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Sensazionale

Il PdL non è avverso ai magistrati. Anzi, li candida pure. Contro la legge.

Pd, con le tessere abbiamo ancora un problema

da Cambia l’Italia

C’è un problema con le tessere del Partito Democratico, e da queste parti lo andiamo dicendo da più di un anno. Sembra ieri che ci interrogavamo sulle modalità con cui si costruiva la base tesserata del Pd, specialmente su alcuni territori a rischio come la Campania e la Sicilia, sembra ieri che ci si domandava, come fece anche Roberto Saviano, chi erano tutti quei nuovi iscritti, da chi era formata la base di un partito che nella sola provincia di Caserta contava più iscritti di tutta la Lombardia o che in alcuni Comuni era in grado di vantare più tesserati alla vigilia delle primarie che votanti alle elezioni. Ne parlammo, con toni anche duri, molte volte, rivolgendoci anche al segretario democraticamente eletto di questo partito che non può essere “un ufficio di collocamento”.

Non è una battaglia di cui, a primarie passate eccetera, ci siamo dimenticati. E vale la pena ribadirlo come fa il senatore Ignazio Marino in questa lettera al Fatto Quotidiano replicando a un’inchiesta sullo strano crollo del Pd campano.

La lettera di Marino al Fatto Quotidiano del 19 giugno 2010 si può leggere qui (in pdf).

Eppur si muove

Fra palesi prese in giro e ulteriori attacchi alla Costituzione da parte del PdL, il maggior partito dell’opposizione non può certo starsene con le mani in mano: e così, mettendo per un po’ da parte le interviste di Veltroni e le polemiche sul tesseramento “allegro” in Campania, ecco sei proposte concrete per l’economia, una piccola rivoluzione verde a Firenze e una protesta online contro il ddl intercettazioni (oltre a quella “fisica” di domani). Che sia finalmente arrivato il momento di giocare d’attacco?

Il voto di scambio ai tempi di Facebook

(hat tip: Piovonorane)

Conosciamo i candidati: Vincenzo De Luca

Per la nostra rubrica sui candidati alle regionali andiamo adesso in Campania. Candidato il sindaco di Salerno, la città che durante l’emergenza regionale dei rifiuti brillava, unica oasi felice, per il suo sistema di raccolta differenziata.

Ecco la biografia di Vincenzo De Luca, dal suo sito. Continua a leggere

Doppio incarico e doppio schieramento

da Piccola Italia

Consigliere regionale con i voti del centrosinistra, sindaco con quelli del centrodestra. La tecnica del dottor Pasquale Giacobbe, medico di base e primo cittadino di Pozzuoli, la città dei mitici Campi Flegrei, nel far resistere il proprio piede nelle classiche due scarpe, merita una menzione particolare. Perché Giacobbe ha elevato la furbizia a pratica politica complessa facendovi ricorso anche nella fase estrema della destituzione, per incompatibilità, dall’incarico regionale.

Quando finalmente la Regione Campania si è decisa – mesi dopo l’ingresso dell’incompatibile in aula – a notificargli la decisione di espellerlo dal consesso per via del suo doppio incarico, Giacobbe si è dato alla fuga. Dagli uffici comunali è scomparso e anche dalla sua abitazione. Il messo notificatore non ha potuto far altro che accertarne l’assenza, l’irreperibilità. “Macché assente, ero malato, cioè in ferie. E solo per una settimana e per questi ultimi tre giorni”, dice il sindaco ricomparso in tempo a rendere la sua furbizia vincente ed esemplare. Perché la notifica, che adesso è stata ricevuta, è compiuta fuori tempo massimo e consentirà al sindaco di resistere nel seggio fino alla scadenza naturale del prossimo marzo. Quel che voleva.

La tecnica di Giacobbe, che d’ora in poi sarà studiata e forse emulata altrove, riserva all’autore anche un altro premio. Da luglio, come la legge gli concede, pur consapevole della propria incompatibilità, ha optato di ricevere, tra le due buste paga in gara, quella più pesante: quella cioè da consigliere regionale. A cui è stato chiamato nel maggio scorso in sostituzione di un suo ex compagno di partito, Roberto Conte, destituito perché condannato.

Giacobbe si era candidato nel 2005 con la Margherita, ed è subentrato grazie ai voti raccolti sotto quel simbolo quando il suo tragitto politico aveva già mutato segno. Nel 2008, grazie al sostegno del centrodestra, era infatti stato eletto a sindaco di Pozzuoli. Sapendo far di conto Giacobbe ha capito che la sua forza sarebbe derivata dalla capacità di resistere nell’ubiquità: un po’ al comune un po’ al consiglio regionale; un po’ di destra e un po’ di sinistra. Quando il suo nuovo partito ha comunicato la decisione che i sindaci, nel caso vogliano sottoporsi alla prossima gara regionale, devono assolutamente dimettersi dalla carica di primo cittadino, lui non ha fatto una piega. Non solo non si è dimesso da sindaco, ma ha reso difficile anche la ricezione della notifica della Regione Campania per quel secondo incarico.

