo. Un anno fa avevamo dato vita al gruppo dei Socialisti & Democratici all’Europarlamento non certo per riformare dall’interno un socialismo europeo ormai asfittico. Altre erano per noi le ‘regole d’ingaggio’: creare una moderna forza riformista, oltre il socialismo, insieme con altre famiglie politiche, sul modello del Pd. Quell’obiettivo non è stato raggiunto. Anzi non abbiamo neanche più quel Pd! Forse è vero che la socialdemocrazia sopravvive a se stessa, ma è anche vero che il modello sociale europeo e la crisi delle finanze pubbliche esigono forze politiche europeiste capaci di favorire il regolato liberarsi delle energie inespresse della società europea e non il ritorno allo statalismo socialista. Non ci basta, quindi, una nuova socialdemocrazia e non basta neanche al Pd se vuole tornare a essere percepito come una innovatrice, europeista e democratica alternativa alla destra”.
Gianluca Susta

Il Pd è nato per promuovere l’incontro di culture politiche riformiste e riformatrici con radici diverse, in passato anche in conflitto fra loro. La prospettiva di Peruzy (e di D’Alema?) sembra prospettare il contrario: riproporre in Europa l’autosufficienza del modello socialdemocratico per rigenerarla in Italia. Ma ciò vuol dire dichiarare la fine al progetto del Pd. Basta la logica, non c’è neppure bisogno della politica.
Ho avuto l’onore di partecipare alla fase “costituente” di questo partito, come relatore della Commissione incaricata di elaborarne il Manifesto dei valori. Particolarmente appassionante fu il dibattito generato proprio dall’incontro di sensibilità e di culture politiche diverse, in particolare la tradizione della sinistra riformista, la tradizione riformatrice del cattolicesimo democratico, le culture politiche liberali e le più recenti culture politiche dell’ambientalismo e della differenza di genere.

Mauro Ceruti


Sènsa fì

da Giornalettismo

Umberto Zanetti, volto di Telepadania, proporrà ai suoi spettatori le versioni in bergamasco de L’Infinito, scritta da Giacomo Leopardi, e del primo canto dell’Inferno, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. «Sènsa fì/Sta colina solinga la m’è cara, / come sta sèsa, che la me scond vià/ ona gran part de l’oltem orisònt» : questa la traduzione in dialetto dei primi versi dell’arcinota poesia del poeta di Recanati. Lo riporta l’ADNKronos: insieme al più noto capolavoro di Leopardi, saranno tradotte in bergamasco anche “Il sabato del villaggio”, “La quiete dopo la tempesta” e “Il passero solitario”. Nelle altre due puntate del ciclo bergamasco de “Le nostre lingue” saranno proposte al pubblico di Telepadania le traduzioni da Ugo Foscolo, “I Sepolcri” e del primo canto dell’Inferno, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Per Roberto Fiorentini, direttore dell’emittente, “con queste nuove puntate, Telepadania vuol proseguire nella sua opera si riproposizione delle lingue madri del lombardo. Il bergamasco ricopre un ruolo centrale: sempre bistrattato dai benpensanti, è invece un idioma pieno di poesia e di splendide sfumature lessicali.” E, evidentemente, ideale per tradurre poesie di un poeta marchigiano, un patriota veneto e dal capolavoro di un fiorentino.

SPERIMENTAZIONI - Non è la prima volta che la trasmissione di Telepadania si avventura in traduzioni inconsuete. “Le nostre lingue” aveva già proposto il Vangelo in varesotto, nel periodo della scorsa quaresima. Per Fiorentini, in quel caso si trattava di “un’iniziativa che vuole anche valorizzare moltissime pubblicazioni in lingua regionale che si occupano dei testi sacri”. A febbraio, la trasmissione aveva dato rilevanza ad un inedito Umberto Bossi poeta, che aveva composto un ode all’Aeroporto di Malpensa: “Sacri sono i boschi / e i prati / e la nostra acqua / e i venti / e la neve. / Sacre sono le radici / e la nostra lingua. / Neanche tutti gli esseri del mondo / neanche il Papa / valgono come un ramo di nocciolo / o un cinguettio di un uccello”. E, sempre sotto Pasqua, la trasmissione aveva riproposto una vecchia Via Crucis di papa Giovanni  Paolo II, ovviamente ancora in dialetto: e in quel caso ancora Fiorentini dichiarava che si trattava “di un’operazione che vuol essere, in questo tempo ancora pasquale, un omaggio al pontefice di cui si ricorda in questo mese i cinque anni dalla scomparsa. Non solo: vuole anche dimostrare che la lingua regionale bene esprime i sentimenti religiosi anche quelli più intensi e profondi.”



