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L’Amore ai tempi di…
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Una bella favola
Una bramina e un paria si innamorano, a Londra, e sfidano la tradizione indiana.
L’Amore è ciuco
No, signor Presidente. Non è vero che “rubano tutti“. C’è ancora chi, come Lei, è mosso da sinceri sentimenti di Amore verso tutte le creature. Prenda la Brambilla, ad esempio, che adora tutti gli animali, soprattutto «l’asino Ugo che stava finendo brasato per la Festa dell’Unità di Pavia ma è stato salvato da Vittorio Feltri». A quei comunisti non bastava mangiare i bambini, evidentemente…
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In Milioni per un panino

Non state ad ascoltare chi dice che eravam meno, parlando di un palco di 200 mq e mostrando le foto da un’angolazione diversa di quella dei TG.
Eravamo Milioni, al grido di VINCERE e con 100 euri in tasca, venuti fin da L’Aquila ad ascoltare il leader del Partito dell’Amore (fisico), che vincerà sempre sull’odio e già che ci siamo anche sul cancro.
Per una volta che andiamo in piazza invece che a Forte dei Marmi ce lo volete riconoscere?
La prova d’Amore
Da Piovono Rane

E’ antico uso, tra i maschietti adolescenti, chiedere alla fidanzatina la “prova d’amore”: un modo un filo furbesco per soddisfare la propria tempesta ormonale.
Vedo con piacere che Libero spiega, senza molti giri di parole, che anche il fresco fondatore del partito dell’amore chiederà presto al Pd la prova in questione, consistente (tu guarda) nel progetto di legge sul legittimo impedimento, cioè nella sua sottrazione alla legalità.
In caso di mancata prova d’amore, sarà evidente che a sinistra ha vinto il partito dell’odio (oh, non lo dico io, lo dice Libero).
Non so se è chiaro a tutti l’effetto devastante – in termini di rimbecillimento collettivo – dell’ingresso a gamba tesa in politica delle categorie emotive, dei sentimenti.
Non c’è più un uomo politico alle prese con dei processi e che, come ogni altro cittadino, ha il diritto-dovere di difendersi nei processi. C’è un uomo buono – vittima delle persecuzioni dei giudici e dei violenti a parole o a statuette – che vorrebbe amarci tutti, e ci chiede in cambio solo una piccola prova d’amore, e se non gliela diamo vuol dire che l’odiamo.
Questo è il livello del dibattito politico oggi, in Italia.
Poi c’è ancora qualcuno convinto, a sinistra, che il superamento del modello culturale berlusconiano non sia la priorità.
Santi numi.
(La vignetta è di Rainer Hachfeld ed è stata pubblicata dal quotidiano tedesco Neues Deutschland)
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Il Partito del Rispetto
Per farsi un idea dell’immagine delle donne nell’Italia di oggi, basta guardare un paio di spot che vanno per la maggiore in questi giorni: si tratta, a giudicare dalla nostra televisione, praticamente di serve afflitte da molesti (per se stesse ma, diciamolo, soprattutto per gli altri) problemi di odore. A completare il trittico ci sarebbe anche lo spot del Tantum Rosa, per il momento non reperibile su YouTube, che aggiunge un ulteriore carico comunicando urbi et orbi a ora di pranzo e cena che le malcapitate in questione soffrono anche di fastidiosi pruriti vaginali.
Io non so voi, ma io trovo tutto questo completamente inspiegabile. Inspiegabile come si possa sopportare che il sessismo sia assolutamente accettato, per esempio, e parte serenamente integrante del nostro modo di vivere. Come l’Alitalia non abbia preso a calci nel sedere il creativo che ha fatto quella pubblicità, come sicuramente avrebbero fatto British Airways e Lufthansa. Come Raoul Bova e signora si possano essere prestati ad interpretare rispettivamente il califfo e la servetta, anche coinvolgendo la propria vita privata. Come possa tollerare il sindacato (che invece, quando si tratta di farci aspettare 12 ore un aereo costringendoci a bivaccare per terra in un aeroporto per difendere i diritti dei lavoratori, non ha nessuna esitazione) che sia ufficialmente annunciato a tutti i clienti che le hostess vanno trattate non come persone che lavorano ma come delle geishe. Come si possa tollerare che le nostre madri, mogli, amiche e sorelle possano essere serenamente equiparate al cane e al gatto di casa (”Ecco: qui c’è il collare antipulci per Tobia, sul prossimo scaffale trovo il sacco con la lettiera che fa la palla per Napoleone e poi devo ricordarmi assolutamente i Lines Perla e il Tantum Rosa per la Giovanna così finalmente smettono tutti di grattarsi e non abbiamo più nessun problema di odore in casa!”).
