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TartaFuga
5, 6 e 7 novembre. A Firenze. Renzi e Civati. Una tartaruga in rimonta.
Dedicato a chi dopo B ci sarà ancora
Promemoria: il PD non è il PCUS
Di Pietro e Grillo non certo meglio, e noi almeno riusciamo a ricordarci di non esser solo antiberlusconiani. Però i sondaggi son questi, ed è meglio interrogarsi sul perché. I questionari possono servire, ma le domande da farsi, insieme, son tante, e senza polemica. E magari si potrebbe cominciare gestendo la TV di partito in modo da non censurare certi momenti, che dite?
Saltare sul carro davanti ai buoi (cambiare i proverbi)
da Ciwati
Il nostro segretario fa largo uso di proverbi e espressioni idiomatiche. Tipo: «cerino in mano», «carro davanti ai buoi», «pettinare le bambole», «qui casca l’asino». Per il bene della «ditta» (appunto), propongo coram populo che si intervenga sui proverbi per trasformarli in senso progressista. Alcuni esempi:
«Tanto va la banda larga…», per l’innovazione tecnologica.
«Non sono i migliori quelli che se ne vanno», contro la fuga dei cervelli.
«Una volta qui sarà tutta campagna», contro il consumo di suolo.
«Qui casca il porcellum», per la riforma della legge elettorale.
Provateci anche voi. Un’ultima precisazione: il carro, di questi tempi, va messo davanti ai buoi, perché senza un messaggio di qualche significato, temo che sul carro non salterà nessuno. Per dire.
Niente fischi, niente fiaschi
da Ciwati
Ho letto il libro di Grillo, anche per via della citazione dantesca del titolo. Avevo a suo tempo commentato il suo programma elettorale, prendendomi anche le critiche dei ‘puristi’ della politique politicienne. In occasione del V-day, avevo risposto che, per quanto mi riguardava, serenamente e pacatamente, Grillo a quel paese ci poteva andare lui, proprio perché sulle sue proposte, due mandati e basta, revisione del trattamento pensionistico per i parlamentari, rapporti tra politici e giustizia ero molto d’accordo. E lo sono ancora. Anche se forse articolerei un po’ le sue provocazioni, perché siano più utili.
Ora Grillo farà la Woodstock a Cesena, riprendendo una suggestione che avevamo adottato anche noi, per andare Oltre ad Albinea, alla fine di luglio.
Ho pensato che a Cesena andrò, la mattina di sabato e la giornata di domenica. Non per fischiare, come fanno alcuni grillini a parti invertite, solo per capire. Anche perché temo che, quando avremo finito la raccolta a punti dei partiti della sinistra di non-governo (da Ferrero a Diliberto) da introdurre nel nuovo Ulivo, ci accorgeremo del rischio di perdere le elezioni proprio perché qualcuno del Movimento 5 Stelle si sarà presentato alle elezioni politiche.
E soprattutto non avremo capito che forse cinque stelle non bastano, perché qui ci tocca ‘rivoluzionare’ tutto il firmamento (non so se avete presente lo Spaccio della Bestia trionfante, che prevede la rottamazione delle costellazioni), ma non possiamo non vedere il pericolo che stiamo correndo.
Sono mesi che ripeto, fin dal No-B day, che l’anti-politica (come la chiamano i cattivi-politici) non va demonizzata. All’anti-politica va risposto. Con pazienza, serenità, orgoglio. Con la buona politica, insomma. Nella scelta degli argomenti, Grillo è spesso strumentale, ma molto efficace e, spesso, al di là (e al di sotto) dei toni esagerati, anche molto ‘fondato’. A cominciare dal tema della finanza e del controllo da parte dei cittadini sui loro soldi, che è un bell’argomento se si vuole recuperare qualche voto al Nord. Grillo punta poi sull’innovazione tecnologica, sapendo che la politica italiana, in questo campo, è tra le più arretrate del mondo. Usa la rete per ‘strutturare’ il suo movimento e, dopo un congresso di un anno e mezzo per strutturare il partito, forse faremmo bene a dare un’occhiata. E parla di ambiente con parecchie semplificazioni, a cui però noi potremmo fornire risposte che spesso esitiamo a dare, perché purtroppo quasi mai l’ambiente è una priorità.
