Archivi tag: candidature

Sensazionale!

Le Nazioni Unite chiedono al governo di intervenire sul ddl perché “può minare il diritto alla libertà di espressione” e annunciano missione nel 2011 per verificare situazione.

Dai caschi blu alle toghe azzurre. Berlusconi aveva ragione nel dire che i giudici sono corrotti. Da lui.

Da Berlusconi a Bossi. Tutto in famiglia per diritto dinastico, come ai bei tempi. Infante (o lattante) di Lombardia?

E, a proposito di Lombardia… Sapessi come è strano, la ‘ndrangheta a Milano.

Sempre peggio, insomma.

Sul fronte opposizione, però, candidati a parte, Milano si muove.

Ampia scelta

Trasformisti, veline, mogli, parenti e figli di. Fra i candidati del PdL non si sa proprio chi scegliere.

Manifesto di Fabrizio D'Addario (Pdl)

[Update: avevamo dimenticato la ballerina igienista dentale del premier, il fisioterapista del Milan e il geometra Magnano, coordinatore del progetto Milano 4 ad Arcore]

Sapevatelo

Cristiana Alicata, Gianluca Galletto e Marta Meo, tre iscritti al nostro circolo, son candidati alle prossime regionali, rispettivamente in Lazio, Puglia e Veneto. Ricordatevelo, al momento del voto.

Ci son donne che lo votano ancora?

Il premier rivendica che “una donna può essere brava in politica anche per il solo fatto di essere giovane e magari gradevole. Siamo felici di aver messo in campo un esercito di donne che sono gradevoli, brave”.

Silvio Berlusconi

Vieni avanti, velino

di Filippo Facci su Macchianera

Il problema del «velinismo» non è grave come si dice, è molto peggio. Anzitutto perché, col nostro sistema elettorale, non parliamo neppure di candidature ma praticamente di nomine: quindi dovremmo stabilire se sia più immorale candidare una tizia perché è gnocca oppure candidarne un’altra perché è amante, segretaria, parente, medico, avvocato personale o pizzicagnolo di fiducia.  Continua a leggere

Scelte “politiche”

Delle modalità di scelta delle candidature del PdL, si sapeva.

Quello che non risalta è che la schiera di veline mette in ombra i candidati di destra che meriterebbero una migliore ribalta.

Il PdL poteva contare in Umbria sul sindaco di Assisi, di cui tutti parlano bene.

Pare però che non piacesse al capo per un “serissimo” motivo: bravo si, ma con le orecchie a sventola.

L’Amore non è bello se non è litigarello

Nel Partito dell’Amore la scelta dei candidati alle prossime regionali non è di certo stata rose e fiori.

Fra scelte strane, opinioni contrastanti, guerre intestine, quotidiani all’attaccoveti leghisti, accordi non graditi, alleanze difficili, ministri in lotta e/o degradati, qualcuno già pensa che il giorno dopo il voto potrebbe rompersi tutto.

Amore strano, quello in casa PdL, con B che paga gli alimenti a tutti i partner per evitare il divorzio.

Regionali: partiamo dai dati

La classifica del consenso dei Presidenti di Regione. Qui anche quella per Provincia. Qui il dato nazionale.

E’ ora di rimboccarsi le maniche.

Formigoni ed Errani non possono ricandidarsi?

da Wittgenstein

C’è un clamoroso rimosso dalla discussione politica e giornalistica sulle elezioni regionali: ed è l’illegittimità delle candidature di Formigoni ed Errani, in quanto il loro sarebbe un terzo mandato escluso dalla legge. Una discussione giuridica tra costituzionalisti è rimasta molto occultata. Si scontrano due diverse interpretazioni che provo a sintetizzare come se parlassi a un bambino di sei anni (e come se lo fossi io stesso). La legge che impedisce il terzo mandato è del 2004: secondo alcuni riguarderebbe quindi nel conteggio solo i mandati successivi a quell’anno, e in base a questo i prossimi eventuali mandati di Errani e Formigoni sarebbero i secondi e non i terzi. La logica elementare fa sembrare assurda questa versione: le questioni di non retroattività riguardano le applicazioni delle norme, non le loro precondizioni. Si ragionasse così, se domani si approvasse una legge per il divieto di guida ai ciechi, questa sarebbe applicabile solo a chi diventi cieco da oggi in poi: i già ciechi potrebbero guidare.
Ma l’interpretazione della legge non è cosa di logica elementare, quindi la vicenda è giusto che sia risolta dai costituzionalisti. Anche se non si può negare la bontà di qualunque strumento che limiti a dieci anni la continuità in ruoli di questo genere per le stesse persone (che poi sono già quindici, nel caso di Formigoni: il suo primo mandato di tre è escluso dal conteggio per diversa tipologia), e l’argomento a favore dell’illegittimità ha quindi una sua forza etica oltre che giuridica. Ma soprattutto sarebbe giusto che se ne parlasse, e che la politica la affrontasse. Invece ciascuno schieramento ha il suo interesse, vuoi lombardo o emiliano, a rimuoverla. E faranno tutti finta di niente.

