Archivio Mensile: ottobre 2010

Jihad is sweet, Jihad is fun

No, stavolta non è satira, come per il film su Bin Laden, quello su chi lo cerca e quell’altro sui terroristi: in Yemen gira davvero un magazine ufficiale di Al Quaida, dedicato a volenterosi jiadisti in erba. Chissà se parlano anche di come pettinarsi.

Prima o poi ci si azzecca

dal blog di Luca Sofri

Mi sono figurato la caduta di Berlusconi, quando avverrà tra un anno, due, tre, cinque, dieci: e tutti quelli che vanno dicendo ogni giorno che Berlusconi e’ alla fine e cadrà da un momento all’altro, che diranno “ah! ve lo dicevo!”.

Ecco, allora se la strategia è questa, io ero convinto di aver detto una memorabile cazzata, nel 2006: ma invece quando arriverà quel giorno potrei rivendermela così anch’io.

Siccome questo si sta rivelando l’anno che azzecco le previsioni, io vi dico questa: con Berlusconi abbiamo chiuso. Non subito, non senza fatiche e seccature ancora, ma ormai è in discesa. Augh

Le tecnologie verdi si riveleranno inutili?

di Pietro Raffa

“Quand les technologies vertes poussent à la consommation“,”Quando le tecnologie verdi spingono a maggiori consumi”, titola Le Monde Diplomatique, ripreso da Marco Valerio Lo Prete sul Foglio, grazie al quale mi sto appassionando al cosiddetto “effetto rebound”. A queste considerazioni, appurate da un lungo studio, non ci avevo mai pensato, neanche lontanamente:

Votre fournisseur d’eau vous propose d’adopter un comportement écologique en passant à la facturation électronique. On économisera ainsi le papier, fait-il valoir. Et puisque, ce faisant, l’entreprise réduira ses frais, elle vous fera profiter de tarifs plus attractifs. L’écologie rejoindrait donc l’économie, pour le plus grand bénéfice de tous ! Mais au fait… ces prix plus bas ne vous inciteront-ils pas à arroser votre pelouse, ou à prendre plusieurs bains par semaine ? Est-ce toujours aussi écologique ? Ce paradoxe, les économistes l’appellent « effet rebond ».”



Cosa stanno a significare queste parole? La diminuzione del costo operativo di un bene ci permette di utilizzarlo di più (possiamo tenere le lampadine accese più a lungo) o al massimo siamo portati a “dirottare” i nostri risparmi energetici su altri beni (risparmio sulla luce? Bene, compro un televisore), incrementando in termini assoluti l’utilizzo di energia.

In entrambi i casi il risparmio energetico iniziale verrebbe annullato da una “spesa” successiva. Andrà dunque a finire come crede Lo Prete, e cioè che

A forza di campagne di sensibilizzazione sullo “sviluppo sostenibile”, con conseguente mutamento dei comportamenti individuali, finirà che consumeremo tutti di più, annullando così in definitiva i benefici ecologici delle tecnologie verdi ?

Non sono in grado di dirvelo, non è il mio campo. Però sta di fatto che queste considerazioni arrivano da “Le Monde Diplomatique“, auto-definitosi il “giornale di riferimento per tutti quelli che vogliono comprendere, ma anche cambiare, il mondo attuale”.

