Archivi tag: Bossi

Nord, Sud, Ovest, Est

Bossi: Noi siamo destinati a veder nascere la Padania, non c’è santo che tenga. La Padania sta a noi se farla in maniera pacifica o violenta: io preferisco la via pacifica, perché per l’altra via c’è sempre tempo a utilizzarla.

Cuffaro: La mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia mi impongono il rispetto per il ruolo dei pubblici ministeri, ma è chiaro che non condividiamo le loro conclusioni.

Berlusconi: I giornali disinformano. I lettori dovrebbero scioperare per insegnare a chi scrive a non prenderli in giro.

Obama: Il nostro obiettivo principale è che il consiglio di sicurezza dell’Onu riconosca in modo limpido che il comportamento bellicoso della Corea del Nord è inaccettabile per la comunità internazionale.

Abbandonare la Nazion(al)e prima che affondi

Mentre l’Italia si gioca il tutto per tutto, sostenuta anche da Miss Padania, il presidente della FIGC mette le mani avanti parlando (finalmente) di un futuro azzurro più “colorato” e il leader del Carroccio risponde accusando la Federcalcio di aver già comprato la partita.

Sperando in un buon risultato della nazionale elvetica, e certi in questo modo di non esser presi in giro dai tedeschi, intanto, Como e Varese si preparano a diventare svizzere.

Legami

Nonostante l’impegno dei Cicchitto e le ennesime sparate berlusconiane, pare che il ddl intercettazioni stia saltando. Ormai l’unica cosa che lega ancora allegramente tutti gli esponenti della maggioranza è difendere i macellai della Diaz.

Tirare la corda

da Un blog per conservarsi

In occasione dello storico (!) tiro alla fune leghista sul Ticino, Umberto Bossi ha fatto il grande annuncio, lo stesso che si sente dal 1994:

Questa è la settimana del federalismo, che è in commissione, e gli abbiamo fatto l’assicurazione sulla vita perchè non passa in aula ma in consiglio dei ministri dove noi contiamo. Quindi passa questa settimana.

Quindi il federalismo ce lo fanno in Consiglio dei Ministri. Provvedimento d’urgenza. Già, la pazienza dei leghisti starà per finire.

Per la cronaca, la sfida è stata vinta dal Piemonte.

p.s. Barbara, inviata speciale (e coraggiosa) sul posto, mi racconta delle mirabolanti dichiarazioni di Renzo Bossi (direttamente dalle acque del Ticino…) – “Viva i Giovani Padani” – e di Roberto Cota – “Il tiro alla fune è un tipico gioco di origine padana”. Il federalismo lo faranno loro.

p.s./1 sembra che Renzo Bossi, per l’occasione, abbia ricevuto il tapiro d’oro.

Il problema del PdL (e del PD)

Mentre la minaccia di elezioni anticipate rientra miseramente, pubblichiamo l’interessante analisi di Marco Simoni per il Post:

Non ho seguito la direzione del PDL se non nelle cronache dei giornali e nell’imperdibile video su YouTube con Fini che si alza in piedi col dito puntato. Non ho difficoltà, comunque, a convenire con l’analisi di Luca Sofri: sotto le urla, niente. Non un progetto comprensibile, non un’analisi politica, solo propaganda e discorsi di facciata. Tuttavia, questa analisi pone un quesito ancora più impellente: come è possibile che un partito così vuoto di contenuti riesca a godere di un consenso così corposo e continuato? E quindi, di riflesso: cosa dovrebbe fare il PD ora che il maggior partito di governo appare così diviso al suo interno?

Per cominciare, si potrebbe osservare che il PD è diviso ancora maggiormente del PDL. Per dirne una: non è ancora riuscito a trovare la strada per un’equilibrata convivenza tra gli esponenti più vivaci e di successo (nel senso del consenso elettorale) delle nuove generazioni, e una vecchia guardia che continua a non tollerare ogni iniziativa politica che sfugge al suo controllo. Inoltre, fa abbastanza impressione sentire Bersani che a tre anni dalla fondazione del PD, e a oltre un anno dalla sua candidatura a segretario, conclude la direzione del partito suggerendo che “serve un progetto per l’Italia” mentre qualsiasi persona di buon senso si aspetterebbe di sentirselo spiegare, questo progetto.

