Archivi tag: California

Sbarcare il lunario

Mentre la BBC aiuta a ragionare sui tagli (strumento che potrebbe essere utile pure al PD, quando fa ostruzionismo in Parlamento a favore degli enti lirici) gli effetti della crisi, oltre che sui lavoratori (richiamati all’essenziale da Sacconi), si riversano sulle amministrazioni locali e poi, di conseguenza, si sentono direttamente nelle tasche degli italiani: e così, nonostante i proclami del governo e dei maggiori TG nazionali, la pressione fiscale è aumentata dal 2008, portandoci oggi ad essere il quinto paese più tartassato d’Europa.

Ma non tutti possono permettersi di far cassa con le targhe automobilistiche sponsorizzate, come in California. Così, mentre Tremonti svende la Sardegna, a Messina (oltre a risparmiare sul cemento) ci si accontenta di una “dogana” per chi arriva in Sicilia e per chi va via.

Alemanno sfonderà con la sua macchina anche le banchine dello Stretto?

In California cambiano le primarie

da Estremo Occidente

E’ l’istituto più noto della politica americana dopo il presidenzialismo: le primarie per la nomination. Ora la California, eterno laboratorio di innovazioni, le spazza via con un referendum storico. E adotta una primaria sola, per tutti i candidati con o senza partito, quindi aperta a tutti gli elettori.

E’ una svolta che può fare scuola nel resto degli Stati Uniti, imprimendo cambiamenti profondi nella democrazia americana. E’ una “rivoluzione centrista”, in drastica controtendenza rispetto alla polarizzazione degli ultimi anni che favoriva le ali estreme dei due partiti.

I californiani hanno adottato con una maggioranza netta (54,2%) il referendum Proposition 14. Che abolisce dal 2011 le primarie di partito. L’anno prossimo entra in vigore il nuovo sistema della primaria unica. A quella consultazione potranno partecipare candidati democratici, repubblicani, o anche indipendenti, o infine affiliati a mini-partiti (in California ci sono i Verdi, per esempio).

I due candidati più votati alla primaria si sfideranno poi nell’elezione generale, a prescindere dalla loro appartenenza. Potranno esserci quindi duelli elettorali con solo due democratici in lizza, o due repubblicani. La nuova regola della primaria unica, non-partisan e aperta a tutti, si applica a qualsiasi tipo di elezione, cariche locali o nazionali. L’unica eccezione resta l’elezione del presidente degli Stati Uniti.

Canta vittoria Arnold Schwarzenegger, governatore in carica che a novembre conclude il suo secondo e ultimo mandato. Non è stato lui il primo sostenitore di questo referendum, nato da organizzazioni della società civile, però “Schwarzy” il post-ideologico lo ha cavalcato con entusiasmo.

“Cambierà il paesaggio politico – dice il governatore – finalmente il potere di scegliere torna agli elettori. Che premieranno il centro, il pragmatismo, la governabilità”. Schwarzenegger fa sua la tesi dei referendari. La Proposition 14 nasce per contrastare quella deriva radicale della politica, che molti imputano proprio al sistema delle primarie.

Finché le nomination avvengono all’interno dei partiti, in quelle consultazioni spesso chi si fa sentire meglio è la frangia più estremista, la più combattiva. Vedi il caso del Tea Party, il movimento della destra populista, anti-tasse e anti-Stato, che sta conquistando il partito repubblicano.

A sinistra, i sindacati e il movimento progressista Move.On sono impegnati in una battaglia contro Barack Obama, per imporgli alle elezioni di novembre dei candidati radicali.

Una conseguenza, visibile anche nel paesaggio delle tv (la Fox a destra, Msnbc a sinistra), è che le “due Americhe” sembrano due pianeti sempre più distanti, incapaci di parlare un linguaggio comune. E le intese bipartisan – che Obama ha cercato sulla riforma sanitaria o sulle nuove regole della finanza – diventano impossibili.

La primaria unica, secondo gli organizzatori della Proposition 14, cambierà tutto. Per vincere la nomination i candidati dovranno attirare subito gli elettori moderati, gli indipendenti, la fascia fluttuante e indecisa che di solito sta al centro.

E se una primaria dovesse selezionare due democratici (cosa plausibile in California), a maggior ragione all’elezione vera vincerà quello capace di fare il pieno tra gli elettori dell’altro partito. Quindi il più moderato.

Secondo il politologo Peter Schrag di Sacramento, “i politici dovranno imparare a parlare a tutti, non solo alle teste calde che dominano le primarie attuali”. Dan Schmur della University of Southern California sostiene che “tutto si giocherà sul 20% degli elettori indipendenti, quindi sarà una corsa verso il centro”.

Un vero sisma rispetto alla tendenza bipolare. Gli avversari della riforma si trovano soprattutto dentro gli apparati di partito. “Vincerà chi ha più fondi elettorali, sarà il trionfo del denaro e dei politici-miliardari” sostengono all’unisono John Burton e Ron Nehring, segretari del partito democratico e repubblicano in California.

Già una volta un referendum californiano segnò l’inizio di una rivoluzione politica: la Proposition 13 nel 1979 diede il via alla prima rivolta anti-tasse e al liberismo di Ronald Reagan. Ora il segno è diverso: la riscossa dei moderati.

La certezza della pena

Nella frenesia del “cattivismo” oggi divenuto il mantra della correttezza politica e degli schiamazzi per la “certezza della pena”, lo stato americano che per primo volle applicare la massima severità negli anni ‘70, togliendo ai giudici il potere discrezionale e alle carceri le possibilità di libertà condizionale o di riduzione delle pene per buona condotta – la California – scopre con orrore che non soltanto non ha risolto nulla, ma ha aggravato il problema della sicurezza pubblica. Per almeno quattro ragioni: 1) Ha tolto alle autorità penitenziali lo strumento del bastone e della carota, essendo comunque tutti, i disciplinati come i violenti, in galera per il periodo stabilito; 2) Ha sgangherato i sempre cigolanti conti pubblici, imponendo la costruzione di sempre nuovi istituti di pena, per accogliere detenuti condannati per tre volte, addirittura all’ergastolo anche per reati quali furti di mazze da gof, pizze e videocassette, ma tre reati sono tre reati (certezza della pena); 3) Ha aumentato la recidiva incallendo detenuti per reati minori, quasi sempre legati a droghe leggere, che, costretti a lunghe detenzioni accanto a criminali duri e senza possibilità di condoni (orrore!) si sono laureati in criminalità. Oggi la recidiva in California sta al 60%, la proporzione più alta in tutti gli Stati Uniti. 4) Ha reso ancora più difficile la vita alle guardie carcerarie, costrette a lavorare in galere sovraffollate (148% dell’abitabilità) , perchè lo stato non riesce mai a stare al passo con la catena di montaggio dei nuovi condannati. Chi volesse approfondire, prima di vomitare le solite bordate da blog, potrebbe sciropparsi questo studio condotto dalla Law School della Università di Stanford, ma sono certo che sarà più facile sparare opinioni piuttosto che documentarsi e riflettere.

Vittorio Zucconi