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Mancano solo i locali per scambisti

Italia, 2009

In provincia di Bergamo la Lega contesta le decisioni del sindaco, “reo” di aver aperto un centro culturale e stanziato 500 euro per il rimpatrio di un giovane immigrato morto di infarto.

Il ministro della cultura Bondi, ospite a “L’Infedele”, usa la parola “intellettuale” come fosse un insulto contro Michela Marzano, che raccontava la  pessima immagine che il nostro paese ha al di fuori dei confini nazionali.

In provincia di Rimini sempre un sindaco leghista è protagonista: 500 euro di multa a bar e ristoranti privi di crocifisso. Delega per i venditori di kebab.

La Moratti, sindaco di Milano, e il ministro Maroni si rimbalzano la responsabilità per le mancate decisioni a proposito della realizzazione di una moschea in città.

In provincia di Brescia si interpreta in modo particolare l’espressione “Bianco Natale” e si organizzano retate contro gli immigrati irregolari, casa per casa: “Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della nostra identità cristiana”

E intanto l’unica discussione riguardante gli immigrati, nel nostro paese, è quella sull’avere o meno un brasiliano in nazionale.

La minaccia della croce

Siamo venuti a conoscenza di minacce nei confronti del cittadino che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo. Minacce che, occorre dirlo, potrebbero essere anche il frutto della campagna ad personam che il sindaco di Cittadella, l’Onorevole leghista Bigonci, ha lanciato con manifesti “Wanted” raffiguranti le facce della famiglia che ha fatto il ricorso e i suoi ripetuti appelli al Sindaco di Abano affinché revochi loro la residenza.
Occorre che il Ministro degli interni adotti tutte le misure necessarie perché vengano garantite la sicurezza e incolumità personale della famiglia esposta al pubblico ludibrio, per giunta coi soldi del contribuente

(Marco Perduca)

Oltre il crocifisso

arabe

E mentre fioccano le multe contro chi non espone il crocifisso, Don Ciotti ricorda una cosuccia ai difensori della cristianità che se lo fossero dimenticato:

Lo dice il Vangelo stesso: i pezzetti di Dio sono sparsi nel mondo che ci circonda. Li troviamo ovunque. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, tra le persone che vivono accanto a noi, e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo dell’esistenza. Un crocifisso è un malato di Aids, che ha bisogno di cure e di sostegno. Un crocifisso è quel ragazzo brasiliano che è morto qualche giorno fa a Torino. A casa aveva lasciato la moglie e i figli, era arrivato qui alla ricerca di un lavoro, e non ce l’ha fatta. E’ con queste realtà che dobbiamo imparare ad avere a che fare e a misurarci.

E, intanto, anche il South Carolina ha un problema simile: no alle croci sulle targhe automobilistiche.

Se

Se vi chiamate Daniela Santanché e avete l’hobby delle crociate, è comprensibile che non vi rendiate conto della portata delle vostre affermazioni e delle possibili conseguenze dei vostri gesti.

Fortuna che nessuno vi ha chiesto che età avesse Maria quando sposò Giuseppe.

Se vi chiamate Carlo Giovanardi e avete firmato una legge che manda in carcere i consumatori di droghe (di qualsiasi tipo) non ci si meraviglia che quando uno degli arrestati da quel carcere non esce vivo vi venga in mente di dire che è morto di droga.

Fortuna che nessuno vi ha chiesto quale sia questa droga che spezza la colonna vertebrale.

Circolo PD Tradizionalmente In Croce

Caro Diego, cosa ne pensi della sentenza europea sul crocifisso da togliere dalle nostre aule scolastiche? E della dichiarazione di Bersani? – Circolo Pd Tradizionalmente In Croce

In casa non ho neanche un crocifisso appeso, e però la sua visione, nelle case altrui o in luoghi pubblici, non mi ha mai disturbato. E’ però anche vero che non ho mai pensato a quanto potesse disturbare il prossimo mio, più o meno per il semplice fatto che il prossimo mio, nel 99% dei casi, è stato per tanto tempo uno che il crocifisso lo venerava molto più di me che non ho neanche fatto la comunione. Ma le cose cambiano, e per quanto ci si opponga al mondo, prima o poi anche i nostri politici, da La Russa a Bersani, dovranno farsene una ragione.
Non considerare l’opportunità di separare ciò che è “pubblico” da ciò che è “privato, concentrandosi su quel che è “tradizione” vs ciò che è “trasgressione”, così come per altre faccende di più bassa lega, porta ad essere inopportuni, a volte addirittura offensivi. Quando qualcuno dal mondo di cui sopra ce lo fa notare, raramente riusciamo a convincerli delle nostre eventuali ragioni.