Dicevo, però, delle stelle e delle costellazioni: nulla o quasi si sa di quello che Grillo e i suoi pensano dell’economia, del lavoro e di altre piccole e grandi cose che costituiscono il nucleo di qualsiasi proposta politica. Anche per questo andare ad ascoltare può essere utile, sotto tutti i punti di vista.
Quello che è successo in Emilia (anche per le proporzioni) e quello che è successo in Piemonte (anche per il risultato finale) non è un dettaglio. È un fatto politico che il Pd ha fin troppo trascurato, cercando di erigere muri dove doveva piuttosto mandare ambasciatori e esploratori. Non averlo fatto, con le elezioni imminenti, non ci invita a lasciar perdere. Ci invita a farlo, appunto, prima che sia troppo tardi.
Brugole
da Popolino
Domenica, dalle 10 in avanti, all’Arena spettacoli (ma la location è ancora in via di definizione, diciamo), ci si trova alla Festa Democratica di Torino per parlare di una cosuccia da nulla a cui in questi giorni di discorsi su alleanze e sistemi elettorali nessuno sembra pensare: Vincere le elezioni, istruzioni per l’uso.L’organizzazione è del forum sui nuovi linguaggi del Pd presieduto da Pippo Civati, e speriamo che per una volta le idee che verranno presentate trovino un pizzico di ascolto da parte del nostro segretario nazionale. Del resto, è stato proprio lui a proporre un prossimo, grande porta a porta, e anche se l’ha annunciato nel mese delle ferie e della distrazione è stato preso in parola. Tra i tanti che interverranno, infatti, consiglio di non perdersi Trevor Fitzgibbon.
Chi è? Niente, è solo il tizio che, con l’invenzione di MoveOn, è riuscito a radunare e motivare qualche centinaio di migliaia di ragazzi americani che, col loro porta a porta, hanno fatto vincere le elezioni a Obama.
Ci spiegherà come diavolo ha fatto, visto che nella appassionante diatriba tra partito solido e liquido, col sottofondo del tormentone del radicamento sul territorio, mentre discutiamo se sia meglio Facebook o il caro vecchio gazebo, da un pezzo sembriamo non sapere più come si fa a parlare con le persone, e a convincerle che noi potremmo essere migliori di quegli altri.
Tutta roba facile, insomma. Domenica proveremo almeno a chiarirci le idee a proposito del metodo: i cosiddetti attrezzi del mestiere. Poi si vedrà.
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Se trenta milioni vi sembran pochi
da Ciwati
In realtà non lo sono, ma lo sono. Leggete qui per capirlo. La media europea è il 58%. Ecco come siamo messi in classifica.
1. Islanda 97.6 %
2. Norvegia 94.8 %
3. Svezia 92.5 %
4. Olanda 88.6 %
5. Danimarca 86.1 %
6. Finlandia 85.3 %
7. Lussemburgo 85.3 %
8. Regno Unito 82.5 %
9. Andorra 79.5 %
10. Germania 79.1 %
11. Belgio 77.8 %
12. Isole Faer Oer 76.4 %
13. Svizzera 75.3 %
14. Monaco 75.2 %
15. Estonia 75.1 %
16. Austria 74.8 %
17. Guernsey e Alderney 74.6 %
18. Slovacchia 74.3 %
19. Gibilterra 70.0 %
20. Francia 68.9 %
21. Lettonia 67.8 %
22. Irlanda 65.8 %
23. Liechtenstein 65.7 %
24. Slovenia 64.8 %
25. Repubblica Ceca 64.5 %
26. Spagna 62.6 %
27. Ungheria 61.8 %
28. Lituania 59.3 %
29. Malta 59.1 %
30. Polonia 58.4 %
31. Serbia 55.9 %
32. San Marino 54.0 %
33. Italia 51.7 %
34. Macedonia 51.0 %
35. Croazia 50.0 %
36. Portogallo 48.1 %
37. Bulgaria 47.5 %
38. Bielorussia 46.2 %
39. Grecia 46.2 %
40. Turchia 45.0 %
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