Morte alla pena di morte

Lei non sa chi sono io

da Popolino

- Permesso, scusi, si può…?
- Dice a me?
- Sì, scusi, vorrei passare.
- Per andare dove, di preciso?
- Di là.
- E perché?
- Ma niente, è che ero un po’ stufo, sa, di stare di qua, volevo vedere com’è dove sta lei.
- Se è per questo si fidi, non c’è niente da vedere.
- Ma sento dei rumori, mi arrivano degli odori… E non sono gradevoli, me lo lasci dire. Qui dove sto io l’aria ristagna, davvero vorrei cambiar posto, e siccome non posso andare indietro…
- … Vorrebbe venire davanti.
- Esatto. Me la fa questa cortesia? Grazie.
- Beh, no, un momento. Non è che posso farla passare così, all’improvviso!
- Ah no? E perché? E poi, come sarebbe all’improvviso? Guardi, lei non se ne sarà accorto ma io è da un pezzo che sto qui in attesa, sa?
- Eh… un pezzo… Sa da quanto ci sto io?
- Appunto, non le andrebbe di cambiar posto?
- No no, qui sono e qui sto, con tutta la fatica che ho fatto per arrivarci, ci mancherebbe cedessi il posto al primo che passa.
- Però le ripeto che io sono qui da un pezzo.
- Ma io non l’ho mai sentita, mai accorto di niente.
- Davvero? Strano perché vede, le ho bussato alla spalla, una volta stava per cadere e l’ho pure tenuta. Le ho parlato tante volte, ho anche urlato e spinto un po’, infatti avevo paura di aver esagerato…
- E infatti non si fanno ‘ste cose, lei mi ha proprio infastidito!
- Ah, ma allora si è accorto che c’ero! Non è vero che non mi sentiva.
- Boh, non saprei, comunque guardi, i problemi sono altri.
- Tipo?
- Non è importante chi sta avanti e chi indietro, afferra? L’importante è stare insieme.
- Però con lei davanti.
- Si capisce.
- E se stessimo affiancati? Insieme, come dice lei…
- Non se ne parla, non c’è abbastanza spazio.
- Ma guardi, sarebbe sufficiente che lei spostasse il Mercedes, c’è un posteggio giusto laggiù…
- Può darsi, ma a me piace star comodo, e poi ho le mie abitudini, non è che possono venire stravolte così, di colpo.
- Massimo rispetto per le sue abitudini, Dio le conservi, ma non crede che farmi stare qui dietro, in questo bugigattolo, sia un po’ ingiusto?
- E’ vero, è profondamente ingiusto che qualcuno sia costretto a stare in un… come l’ha chiamato?
- Bugigattolo.
- Ecco, in un bugigattolo. Dobbiamo costruire una società più giusta in cui tutti siano fuori dal coso, sì, dal bugigattolo.
- Bravo.
- Grazie.
- Quindi adesso mi fa passare?
- No, i tempi non sono maturi.
- E quando lo saranno?
- Beh, vorrà mica che io ponga un limite alla mia voglia di star davanti. Certo che lei ha delle belle pretese, lo sa?
- Capisco. Cioè, in effetti no, ma fa lo stesso.
- Bravo ragazzo.
- Non faccia il paternalista con me, almeno.
- Il mio è interesse genuino. Chi sta dietro rappresenta il nostro bene più prezioso.
- Abbastanza prezioso da farmi passare?
- Non si allarghi, giovanotto.
- E se, invece di chiederglielo, semplicemente le passassi davanti?
- Indubbiamente, chi sta dietro come lei, se vuole davvero venire davanti dovrebbe dimostrare la forza di spostarmi…
- Se lo dice lei. Allora, se posso…
- Che fa, spinge? Come si permette!
- Ma lei un momento fa mi ha detto che dovevo spostarla…
- Si fa per dire. E comunque si fidi, ci hanno provato altri: se sono qui davanti è perché ho resistito a certe pressioni che… vabbè, non le sto a dire. In sintesi, lei non ha alcuna possibilità.
- Sicuro?
- Anche fosse, la avviso: se mi passa davanti io tiro certi calci che le farò rimpiangere il bugigattolo. In ogni caso, se lei passasse davanti si tratterebbe di un atto di inaccettabile arrivismo.
- E il suo voler stare davanti a tutti costi non è egoismo?
- Assolutamente no, io sono qui grazie alle mie competenze.
- Se è per quello qualcosa la so fare pure io, non saremo tutti geni come lei che sta davanti, ma nel nostro piccolo…
- Frena, ragazzino. Comunque, mancherebbe l’esperienza.
- Capirà che, finchè davanti ci sta lei, mi è difficile fare esperienza.
- Io, alla sua età, stavo già qui davanti!
- Ah, vede? Quindi stava davanti anche senza esperienza!
- Ma erano altri tempi, un altro mondo.
- Ecco, appunto, un altro mondo. Sicuro che sia ancora il suo mondo?
- Finchè sto davanti, lo è.
- Lasciamo perdere. Piuttosto, si può mica fare qualcosa per l’odore?
- Quale odore? Non sento nessun odore.
- Come è possibile? C’è un tanfo soffocante.
- Non mi risulta.
- E quella molletta che ha sul naso?
- Quale molletta?
- Guardi, lasciamo perdere. Mi fa passare almeno per il tempo di dare una pulita? Ci dev’essere un topo morto, da qualche parte…
- Questo non è possibile. Dovrei lasciarla andare avanti, e le ho già spiegato i seri motivi per cui questo sarebbe fuori luogo. E se poi una volta davanti volesse restarci? E’ un rischio inaccettabile.
- Allora guardi, ecco lo spazzolone, dia una pulita lei.
- Non si può mica pulire così, all’improvviso, senza un criterio. Bisogna studiare il problema. Serve del tempo. Durante il quale, ovviamente, il mio posto sarà qui davanti, in prima linea per fronteggiare il problema. Non mi tiro indietro, io!
- Questo si era capito. Almeno mi dia una molletta!
- Mi spiace, questa era l’ultima. Ed è mia.

TartaFuga

5, 6 e 7 novembre. A Firenze. Renzi e Civati. Una tartaruga in rimonta.

L’ora di educazione fisica

da Scene Digitali

Reduce da un paio di dibattiti sull’informazione “in generale” con esponenti della sinistra e della professione, resto convinto che nella loro consapevolezza la rete e il digitale siano ancora come l’ora di educazione fisica a scuola. Praticamente un orpello. Poi si chiedono se la profondità è morta. No, tranquilli, sono i vostri occhiali un po’ appannati.
p.s. e sarà per questo che trattano gli esperti della materia come guru o come “tecnici” che non capiscono di politica. Perché la “tecnica” nella visione prevalente è sorella minore della politica e della cultura. A meno che non sia predicazione messianica.

Scendere dalla torre

di Riccardo Spezia per iMille

Chi si rifugia nella roccaforte della “competenza” e si rende avulso alla società nello stesso momento in cui a quella stessa società domanda sacrifici giustificati dalle proprie competenze fa un errore sia di giustizia che di intelligenza.

La pedagogia è un’arte difficile, ma necessaria quando si chiede qualcosa in cambio dei prodotti del proprio “distante” sapere. E soprattutto è un’occasione per rimettere in discussione alcune presunte “verità” per magari riuscire ad arrivare ad una migliore visione del mondo per una società più giusta. E’ forse più facile far lavorare insieme fisici e filosofi sull’origine e la natura del mondo, ma è sicuramente indispensabile provare a discutere pubblicamente su una visione della società senza dare nulla per scontato, anche alcuni assunti economico-finanziari che dominano il presente. Se questi sono poi così “scientificamente” ineluttabili saranno ineluttabilmente accettati.