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Un loft grande quanto il paese

Il Loft, la sede del partito senza porte chiuse, con solo spazi aperti, era il simbolo dell’idea veltroniana del PD, ma aveva finito per assomigliare alla casa di Sergio Endrigo, «una casa molto carina/ senza soffitto senza cucina/non si poteva entrarci dentro/perché non c’era il pavimento. Non si poteva fare la pipì/perché non c’era vasino lì/Ma era bella, bella davvero/In via dei matti numero zero». Un po’ come il partito che ospitava.

Adesso il Loft ha chiuso.

In compenso, forse sulla scia del progetto dei Circoli Virtuosi, lanciato l’anno passato da Oleg Curci e Pippo Civati, adesso è nato In buone mani, un progetto di formazione politica del Partito Democratico per valorizzare e diffondere le buone pratiche di governo locale nelle amministrazioni del centrosinistra, aperto al contributo diretto degli utenti, dei cittadini e delle cittadine.

Un plauso a chi ha pensato che l’apertura non si fa coi simboli, ma coi fatti. Bastava la foto dell’inaugurazione del Loft per capire, dai partecipanti, che a dispetto dei buoni propositi qualcosa non andava.

Non c’è solo lui

di Pippo Civati

Già. Come promesso, sono intervenuto in direzione nazionale. Subito. Per ribadire l’importanza che il Pd si mobiliti contro il decreto salva-premier. Il segretario nazionale, nella relazione, aveva spiegato: attenzione a non dare a B troppa importanza, perché lui cerca il giudizio di Dio, e ci costringe a parlare dei «problemi suoi» e non dei «problemi nostri» (ovvero, del Paese). Per me, e l’ho detto, non c’è alcuna contraddizione. Anzi: dire che «non c’è solo lui» significa proprio denunciare questa schifezza (e la litote «non è aggiustabile» non è sufficiente) e, nello stesso tempo, ricordare al Paese che c’è dell’altro. D’accordo con me si sono espressi Realacci, Gentiloni, Sereni e pochi altri. Il tema della presenza politica del Pd e della continuità con quello che è accaduto domenica 25 ottobre, per me, si traduce proprio nella nostra mobilitazione, ora, attraverso i circoli e i nostri elettori, finora coinvolti quasi esclusivamente su questioni formali e burocratiche. Per non sembrare il partito degli ‘appartati’ ci dobbiamo essere, fin dai prossimi giorni. Se vogliamo guardare al famoso ‘territorio’, guardiamo alle nostre piazze, che già si sono mobilitate. «Non perdere l’attimo», ha detto Bersani. Giusto, Pierluigi, non perdiamolo, che già girano le barzellette.

Mettendo in campo le cifre

Termometro politico ha analizzato in profondità i dati di tesseramento e il voto ai congressi di circolo, dalla cui distribuzione si posson trarre alcune evidenze: Campania e Calabria sono regioni con un rapporto iscritti-elettori un po’ anomalo… indovinate chi ha vinto, lì?

Senza una donna

Può capitare di essere un militante del Pd, e di girare i circoli della provincia di Caltanissetta. Può capitare di dover ricordare che le liste dei delegati alle convenzioni superiori devono essere composte per metà da donne, in alternanza. Può capitare di assistere a scene di panico e proteste degli esclusi di genere: «Ma le donne non ci sono…»”.

Peppe Provenzano su L’Unità

Assemblee dei circoli: risultati

Su ScelgoMarino.it hanno pubblicato i risultati parziali delle assemblee di circolo, basandosi solo sui dati comunicati dai volontari (quando si dice “la potenza della rete”…): Bersani è oltre il 50%, Marino in doppia cifra.

[UPDATE: Adesso anche i risultati regione per regione, città per città, circolo per circolo]

Succedono cose strane

Ho visto l’intero Sud compatto votare Bersani, con percentuali che sfiorano il 70%.

Ho visto vecchi dirigenti che sostengono Franceschini per non cambiare dirigenti troppo spesso (e già, perché quelli che abbiamo son vincenti).

Ho visto circoli in cui contano più le amicizie delle idee.

Circoli con risultati bulgari con 305 voti per Bersani contro 7 delle altre due mozioni messe insieme.

Circoli in cui il numero di voti è maggiore di quello degli iscritti, e non di poco.

Ho visto populisti di sinistra capaci di sostenere che Socrate fosse un maledetto elitario radical chic e al tempo stesso prepararsi a chiudere le porte alle primarie, per rintanarsi nelle loro rassicuranti conte di tessere.

E per tutto questo e per molto altro ancora ho visto Ferdinanda Gigliotti, candidata della mozione Marino in Calabria, decidere di gettare la spugna.

Ma la sconfitta non è lei, siamo noi come partito.

DA

[UPDATE] Anche Pino Caminiti (mozione Franceschini) abbandona la corsa in Calabria chiedendo l’intervento dei garanti. Migliavacca, sostenitore di Bersani, membro del comitato di garanzia e “padre” del folle regolamento di questo congresso, si limita a rispondere di “evitare le polemiche”. Polemiche, già. Chiedere la regolarità del voto è solo un disturbare?

Pippo al quadrato.

Civati, sempre più scettico nei confronti di queste regole congressuali non ferma però il suo viaggio e le sue proposte: quella sulla “quadratura dei circoli” pare stia avendo il meritato successo.

E se ne parla anche nel nostro circolo, riflettendo su una possibile integrazione sui circoli online.

Risultati ufficiosi

In tempo reale, su Termometro politico

Pd, oggi

Proposte facili, occasioni sprecate, risposte non pervenute. Parlare di discontinuità e non praticarla.

Rondini

Ti rendi conto dell’arrivo della primavera quando amici e colleghi passano dal chiederti “Ma come fai a stare nel PD?” a un “Hai visto il video di Debora Serracchiani?