Irreperibile, fuori sede, in una parola: scomparso. La fantastica fuga, giacché alla furbizia gli italiani offrono sempre grande considerazione, gli è valsa una seconda deroga ad personam: il partito di Berlusconi gli concederebbe, nel caso voglia, di candidarsi al consiglio regionale senza doversi dimettersi. Le regole sono fatte per essere derogate, e i furbi, che non sono fessi, vincono sempre. Lei Giacobbe si candiderà al consiglio regionale? “Se il partito me lo chiede…”. E non si dimetterà da sindaco come prescrive la legge: “Assolutamente no”.

Ti piace perdere tutto?/3

di Bot

Ma che succede sotto Roma? Se uno guarda al quadro d’insieme delle regioni che voteranno a fine marzo, tolto il Lazio (che del Mezzogiorno non è parte anche se ha i suoi problemi da risolvere), il resto del panorama toglie il fiato. Le cronache, finora, si sono concentrate sulla Puglia. Effetto in parte del radicamento dalemiano ma pure della disfida tra Emiliano, sindaco del capoluogo, e Vendola, il governatore uscente. I due hanno tubato per mesi, alcuni anni in verità. Amavano definirsi “fratelli” di sorte. Poi la rottura. Dura, pesante, come le rotture che si rispettino. Emiliano scalpita, vuole candidarsi alla Regione e agita le acque mandando i suoi in avanscoperta. Nichi resiste in nome del “popolo”.

Il Pd sbarella, oscilla, concerta… questa mattina l’ennesimo colpo di scena. Protagonista il segretario regionale, Blasi, che a sorpresa candida Emiliano. Diciamo che lo sbatte fuori dai blocchi di partenza o lo precipita in acqua per vedere se davvero vuole nuotare. Pare che Vendola non si sia inalberato più che tanto per la sortita (quasi se l’aspettasse), e che l’abbia decifrata come una mossa dell’amico Blasi per mettere fuori gioco il sindaco. Quest’ultimo, infatti, non può sottrarsi all’obbligo di una risposta. Se dice “Sì, accetto”, si carica sulle spalle il pericolo concreto di una doppia sconfitta (alla Regione e nella sua Bari). Se dice “No, resto dove sono”, allora la strada di Vendola si fa tutta in discesa. Sia come sia è difficile negare che i Democratici escono dal passaggio della candidatura lacerati e vilipesi. Ve lo ricordate il Chiambretti sanremese? “Comunque vada, sarà un successo”. Ecco, qua sembra valere il motto rovesciato.

E passiamo alla Calabria. Lì sono previste primarie di fuoco. Si vota il dieci gennaio e almeno cinque candidati provengono dall’area Bersani. Un capolavoro (non proprio di pluralismo). Il governatore uscente, per parte sua, ha messo le mani avanti sostenendo il rischio di un inquinamento del voto da parte della destra intenzionata a dare una mano alle soluzioni “più deboli”. Traduzione: “se vinco io saranno buone primarie. In caso contrario bisognerà ridiscutere”.

Ora, aggiungeteci la Campania (dove si dibatte di quel che verrà dopo il bassolinismo) e la Sicilia, dove sta maturando l’esperimento della nuova giunta Lombardo col sostegno esterno del Pd, e avrete un quadro – come dire – tormentato? tortuoso? complesso? Fate voi. Tenuto conto che in Abruzzo abbiamo già dato, le speranze migliori si riversano sui sassi di Matera. Avanti tutta!

Figuriamoci

Cosentino resta candidato.

Mettendo in campo le cifre

Termometro politico ha analizzato in profondità i dati di tesseramento e il voto ai congressi di circolo, dalla cui distribuzione si posson trarre alcune evidenze: Campania e Calabria sono regioni con un rapporto iscritti-elettori un po’ anomalo… indovinate chi ha vinto, lì?

Non guardare, Giovanni

di Vittorio Zucconi

In queste ore, la Corte Suprema degli Stati Uniti, nella persona del giudice italo americano Antonin Scalia, scoprirà un busto alle memoria di Giovanni Falcone. fva87qQscnto6vhgdEtBgUJPo1_500In queste stesse ore, il partito di maggioranza e di governo, chiamato il Partito della Libertà, affida, per decisione diretta del poprio lìder Silvio Berlusconi, la candidatura per la presidenza della Regione Campania a Nicola Cosentino, che il ministro Scajola, noto simpatizzante dell’estrema sinistra e delle toghe rosse con i calzini turchese, ha definito “invotabile” per certi suoi presunti – notare il garbo garantista – rapporti con i concittadini, i clan e le buone famiglie di Casal di Principe, da dove proviene. Avendo più volte scritto, in questo blog, che persone come Bassolino e il sindaco Russo Jervolino avrebbero dovuto dimettersi da tempo per il loro fallimento politico e amministrativo, possiamo invitare a pregare per Napoli e per la Campania, perchè ormai soltanto i miracoli possono salvarle. Nel frattempo, Honorable Mister Justice Scalia, rimetta il cappuccio a quel busto, per favore. Non gli faccia vedere come, e da chi, è governata l’Italia, 20 anni dopo la morte sua, della moglie e degli agenti di scorta.