Il Loft, la sede del partito senza porte chiuse, con solo spazi aperti, era il simbolo dell’idea veltroniana del PD, ma aveva finito per assomigliare alla casa di Sergio Endrigo, «una casa molto carina/ senza soffitto senza cucina/non si poteva entrarci dentro/perché non c’era il pavimento. Non si poteva fare la pipì/perché non c’era vasino lì/Ma era bella, bella davvero/In via dei matti numero zero». Un po’ come il partito che ospitava.
Adesso il Loft ha chiuso.
In compenso, forse sulla scia del progetto dei Circoli Virtuosi, lanciato l’anno passato da Oleg Curci e Pippo Civati, adesso è nato In buone mani, un progetto di formazione politica del Partito Democratico per valorizzare e diffondere le buone pratiche di governo locale nelle amministrazioni del centrosinistra, aperto al contributo diretto degli utenti, dei cittadini e delle cittadine.
Un plauso a chi ha pensato che l’apertura non si fa coi simboli, ma coi fatti. Bastava la foto dell’inaugurazione del Loft per capire, dai partecipanti, che a dispetto dei buoni propositi qualcosa non andava.

