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Baroni

dal blog di Giuseppe A. Veltri

Marco Simoni sul Post.it ha risposto in modo esauriente su quanto sia azzardato il ragionamento di Ilvo Diamanti in merito alla proposta del PD sullo shock generazionale per l’universita’ italiana (proposta che e’ stata bocciata).

Diamanti si chiede dove siano i giovani a cui far spazio. In sintonia con Simoni, suggerisco di partire dai 3000 ‘dottori di ricerca’ che ogni anno lasciano l’Italia verso le  universita’ straniere. Siamo il piu’  grosso donatore di cervelli europeo (vedi figura sopra). Gli italiani vanno via e non arrivano stranieri.

I giovani ricercatori ci sono, basta guardare nei voli low cost di tanti aeroporti italiani.

La pensione è un dovere

Mentre si discute di pre-pensionare i “baroni” universitari, può tornare utile rileggere l’opinione che il “nostro” Marco Simoni ha scritto per Il Post:

Tra le fandonie più intollerabili che il discorso pubblico italiano ci ha propinato negli ultimi anni c’è la vulgata secondo cui “i giovani devono farsi valere e conquistarsi le loro posizioni”, seguita a ruota da “non vedo tutti questi giovani” (dove per giovani si intende normalmente parlare di uomini e donne attempati). Chi sostiene questa fesseria cerca solo di ergere a legge universale il proprio comportamento che, al contrario, è frutto di una scelta consapevole e colpevole: quella di chi non va in pensione, ma rimane a fare male e con disonore – e nel disprezzo crescente di chi lo circonda – qualcosa che una volta aveva fatto ottimamente, svendendo sull’altare della incapacità di crescere a nuove tappe esistenziali la stima di cui si era stati circondati, accontentandosi del servilismo dei clientes.

La fesseria in questione viene generalmente corredata da auto-agiografie in cui politici o docenti universitari o giornalisti (non mi risulta una categoria sociale in Italia immune da questa malattia generazionale, con eccezioni naturalmente) tendono a paragonarsi con sprezzo del ridicolo a personaggi di successo, spesso richiamando eroici episodi di gioventù. Naturalmente si tratta di politici, professori o giornalisti il cui tasso di coraggio e anticonformismo è pari a quello del famoso coniglio bianco su sfondo bianco, e la cui prepotenza e arroganza è direttamente proporzionale alla povertà di risultati accademici, politici, letterari, da rivendicare. In ordine temporale le ultime esilaranti performance di uomini a cui evidentemente manca qualcuno accanto che, consigliandoli meglio, abbia a cuore quel residuo di stima che il resto del mondo ha per loro sono D’Alema che si paragona a Sarkozy e Veltroni che si paragona a Cameron, seguendo il patetico copione del provincialismo italiano in cerca di modelli stranieri. Non volendo essere da meno in quanto a provincialismo, oggi sull’Unità ho suggerito non certo un paragone (non esageriamo!) ma l’osservazione sincrona tra i recenti fatti inglesi la discussione italiana, senza farmi mancare naturalmente un episodio – non eroico, a tanto ancora non sono arrivato – di gioventù.