Il dato evidente è dunque che, al netto della capacità retorica e della maestria nel titillare le corde della nostalgia, sensibili in una significativa porzione dell’elettorato di centrosinistra e dei suoi militanti, l’attuale classe dirigente del PD non ha alcuna capacità né di svolgere una analisi approfondita sull’Italia contemporanea, né di individuare soluzioni che parlino ai mondi ai quali si riferiscano, e siano immediatamente comprensibili ai cittadini – a tutti i cittadini, anche quelli che non voteranno mai PD. Se un progetto per l’Italia non è stato elaborato in oltre un anno di congresso, infatti, penso sia ragionevole smettere di aspettarlo, perlomeno da parte di queste persone.

A questo siamo, quindi. Il PDL non se la passa bene, il PD non ha alcun progetto per l’Italia, e dunque per vincere le elezioni e sottrarre il potere alla destra trova più utile impegnarsi in altro: comunicazione politica audace, alleanze onnicomprensive, giochi di palazzo, eccetera. La vetrina vuota della direzione del PDL però non ci inganni: la politica non è scomparsa, ma ha semplicemente cambiato riti e luoghi.

Uno sguardo veloce ai risultati del governo Berlusconi mostra infatti un progetto chiaro e perseguito con coerenza. Un progetto di conservazione sociale, in cui si protegge ogni rendita acquisita. Un progetto difeso e sostenuto dalle principali corporazioni italiane, compresa larga parte dei sindacati, e che ha come effetto non voluto – ma evidente – l’esplosione delle disuguaglianze, secondo qualsiasi metro le si voglia misurare.

Un progetto conservatore che, in maniera non sorprendente, adotta una narrazione populista, individua nemici di classe (i radical-chic) e gradini inferiori da schiacciare (gli immigrati), con un’araba fenice – panacea irreale dei problemi del paese – che per sostenersi ha bisogno di non essere mai raggiunta: il federalismo.

Questo progetto non si basa solo sul leaderismo carismatico di Berlusconi: per quanto questa sia la sua narrazione pubblica – al netto delle uscite di Fini, ormai – solo una lettura superficiale e ingenua può sostenere che la leadership di Berlusconi sia incontrastata e totale. Al contrario, i conflitti politici e distributivi, la cui mediazione è rappresentata da Bersluconi e dal consenso popolare che tale mediazione riesce a raccogliere, avvengono in altri luoghi. Non nelle direzioni del partito, in maniera molto parziale sui giornali di area, certamente non attraverso una dialettica pubblica. Per questa ragione, al di là della sostanza del contendere, la rottura di Fini è più grave di quel che sembra, e potrebbe portare con sé conseguenze serie per la tenuta del governo.

The Day After

Insulti, censure e minacce di scissione.

C’era una volta…

…in un paese vicino, una brutta storia di vertici a corte, diritti di blasone, leggi a misura del re e altre in favore dei signorotti prepotenti. Qui si aspettava e si aspetta, oggi come allora, il Cavaliere che possa sconfiggere il Caimano Drago, o mal che vada il Drago buono che possa sconfiggere il Cavaliere…

Sono il miglior piantatore di alberi degli ultimi 150 anni

Mi dicono che forse non ho capito. Ma io ho capito benissimo

Loro sono persone italiane che il capo è un italiano. Lui alla tv parla un po’ male perché è malato, ha la faccia
storta. Loro vogliono mandare via dall’Italia tutti gli uomini, le donne e i bambini non italiani. Oppure anche quelli come me che sono nata in Italia ma i miei genitori e dei miei fratelli e sorelle grandi no. Loro sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud, l’Ovest e l’Est.

(Naima, 11 anni)

Loro hanno fatto una rivoluzione

Francia:

Il figlio del Presidente, studente universitario poco più che ventenne, era stato inopinatamente candidato alla guida di un’importante società statale, ma la sollevazione dell’opinione pubblica, capeggiata dagli stessi elettori di Sarkò, ha bloccato il sopruso sul nascere. (Gramellini)

Italia:

Renzo Bossi grazie a papà Umberto entra nell’organico dell’Osservatorio sulle Fiere Lombarde, per vigilare sulla “torta Expo” (blogosfere)