Primarie Sempre (che si facciano)

di Marco D’Angelo per iMille

Lo statuto del Partito Democratico è chiaro (art.1 comma 2):

Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.

Date le premesse, ti aspetteresti che per selezionare i candidati per le elezioni regionali, il PD le usasse largamente, invece cosa accade? Non vi è una sola regione dove sono previste con l’eccezione (forse!), oltre modo travagliata, della Puglia.

Gianni Cuperlo, uno di quelli bravi, ma bravi sul serio del partito, ha scritto un post molto interessante sulla questione.

C’è un passaggio particolarmente istruttivo nel suo discorso:

le “nostre” regole debbono, giocoforza, misurarsi con le regole degli altri. Facciamo un esempio: noi siamo per scegliere i candidati governatori con le primarie (lo abbiamo scolpito nello Statuto). In alcune realtà succede che per vincere (o almeno per competere) vi sia il bisogno di allargare la coalizione ad altri (l’Udc, certo, ma non solo. Penso ai nostri amici radicali per dire). E facciamo conto che questi altri (a torto o a ragione) siano contrari al ricorso alle elezioni primarie per la scelta del candidato o della candidata alla presidenza. Ecco, in questo caso che succede?

Succede che il presunto alleato, l’Unione delle Convenienze, condiziona le nostre scelte senza poi, però, sentirsi vincolato a nulla, visto che ha deciso, comunque, di schierarsi in tante di queste regioni con il Centro-DESTRA, lasciandoci a contare morti, feriti e contraddizioni (guardate il disastro pugliese).

La regola degli altri ha finito per diventare l’eccezione costante alla nostra regola. Abbiamo rinunciato a costruire candidature, portatrici di una legittimazione popolare e di un rapporto con il territorio. Abbiamo rinunciato ad avere programmi credibili, non costruiti a tavolino, ma sviluppati nell’ascolto di tutti. Abbiamo rinunciato alla forza di mobilitazione popolare che solo le Primarie possono dare alle candidature.

Ma non nascondiamoci dietro un dito. L’allergia alle primarie, indipendentemente dai C/casini procuratici dell’UDC, alcuni (tanti?) di noi ce l’hanno da sempre. Il caso emblematico è la Lombardia. Qui, di fronte alla sfida impossibile con il Formoloch che da ormai quindici anni tiene in pugno la regione, le Primarie dovevano essere la via maestra. Tanto più che l’Udc locale aveva, da subito, fatto capire che preferiva schierarsi con la PdL.

Invece la direzione del PD che fa? Candida, sua sponte, i pallidi dei minori del Pantheon bersaniano, i Penati. Quei Penati che, se volete, le loro brave “primarie” le avevano già perse – con le elezioni provinciali – lo scorso anno, dimostrando di non raccogliere tutto sto’ seguito tra i lombardi. Quegli stessi Penati, che in campagna congressuale, avevano richiamato il valore della razza pura degli “iscritti”, contro il meticciato degenere delle primarie.

Sarebbe lungo spiegare le ragioni di questa insofferenza e, onestamente non credo di possedere gli strumenti culturali per farlo. Ma so quale è l’idea svilente di Primarie che sta prevalendo in questa fase nel PD, persino in persone di spessore come Cuperlo:

abbiamo affidato a questo strumento (che tale rimane: uno strumento) delle prerogative superiori alle loro effettive potenzialità. In particolare la possibilità (o la speranza) che lo strumento in sé sia il grimaldello, la chiave vincente, per risolvere o districare complicate vicende politiche. Ma la politica raramente si fa gestire delegando altrove le sue responsabilità.

Insomma, Primarie in cantina. All’occasione, possono sempre essere rispolverate, come si fa con le luminarie a Natale, o con la brutta cornice d’argento che c’ha regalato zia Palmira, quando viene a trovarci.

Peccato che quel altrove cui fa riferimento Cuperlo, per come lo leggo io, sarebbe la democrazia diretta, in definitiva la principale novità del Partito Democratico. La via faticosa che, socialisti, post-comunisti, popolari, hanno scelto di intraprendere insieme, fondendo le loro storie per costruirne una più grande, rivolta al futuro.

E in questo progetto, la competizione onesta ma anche il confronto fattivo, tra classi dirigenti ed elettori, offerti dalle Primarie sono una tappa indispensabile. Ecco, perché se si crede nel Partito Democratico, non si può non credere nelle Primarie e nello spirito popolare che le alimenta. Lo stesso spirito di Robert Kennedy, citato da Thurston Clarke in The Last Campaign.

La vecchia caccia ai delegati non ha più senso. Noi andremo al popolo. E vinceremo.