Che strana cosa la politica italiana, e massimamente quella toscana!
di Simone Siliani, candidato alla segreteria toscana del Pd per la mozione Marino
Dicono: “bisogna fare un congresso unitario del Pd toscano; non dividere una delle poche realtà strutturate del partito in Italia”. Allora tu pensi che sia bene tranquillizzare tutti e proporre una dichiarazione politica comune ai tre candidati alla segreteria e dici unilateralmente di optare per una gestione collegiale del partito in caso di vittoria. Reazioni? Silenzio. Al che capisci che forse per “unitario” si intendeva “candidato unico”. A beh, allora, se me lo dicevi prima, cantava Jannacci. Ma, scusate, o non si era detto tutti che le primarie sono il metodo per selezionare i gruppi dirigenti e i candidati alle cariche elettive per il Pd? Tanto che in Regione Toscana si è fatta pure una legge! Ma se alle primarie non ci sno almeno due candidati, che primarie sono? Poi esce un documento, firmato da autorevoli personalità del Pd dall’intrigante titolo “Salviamo il Pd”, che fra le varie cose dice che si auspica un “partito aperto”, nel quale “tutte le cariche siano contendibili”, un “partito delle primarie”.
Ma come si fa a “contendere” se c’è un candidato solo?
Allora, pensi che – sempre nello spirito unitario e per rispondere alle giuste richieste di chi invoca un congresso sui contenuti anziché una conta di voti – può essere opportuno proporre una iniziativa comune dei tre candidati sul tema del lavoro. La crisi ha, fra i diversi effetti, quello di portare ad una precoce e drammatica espulsione dai processi produttivi lavoratori precari e rendere precario il lavoro di tanti che venivano considerati lavoratori “garantiti”. Ciò avrà il doppio effetto, da un lato di accentuare la crisi sociale e le difficoltà di un sistema di welfare già insufficiente a garantire soggetti “deboli” tradizionali (anziani, malati, immigrati, ecc.) figurarsi a dover sostenere “nuove” povertà dei già garantiti; dall’altro porterà ad un aggravarsi della crisi economica (meno salari = meno consumi = meno “ripresa”) e dei conti pubblici. E’ il tema giusto per unire il partito e dare un contenuto alto eppure concreto alla fase congressuale. Scrivi in tal senso agli altri due candidati, ma il silenzio è assordante. In più, giornali e politici rispondono così: “Ma, Manciulli ha dalla sua Chiti”, “Già, ma Fragai ha Gelli”, “ok, allora Manciulli risponde con Martini”. Sembra il gioco delle figurine che facevamo da ragazzi. Non capisco, davvero: naturalmente ciascuno ha diritto di schierarsi con chi vuole, ma mi sembrava che si era detto di evitare la conta e lo schieramento a priori e invece puntare sui contenuti. Ma qui, in base a cosa autorevoli dirigenti si schierano con l’uno o con l’altro? Sui contenuti? Ma se si sono schierati ben prima di poter leggere le linee programmatiche dei tre candidati! Allora, sul riferimento dei candidati regionali alle mozioni nazionali? Ma se è proprio quello che molti stigmatizzano, compreso i firmatari del documento “Salviamo il Pd”.! E, poi, alcuni votano la mozione nazionale X e il segretario regionale Y. Allora, ci si schiera considerando il profilo e l’esperienza della persona? Beh, qui nessuno può vantare curriculum ed esperienza superiore agli altri: se volete, posso elencare i miei per credere. Dunque, ci deve essere qualche altro motivo. Forse, c’è la preoccupazione di garantire continuità e stabilità. Legittima preoccupazione se a contendere la carica al segretario attuale ci fosse qualche irresponsabile “grillino” o qualche imberbe neofita, ma non mi pare questo il caso. E poi, se questa preoccupazione facesse premio sulla più volte reclamata contendibilità delle cariche, allora si potrebbe evitare di fare dichiarazioni altisonanti lontano dal fuoco delle primarie. Leggo nell’impegnato e militante recente libro di Vannino Chiti, “La sinistra possibile. Il Partito Democratico alle prese con il futuro” (Donzelli editore, 2009) dichiarazioni importanti in questo senso: “Non abbiamo saputo, voluto o potuto costruire un rinnovamento e un ricambio dei gruppi dirigenti del nostro partito. E’ un obiettivo al quale dedicarci con serietà. Non è sufficiente dichiararlo, qualche volta addirittura ai fini della lotta interna. E’ necessario un impegno non di tipo episodico e discontinuo”. Giusto. Io, molto più modestamente, l’ho scritto nelle mie linee programmatiche come un dei primi tre obiettivi del Pd regionale. Ma, domanda, come si pensa di attrezzarsi a questo compito, veramente? E qui, come nel gioco dell’oca, si converrebbe riprendere la lettura di questo testo dall’inizio.
Strana cosa la politica toscana….