Ave Cesare, morituri te salutant.
L’Impero è davvero alla fine? Lattem et circenses non bastano più? Buttare 4 miliardi di euro per accontentare gli elettori, elargire favori fin dall’adolescenza, nascondere i problemi sotto al tappetino delle intercettazioni… cosa fare di più?
Cosa fare se la schiera dei congiurati aumenta, i tuoi luogotenenti ti tradiscono e i buffoni di corte preferiscono Bergamo alla Capitale?
Cosa fare se ormai anche dall’estero è chiaro che il tuo potere è in crisi, che il tuo partito rischia di sciogliersi con l’estate, e l’unica soluzione sembra annunciare l’esilio?
Forse basta mantenere la calma, e aspettare non solo chi ci crede, ma soprattutto gli errori degli oppositori. In fondo è tutto già successo, e non c’è bisogno di augurarsi la morte di nessuno, soprattutto da chi dimostra di essere ancora “dei tuoi”, nell’animo, e sa sempre illudere e fregare la parte avversa. Spunterà un D’Alema, oggi come allora, e tutti i “coinvolgimenti culturali” saranno dimenticati.
Cosa sono quattro (o quattromila, o quattordicimila) pensionati sfigati di fronte alla grandezza di Cesare? Finiranno di nuovo tutti a votare per Cota vuole lui. E non c’è nulla di incredibile.
