Un ricordo di Rocco Chinnici, nell’anniversario della morte

Un ricordo di Rocco Chinnici, nell’anniversario della morte

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da Ciwati
Siamo al federalismo senza limitismo. Ormai ne hanno una ogni giorno, poi tanto la smentiscono e il federalismo non lo vedremo mai. Notare il passaggio sulle quote latte. Fantastico. Perché, anche alla luce del nick affibbiato all’erede, non lo chiamiamo «il Quota»?
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Nella zona gianfranca è entrata una zanzara. Sarà per questo che Fini si è svegliato: “Gli indagati escano dal Pdl.” In arrivo un weekend di esodo estivo.
Bavaglio ai blog, alle web tv e persino ai libri. Se anche quelli sempre critici e prudenti contro le mobilitazioni ideologiche decidono di unirsi alla protesta, vuol dire che stavolta la porcata è proprio grossa.
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da Melablog
Il Governo degli Stati Uniti permette agli utenti di effettuare il jailbreak del proprio iPhone e bypassare l’ecosistema App Store per ottenere applicazioni non approvate di terze parti: la notizia giunge ufficialmente prima tramite breve report della Associated Press, poi confermata da un comunicato stampa della Electronic Frontier Foundation (EFF). Le nuove regolamentazioni definite dal Governo Statunitense, su richiesta della Fondazione stessa che le ha diffuse tramite documento PDF approvato dal Copyright Office dell’U.S. Library of Congress.
Secondo Associated Press:
i possessori di iPhone saranno in grado di rompere i vincoli elettronici per scaricare applicazioni non approvate da Apple. La decisione di permettere la pratica comunemente definita come “jailbreaking” è una delle tante eccezioni della legge federale che proibisce di aggirare le misure tecniche che controllano l’accesso a materiale con copyright.
Il jailbreak dell’iPhone è diventata pratica piuttosto comune che, ufficialmente, non viene sanzionata da Apple. La compagnia offre infatti un documento di supporto in cui vengono indicate le principali problematiche riscontrate con terminali jailbreakati e si riserva di negare qualsiasi servizio di assistenza in questi casi, a causa di “modificazioni non autorizzate” che violano il contratto di acquisto. Secondo le nuove regole stabilite, Apple non potrà più rifiutare servizi di assistenza.
Secondo il documento diffuso dall’EEF, infatti:
Quando un utente effettua il jailbreak dello smartphone per rendere il sistema operativo interoperabile con applicazioni create indipendentemente e non approvate dal produttore dello smartphone o del sistema operativo, tali modifiche vengono effettuate al puro scopo di ottenere questa interoperabilità e costituiscono un uso corretto. La giurisprudenza e gli atti del Congresso riflettono il giudizio che l’interoperabilità vada favorita. Il Registro ha anche decretato che stabilire una serie di operazioni che permettano il jailbreak per scopi di interoperabilità non avrà effetti negativi sul mercato per quanto riguarda i lavori con copyright o il possessore del copyright stesso.
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Sicuramente ci sono cose più importanti di cui parlare, oggi, come ad esempio l’eliminazione della moviola dalla RAI, ma noi vogliamo trattare d’altro, e facciamo un balzo in Inghilterra. Sarà che lì capiscono il valore della cultura, fatto sta che l’ingresso ai musei è storicamente libero e gratuito (anche se periodicamente, a onor del vero, anche oltremanica qualcuno propone l’introduzione di un balzello). Sarà per questa predisposizione all’accoglienza, tra l’altro, che i musei inglesi sono tendenzialmente “aperti” anche nel modo in cui si vivono, e per ogni bambino di Londra seduto a terra con matita e pastelli intento a provare a ricopiare un’opera d’arte ce n’è uno italiano costretto ad annoiarsi in un luogo grigio dove si fa di tutto per comunicare che il sapere e la cultura sono solo per pochi (silenziosi) iniziati, e gli altri sono respinti con disprezzo. Accettando le regole di questi Sancta Sanctorum, però, ragazzi under 18, anziani over 65, docenti e studenti universitari di materie storico-artistiche potevano entrare gratuitamente, fino ad oggi. Ma ovviamente con Tremonti questi “privilegi” finiranno. Se proprio vogliono entrare gratis in un museo, magari per accompagnarci di notte la propria fidanzata, diventino almeno sottosegretari.
Si fa un gran parlare dei report di Wikileaks e delle leggi islandesi (non ancora approvate, fra l’altro) per la libertà in rete. Ma se oltre a invidiare quello che avviene altrove cominciasse qui da noi una vera battaglia di disobbedienza civile, avvertendo del proprio disobbedire le autorità e andando sotto processo per questo? O vogliamo lasciare il diabolico meccanismo di rettifica per i blog così come viene proposto, ora che anche i giornali avendo ottenuto quel che volevano hanno mollato la presa?
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da DailyNet
Egg 2.0, la factory creativa torinese guidata da Guido Avigdor, Giorgio Risi e Pietro Dotti, è stata scelta dal Partito Democratico per la realizzazione del progetto di comunicazione per la “Festa Nazionale Democratica” che si terrà a Torino dal 28 agosto al 12 settembre. Si tratta di un progetto a tutto tondo che ha coinvolto la factory nello studio dei contenuti della Festa, nell’organizzazione degli eventi, nelle campagne online e offline e nella produzione di contenuti multimediali. «Sarà la prima Festa 2.0 – commenta Pietro Dotti, che è coinvolto in prima persona nel progetto – dove le persone potranno interagire in modo innovativo con gli argomenti chiave della politica italiana. E credo che sia stato proprio il nostro “pensare 2.0” a convincere il Pd ad affidarci direttamente il progetto. Il tema della festa saranno i 150 anni dell’Italia e noi racconteremo quei 150 anni in 15 giorni, utilizzando contenuti multimediali molto avanzati, tra cui anche la realtà aumentata». “L’Italia si riunisce a Torino” è il claim della campagna che allude, ovviamente, alla Festa Nazionale Democratica ma anche ai festeggiamenti per l’Unità d’Italia che vedranno protagonista proprio il capoluogo piemontese.
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Alemanno contro la Lega, La Russa contro i quaquaraquà, il pubblico del MJF contro la Moratti, il PdL contro Granata per minacciare Fini (che a sua volta si scaglia contro Verdini e Cosentino) mentre Berlusconi avverte che il “giocattolo” è suo. Non tutti sono segretari semplici, come Umberto:
Io sono un segretario semplice: se uno pianta casino penso che non gli interessa niente del federalismo né della Padania e lo mando via, non perdo tempo e non servono congressi perché l’incaricato sono io.
D’altronde, non tutti sono partiti da cani, e non tutti possono pretendere miliardi su miliardi al tavolo delle trattative.
Ma noi non ci curiamo dei loro guai e non ci fermiamo (se non in coda in autostrada). Noi andiamo oltre. Insieme.