L’Italia ha bandito il politically correct prima di averlo mai adottato. Le parole di Berlusconi sulle donne, quelle della Lega sugli immigrati e quelle di tutti sui gay sono ormai così parte della nostra cultura che qualsiasi cosa è permessa e sembra un moralista bacchettone chi si permette di invocare il rispetto per se stesso e per gli altri.
Con Berlusconi che ci fa la predica quotidiana sul partito dell’amore (eppure io ’sto partito l’ho già sentito da qualche parte…) in realtà verrebbe da fondare, e subito, un “Partito-del-rispetto-reciproco-tra-persone-civili”, di cui mi pare si senta un urgentissimo bisogno.
L’amore non si instilla per decreto
I Paesi che mostrano i climi politici e sociali più «amorevoli» e concilianti sono quei Paesi in cui le istituzioni trasmettono – e ricevono – fiducia, in cui i servizi funzionano, in cui c’è più sicurezza sociale ed economica, Paesi in cui in sostanza si è smesso di preoccuparci troppo della sopravvivenza quotidiana, in cui non si ha paura che ci venga tolto il necessario per sopravvivere, e dove ci si può focalizzare su quello che serve per vivere bene e per auto-realizzarsi: cultura, istruzione, arte, libera espressione, e così via. Al contrario i Paesi in cui la gente è assorbita dalla paura di non farcela, di trovarsi sola di fronte alle insicurezze e alle difficoltà, senza certezza di assistenza, di aiuto, con la percezione di diritti sociali e civili incerti e fragili, sono Paesi in cui più facilmente si sviluppano paura e odio. Paesi in cui l’istinto di sopravvivenza prevale sul senso di comunità, dove la diffidenza finisce per uccidere la fiducia e la solidarietà, dove l’avversario diventa nemico, dove il confronto diventa scontro e aggressione. Come si posiziona l’Italia rispetto a queste dimensioni? I dati del World Value Survey ci mostrano due dati preoccupanti. Il primo è che l’Italia ha un livello di sviluppo di valori «postmaterialisti» molto basso (tra i Paesi della vecchia Europa fanno peggio di noi solo Spagna e Portogallo). Il secondo è che dopo un continuo miglioramento che ha consentito alla nostra società di crescere molto nel corso degli Anni Ottanta e Novanta, nell’ultimo sondaggio il nostro Paese registra un passo indietro, una regressione che ci riporta quasi ai livelli di venti anni fa. Questi dati richiamano inevitabilmente le difficoltà economiche e sociali esplose negli ultimi anni e l’incapacità di governarle: l’aumento della precarietà lavorativa, un’immigrazione crescente e mal gestita, il calo di competitività e della produttività. E’ in questo tipo di contesto che la società ha iniziato a ripiegarsi su se stessa e a sviluppare diffidenza, rancori, paure ed è da qui che occorre partire per costruire un Paese meno incattivito. Perché in una comunità non si può instillare amore per decreto, né con un gesto benevolo né con parole concilianti, ma si costruisce collettivamente e democraticamente lavorando su molti fronti: economico, sociale, culturale. E questa è una cosa che molti nostri politici, di governo e opposizione, dovrebbero tenere a mente.
Il partito dell’amore
Mentre tutti dicono I LOVE YOU e accusano l’opposizione di fomentare il clima di scontro, forse è bene fare una raccolta delle frasi d’amore della maggioranza. Così, a futura memoria:
Il bon ton con gli avversari
“Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95). “Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000). “Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95). “La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96). “Prodi è la maschera dei comunisti” (Berlusconi, 22/5/2003). “Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006). “Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).”Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).”Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). “Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).
Il rispetto per gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). “Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).
L’armonia con gli alleati
Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).
La sacralità delle toghe
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). “Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)
La fiducia nella democrazia
“Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime” (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). “Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). “In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato” (Berlusconi, 5/4/2005). “Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti”.(Berlusconi, 21/5/2009)
Il galateo istituzionale
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). “Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95). “Ma vaffanculo!” (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). “Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). “Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).
da Il Fatto Quotidiano del 16 dicembre 2009
E poi dite che son senza cuore
Mentre il Parlamento si appresta a discutere dei fatti personali del Premier e la meritocrazia che dovrebbe caratterizzare i liberisti è mandata alle ortiche nella gestione della RAI, di cosa parlano i giovani leghisti? Di Amore (o meglio, del se sia lecito amare un/a meridionale)
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