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Le idi di marzo son lontane

Ave Cesare, morituri te salutant.

L’Impero è davvero alla fine? Lattem et circenses non bastano più? Buttare 4 miliardi di euro per accontentare gli elettori, elargire favori fin dall’adolescenza, nascondere i problemi sotto al tappetino delle intercettazioni… cosa fare di più?

Cosa fare se la schiera dei congiurati aumenta, i tuoi luogotenenti ti tradiscono e i buffoni di corte preferiscono Bergamo alla Capitale?

Cosa fare se ormai anche dall’estero è chiaro che il tuo potere è in crisi, che il tuo partito rischia di sciogliersi con l’estate, e l’unica soluzione sembra annunciare l’esilio?

Forse basta mantenere la calma, e aspettare non solo chi ci crede, ma soprattutto gli errori degli oppositori. In fondo è tutto già successo, e non c’è bisogno di augurarsi la morte di nessuno, soprattutto da chi dimostra di essere ancora “dei tuoi”, nell’animo, e sa sempre illudere e fregare la parte avversa. Spunterà un D’Alema, oggi come allora, e tutti i “coinvolgimenti culturali” saranno dimenticati.

Cosa sono quattro (o quattromila, o quattordicimila) pensionati sfigati di fronte alla grandezza di Cesare? Finiranno di nuovo tutti a votare per Cota vuole lui. E non c’è nulla di incredibile.

Cota succede in Piemonte

Fra trote ricciolute e orsetti padani, non possiamo non tornare a parlare di Pontida, segnalando non tanto le ennesime lamentele di Fini (che parla ma continua a esser loro alleato) quanto la bellissima cronaca di Giuseppe Provenzano su L’Unità. Qualcuno avrà spiegato a questi “celti” che, visti gli ultimi fatti, non sono più neanche sicuri di avere il Piemonte nelle loro mani?

Alla buon’ora

Ora che tutto sembra saltato, l’ANSA si sveglia e dice no al ddl intercettazioni.

Dopo un lungo periodo con doppio incarico (parlamentare e amministratore delegato di Expo) Lucio Stanca si dimette lasciando l’organizzazione dell’evento milanese nel caos. Anche la Carfagna abbandona la Campania per restare ministro.

Si attendono ancora le decisioni di Romani, viceministro e assessore, e di Cota, parlamentare e Presidente di Regione (a rischio di invalidità delle elezioni).

D’altronde, nel paese dell’impunità, un Drago può fare il parlamentare da condannato all’interdizione dai pubblici uffici e il governo può aumentare i ministeri mentre chiede sacrifici ai cittadini. Embé?

Tirare la corda

da Un blog per conservarsi

In occasione dello storico (!) tiro alla fune leghista sul Ticino, Umberto Bossi ha fatto il grande annuncio, lo stesso che si sente dal 1994:

Questa è la settimana del federalismo, che è in commissione, e gli abbiamo fatto l’assicurazione sulla vita perchè non passa in aula ma in consiglio dei ministri dove noi contiamo. Quindi passa questa settimana.

Quindi il federalismo ce lo fanno in Consiglio dei Ministri. Provvedimento d’urgenza. Già, la pazienza dei leghisti starà per finire.

Per la cronaca, la sfida è stata vinta dal Piemonte.

p.s. Barbara, inviata speciale (e coraggiosa) sul posto, mi racconta delle mirabolanti dichiarazioni di Renzo Bossi (direttamente dalle acque del Ticino…) – “Viva i Giovani Padani” – e di Roberto Cota – “Il tiro alla fune è un tipico gioco di origine padana”. Il federalismo lo faranno loro.

p.s./1 sembra che Renzo Bossi, per l’occasione, abbia ricevuto il tapiro d’oro.

Clamoroso al Cibali!

Il Piemonte non è leghista! E come durante la Resistenza, il riscatto parte dalle Langhe. La notizia, che arriva via ANSA, è da confermare, ma sembra che dopo un riconteggio nei comuni di Alba e Bra, nel cuneese, sia stato coperto il distacco di 9000 voti che ha permesso l’elezione di Cota a discapito della governatrice uscente Mercedes Bresso. Ovviamente adesso si aspettano ricorsi e il risultato potrebbe restare non ufficializzato per lungo tempo.

Differenze di metodo/2

Cota va in giro con sei comandamenti contro aborto, testamento biologico, coppie di fatto e unioni omosessuali, promettendo incentivi a matrimoni e scuole cattoliche.

Chiamparino “sposa” Debora e Antonella.

Che fai, domandi?

da Wittgenstein

L’idea che nel centrodestra hanno del ruolo dei giornalisti è ben sintetizzata nella reazione dell’onorevole Cota a una domanda di Giovanni Floris (”Lei pensa che i processi non si compiranno entro sei anni?”):

“Lei è il conduttore, non faccia la polemica!”