La politica nella rete

di Carmine Saviano su Repubblica

Dirette su Facebook delle sedute parlamentari. Mailbombing alla Presidenza della Repubblica. E poi Netstrike e Guerrilla Marketing. Speaker’s Corner e Flash Mob. La protesta contro la Legge Bavaglio è solo l’ultima manifestazione visibile di una nuova frontiera dell’impegno civile. Che si basa su nuove pratiche e su nuovi modi di comunicare la politica. Un controcanto permanente al potere costituito che passa, senza soluzione di continuità, dal web alla piazza. Un clic: e i cyber-cittadini scendono in strada per chiedere di partecipare.

Facebook. Nella notte in cui la Commissione Giustizia del Senato licenzia con un si il Ddl sulle intercettazioni, viene inaugurata una nuova forma di cronaca parlamentare. Stefano Ceccanti, senatore del Partito Democratico. utilizza la sua bacheca Facebook 1 per una diretta della discussione in Commissione. Un continuo aggiornamento. Per rendere pubblico il dibattito tra i senatori. E in molti, da casa, partecipano e chiedono informazioni. Inchiodati al computer sino alle 3 del mattino. Un nuovo versante dell’uso politico del social network creato da Mark Zuckerberg. Che è il punto d’origine dell’appello “Libertà è partecipazione informata” e di altre, numerose, campagna d’opinione.

Il Mailbombing. Della serie: c’era una volta il popolo dei fax. Una catena di mail con la stessa richiesta. L’ultimo a riceverla è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggetto: richiesta di non firmare la legge sulle intercettazioni. Il promotore del mailbombing è il gruppo “Valigia Blu”. Che negli ultimi due mesi ha dato lustro ad una pratica di partecipazione politica molto diffusa oltreoceano. Spendendo mail collettive a Emilio Fede e Augusto Minzolini Sul web si trovano veri e propri trattati su “Teoria e Prassi del Mailbombing”.

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Il post-it fra carta e web. I ragazzi del post-it 2 sono l’ultima, clamorosa, forma di protesta. Sono centinaia le foto arrivate al nostro sito. Su Twitter è ora nata l’idea di mettere un triangolo giallo sul proprio profilo (simbolo del post-it): con il sistema twibbon 3 il profilo si aggiorna automaticamente. Rilanciata anche la lettera ai giornali stranieri di Christopher Potter, 4 direttore del Festival Internazionale di giornalismo di Perugia.

Dal web alla strada: lo Speaker’s Corner. E’ la moda del momento. Ci si organizza  -  rapidamente  -  su Facebook. Indirizzo e orario. E poi via, spesso in una piazza centrale. Basta un megafono e un piccolo sgabello. E ognuno può dire la sua sull’argomento del giorno. Il modello è quello Hyde Park, dove c’è un angolo  -  ritratto anche in “Aprile” di Nanni Moretti  -  dove vige la regola del “comizio libero”. In Italia è una specialità del Popolo Viola. Che ne organizza decine in tante città italiane e sugli argomenti più disparati. All’ultimo, svolto a Roma in Piazza Montecitorio, hanno partecipato giuristi e giornalisti.

Guerrilla Marketing. Sfondo bianco e uno slogan: “No alla Legge Bavaglio”. Un marchio che diventa l’avatar con cui ci si presenta in rete. E che identifica chi sta partecipando ad una determinata protesta. Più che uno strumento, una strategia. Per implementare, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie, l’impatto e la diffusione del proprio messaggio. E’ il Guerrilla Marketing nasce come metodo pubblicitario a metà degli anni ’80 e si basa su due precondizioni: scarsità del budget e campagna d’informazione aggressiva. In politica, l’ultimo esempio è l’uso di Facebook fatto dai promotori del No B Day: una manifestazione da 500mila persone ideata e organizzata in poco più di un mese.

