I cronisti del gruppo Berlusconi sono stati incaricati di cercare qualsiasi cosa potesse mettere in imbarazzo i critici del Cavaliere, anche avvalendosi di aiuti non giornalistici. Il che ha portato a pedinamenti, intercettazioni, passaggi al setaccio del passato di ciascuno. Obiettivo principale di queste ricerche è stato il gruppo Espresso-Repubblica, poi si è passati anche ad altre testate critiche verso il Cavaliere, come appunto l’Avvenire. Mentre alla Stampa e al Corriere, i cui nuovi direttori peraltro sono più graditi al premier rispetto ai precedenti, sono stati mandati messaggi più trasversali, come le campagne contro la famiglia Agnelli.
Allessandro Gilioli
Montanelli diceva: “Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello”.
Il manganello forse è esagerato ma, per dirla alla Francesco Costa, c’è “un isolotto nordocoreano nella penisola italiana”. E, aggiungiamo noi, sta tentando dalle tv (praticamente monopolizzata) di allargarsi all’informazione tout court.
Vittorio Feltri è da poco direttore de Il Giornale, posto ottenuto dopo la scandalosa campagna di aggressione che ha condotta a Libero contro Veronica Lario, rea di non aver perdonato le notti brave del marito.
Dalla scrivania che fu di Montanelli, adesso, può lanciare nuovi attacchi. Ed ecco una sortita contro il direttore di Avvenire, Dino Boffo, “noto omosessuale già attenzionato“.
Il Presidente del Consiglio, a cui forse per questo il Vaticano ha negato la Perdonanza, si dissocia dalle affermazioni del giornale di proprietà del fratello. Ma, nel frattempo, può permettersi l’attacco a Repubblica.
E anche Schifani non vuole essere da meno, e attacca Fini per le sue parole sulla questione del testamento biologico, accusandolo di voler influenzare i deputati.
Democrazia, per questa maggioranza, pare significhi star zitti.