Dopo una giornata passata a rispondere a mail, sms e messaggi vari (grazie a tutti, soprattutto a coloro ai quali per errore mi sarà fatalmente scappato di rispondere) e dopo aver celebrato, appena rientrato in una Milano freddina e piovosissima, con un bel pranzo domenicale a base di bolliti insieme a Federico, eccomi qua.
Non so davvero da dove cominciare, ma ci sono alcune cose che mi piacerebbe dire. Qualcuno mi ha chiesto qual è la “job description” del Vice Presidente del PD: una domanda che non può non intrigare uno che per vent’anni ha lavorato in un ufficio del personale. La job description naturalmente non c’è, anche perché il lavoro è stato creato l’altroieri, ma come accade con tutte le scatole vuote il bello è che le puoi riempire. Per esempio ieri parlavo con Rosy Bindi e le dicevo che mi piacerebbe molto che lavorassimo per fare in modo che l’Assemblea Nazionale funzionasse diversamente da come è accaduto finora. Cioè che non fosse solo un posto dove l’unica cosa da fare è votare alzando la delega a comando. In Assemblea, come ha detto bene Ignazio Marino nel suo intervento, ci sono mille persone – che vuol dire mille intelligenze, passioni e competenze – elette direttamente dai nostri sostenitori in tutti i territori italiani, proprio quei territori con i quali molti ci accusano di aver perso il contatto e la capacità di interagire. Fare in modo che l’Assemblea funzioni e che se ne tragga il massimo in termini di idee e di progettualità credo possa diventare il primo obiettivo di chi la presiederà.
Poi c’è da dire che il titolo di Vice Presidente del Partito è alla fine uno strumento e, come tutti gli strumenti, è un’opportunità la cui efficacia dipende soprattutto da come viene usata. Per esempio, detta brutalmente, essere il vice presidente del partito può essere un modo per far sentire meglio le cose che uno dice. Ora, posto che sono almeno quattro anni che io dico certe cose, farò di tutto per fare in modo che le idee che da sempre sostengo siano ascoltate un po’ più di prima, nel partito e fuori. Come ho fatto sinora continuerò dunque da domani a parlare e a rappresentare le ragioni della cultura del merito, della laicità, del rinnovamento, della legalità, dei diritti civili, dell’Europa, dell’ambiente (le cose che peraltro ha detto così bene Ignazio Marino in questi mesi) e lo farò nel ruolo di Vice Presidente del Partito: dal vertice del partito, dunque, ma soprattutto rappresentando questi temi – e qui sta la vera novità – dentro il vertice del Partito.
Qualcun’altro mi ha chiesto se la motivazione della mia designazione da parte della mozione Marino stia nel fatto che sono omosessuale. Ora, detto che sono molto felice di militare in un partito che ha nella sua presidenza due donne e un gay, io non credo che sia così. Credo di essere stato scelto più per le cose che dico sui diritti dei gay che per il fatto di essere gay. Credo di essere stato designato tra i tanti eccellenti candidati che avevamo anche per una serie di caratteristiche le più varie: perché non essendo parlamentare non sarò utilizzato dove quella qualifica è richiesta, perché la mia storia rappresenta quel bel pezzo di partito che non viene da DS o Margherita, perché spero di aver fatto un buon lavoro, perché rappresento plasticamente alcuni temi della nostra mozione, insomma spero di essere stato scelto più perché sono io che perché sono gay.
Comunque voglio dire che lavorare con la squadra di Marino è stata un’esperienza indimenticabile e il fatto che venerdì sera, alla riunione dei nostri 131 delegati, quando Ignazio ha proposto il mio nome ci sia stato un applauso caloroso è stato il primo della serie di magoni del weekend. L’ho scritto anche sul blog ieri dopo l’elezione: non c’è niente da fare, uno in questi casi si commuove. Ci si commuove perché vedere riconosciuto il proprio lavoro è una cosa che capita spesso ma non sempre e quando capita è una specie di lieto fine, che, come si sa, commuove per definizione. Ci si commuove perché fa un certo effetto vedere che quelli che avesti scelto volentieri tu stanno invece scegliendo te. Ci si commuove perché uno fa politica per i propri ideali, e coinvolge tanta gente, e in quei momenti si pensa a tutti quelli senza il sostegno dei quali non ce la si sarebbe mai fatta. Per fortuna il magone non uccide, passa in fretta e comunque ti costringe a rifare amicizia con le tue emozioni, che non è mai male.
Quello che mi pare doveroso, e anche molto piacevole, è comunque ringraziare Ignazio Marino per il suo coraggio (e vi assicuro ce n’è voluta una quantità industriale), per le cose che ha detto e per le quali si è battuto, per i temi spinosi – chiodati, direi – che ha voluto affrontare (tipo questo), per i suoi sì e i suoi no, per la sua umanità, la sua intelligenza, per il lavoro durissimo a cui si è sottoposto. E poi ci sono le storie di questi ultimi quattro mesi e di questi ultimi quattro anni: facce, posti, persone, voci, stazioni, dibattiti, viaggi, un’Italia che ho imparato a conoscere e amare facendo politica. Solo un momento, il più intenso che posso, per ringraziare, per ringraziarvi tutti e da domani si comincia.