[Da Il Riformista di sabato scorso - anche sul blog di Zoro]

Don Milani metteva il crocifisso nel cassetto

QUELLA del crocifisso nei luoghi pubblici è una questione delicata: è più facile mettere che togliere, si sa. Per un credente dovrebbe essere il segno di un amore più forte della morte, del sacrificio del giusto. Nei secoli è stato usato anche come segno di divisione e di violenza, cioè l’ opposto di quello che dovrebbe essere per un credente. Non esporre il crocifisso in un’ aula o in un tribunale non comporta eliminare le pievi dal paesaggio italiano, cancellare il presepio, tacere che Manzoni fosse cattolico. Don Milani, quando faceva scuola nella parrocchia di Calenzano, metteva nel cassetto il crocifisso per rispetto delle convinzioni di ciascuno dei suoi studenti. E l’ “identità” tanto invocata riguarda più le preoccupazioni secolari che la segreta fecondità del minuscolo granello di senape, immagine evangelica del Regno di Dio.

(G. Piccioli e D. Gianotti)

Ero straniero e mi avete accolto (Mt 25,35)

Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, rivela in un’intervista al Giornale che lui non solo non toglierà il crocifisso, ma al posto della foto del Presidente della Repubblica metterà quella del Papa. Fortunatamente, qualcuno gli fa notare che in un’intervista analoga, tempo fa, aveva già detto di aver sostituito la stessa foto con quella di Pertini. Forse il Presidente socialista, che si era sempre dichiarato ateo, non va più bene per un “difensore della cristianità” come Tosi, già condannato per aver «diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato.»

Parole crociate

Mentre Leonardo ha delle apparizioni mistiche e Spinoza ci diletta con la solita sagacia battutistica, basta leggere il famigerato Regio Decreto del 26 aprile 1928, n. 1297 per scoprire cos’altro le scuole dovrebbero avere, oltre alla croce:

Tabella degli arredi e del materiale occorrente
nelle varie classi e dotazione della scuola.
Prima classe.
1. Il Crocifisso.
2. Il ritratto di S. M. il Re.
(omissis)

Quinta classe.
1) Il Crocifisso.
2) Il ritratto di S. M. il Re.
(omissis)

Classi integrative.
Gli stessi arredi della classe 5ª.
Materiali per i varii insegnamenti pre-professionali introdotti dal Comune nelle sue classi 6ª, 7ª, e 8ª, a norma dello speciale regolamento per le classi integrative.

Dotazione comune per tutte le classi in consegna alla Direzione.
1) Bandiera d’Italia, che sarà fregiata dei premi riportati dalla scuola nelle gare. (Obbligatoria).
2) Uno strumento musicale (possibilmente un pianoforte o un armoniun)
3) Uno o più armadi per la conservazione delle carte murali varie. (Obbligatorii).
4) Museo didattico comune alle varie classi di una scuola o a tutte le classi della città. (Obbligatorio).
5) Macchina pre proiezione fisse o animate.
6) Apparecchio per audizioni musicali, con dotazione di dischi educativi.
7) Possibilmente: strumenti per la fanfara del ricreatorio festivo.
8) Biblioteca di pochi libri scieltissimi, con molte copie di ciascun libro. (Obbligatoria)
9) Distintivi della scuola, per gite scolastiche (bracciali o altro).

Non mi schiodo

di THEHAND

Mentre Malvino raccoglie le dichiarazioni dei cristiani di confessione non cattolica, favorevoli alla sentenza della corte europea, Filippo Facci nota che, a voler davvero applicare quei regolamenti di epoca fascista, oltre al crocifisso nelle aule bisognerebbe mettere la foto del presidente:

Anche la foto del Capo dello Stato dovrebbe troneggiare obbligatoriamente sui muri delle scuole, pure quella è prevista dai regi decreti del 1924 che regolamentano ancor oggi l’uso del crocifisso e che sono stati ripresi da varie disposizioni amministrative: ma il progressivo disuso dell’icona presidenziale – spesso maltrattata, deturpata da scritte o disegni, più spesso mancante – non accalora, non divide, all’apparenza non gliene frega niente a nessuno. Eppure, se può far discutere il significato di un crocifisso in un ufficio pubblico, quella foto appesa sul medesimo muro non dovrebbe prestarsi ad equivoci: è lo Stato nella sua forma più alta, la prima carica, il garante della Costituzione e via pompando. Tuttavia si scende sul piede di guerra per il crocifisso – che nella Costituzione o in Parlamento non c’è – e niente del genere accade per la foto via via scomparsa di chi la Costituzione dovrebbe garantire. Il Golgota infiamma più del Quirinale, e qualcosa vorrà pur dire.