di Paolo Borrello
La liberalizzazione dei servizi pubblici è stata oggetto di attenzione da parte del governo Prodi grazie soprattutto ai provvedimenti proposti dal ministro Bersani. I risultati non sono stati eclatanti ma qualcosa si è fatto.
Diversa la situazione per quanto riguarda i servizi pubblici locali. Il disegno di legge del ministro per gli affari regionali e le autonomie locali Linda Lanzillotta si è “arenato” in parlamento per l’opposizione di Rifondazione comunista ma anche di molti Sindaci sostenuti da maggioranze sia di centro sinistra che di centrodestra, come testimonia ad esempio la stessa posizione assunta dall’ANCI. E tale situazione non può che essere valutata negativamente perché se si fosse proceduto ad una estesa liberalizzazione dei servizi pubblici locali i benefici sarebbero stati evidenti, si intende per i cittadini, non certo per le corporazioni che si annidano anche nella gestione di quei servizi. Quali i benefici principali? Quelli tipici delle liberalizzazioni dei servizi pubblici: una riduzione delle tariffe, conseguente alla diffusione della concorrenza, oggi pressocchè assente, una riduzione degli sprechi e quindi dei costi e pertanto una riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni. E poi, “last but not least”, un miglioramento della qualita’ dei servizi erogati.
Ma come spesso avviene in Italia i benefici di molti passano in secondo piano rispetto ai vantaggi di pochi ma ben garantiti e protetti.
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