Il Flash Mob. Restare immobili per qualche minuto. O abbandonarsi a improvvisi gesti d’affetto. In compagnia di altre centinaia di persone. E’ il flash mob è una delle forme più spettacolari della nuova comunicazione politica. La usano tutti. Addetti ai lavori, amministratori e cittadini. L’ultimo a Firenze, dove centinaia di amministratori locali 5 hanno protestato contro la rigidità del patto di stabilità. Ad un cenno prestabilito, si sono sdraiati su lenzuoli con la scritta: “Stanno mettendo il tuo comune al tappeto”.

Il Netstrike. E’ la versione virtuale del sit-in. Gli utenti si danno appuntamento sul sito internet dell’istituzione o del partito oggetto della protesta. Effetto: migliaia di accessi in contemporanea mandano in tilt i server. E il sito istituzionale diventa inaccessibile. I primi Netstrike sono stati eseguiti a metà degli anni ’90. I più celebri in Italia nel 2001 e nel 2008. Stesso bersaglio: il ministero della Pubblica Istruzione.

Le petizioni online. Migliaia di firme in pochi giorni contro la legge bavaglio. 6 Tutto grazie alle petizioni online. Ovvero: come cercare di “cambiare il mondo dal basso”. I siti che le ospitano sono in aumento. E le firme vengono raccolte sulle questioni più disparate. Si va dai referendum fino ai “salvataggi” di trasmissioni televisive. Per crearne una bastano pochi minuti. I maggiori problemi sorgono quando vengono presentate alle autorità competenti: spesso ci sono problemi per l’autentificazione delle firme.

Un baratto per una firma. E dalle interazioni sul web nascono le proposte più disparate. Come quelle realizzate dal Comitato promotore per il referendum sull’acqua pubblica. 7 Tutto per una firma: barattare una granita, partecipare ad un banchetto nuziale, scalare una montagna in bicicletta. Ed i risultati si vedono. 600mila firme raccolte in poco meno di un mese.

La società dell’allegria

Fra la barzelletta di Berlusconi, il colmo del giornalista prezzolato, la farsa di Brancher e l’umana commedia di Dell’Utri, non si può dire che non siamo un paese allegro. E meno male che ci son loro, perché l’opposizione parlerebbe sempre e soltanto di cose noiose e tristi come la manovra fiscale.

Nord, Sud, Ovest, Est

Bossi: Noi siamo destinati a veder nascere la Padania, non c’è santo che tenga. La Padania sta a noi se farla in maniera pacifica o violenta: io preferisco la via pacifica, perché per l’altra via c’è sempre tempo a utilizzarla.

Cuffaro: La mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia mi impongono il rispetto per il ruolo dei pubblici ministeri, ma è chiaro che non condividiamo le loro conclusioni.

Berlusconi: I giornali disinformano. I lettori dovrebbero scioperare per insegnare a chi scrive a non prenderli in giro.

Obama: Il nostro obiettivo principale è che il consiglio di sicurezza dell’Onu riconosca in modo limpido che il comportamento bellicoso della Corea del Nord è inaccettabile per la comunità internazionale.

Robert Byrd

dal blog di Francesco Costa

È morto Robert Byrd, 92 anni, il più anziano senatore degli Stati Uniti. La sua è una storia bellissima e lunghissima – ha fatto il senatore per cinquant’anni – e molti la racconteranno, oggi. Qui ne avevamo parlato in occasione del primo voto per la riforma sanitaria. Da tempo Byrd non era in grado di partecipare a tutte le sessioni del senato, e le sue condizioni di salute gli impedivano di prendere parte a tutte le votazioni. Anche durante le giornate convulse che precedevano i voti sulla riforma sanitaria, la sua presenza era sempre in dubbio. A un certo punto qualche repubblicano non fece mistero di sperare che morisse, così da compromettere il raggiungimento di quei determinanti sessanta voti. Byrd invece andò in aula a votare, accompagnato dai suoi colleghi che gli spingevano la carrozzina, e ripagò tutti rompendo il rigido protocollo del senato al momento del voto. Chiamato dalla presidenza, invece di dire il canonico «Aye» (sì), disse:

«This is for my friend Ted Kennedy. Aye!»