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Non se ne può più, di questi negri

Dal Gazzettino (via Metilparaben):

PORDENONE (26 luglio) – Un’evasione fiscale pari a 4 milioni di euro accumulata affittando appartamenti in nero, in particolare a cittadini stranieri, è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Pordenone, che ha denunciato un immobiliarista. Gli affittuari – in tutto 100 – erano in maggior parte immigrati con regolare permesso di soggiorno, ma per loro il canone mensile veniva calcolato non per immobile, bensì per numero di persone occupanti gli appartamenti.

Diciamoci la verità, signora mia: non se ne può più di tutti ‘sti negri che vengono a fare il comodo loro mentre gli italiani si spaccano la schiena onestamente dalla mattina alla sera.

Il mondo alla rovescia

I giovani Padani si sentono discriminati dai napoletani.

Operazione trasparenza

Ok, siamo in un paese dove i TG raccontano una realtà diversa da quella reale, relegando a notizie di contorno i racconti della crisi.

Ok, siamo in un paese dove il Presidente del Consiglio promette di poter sconfiggere il cancro e intanto taglia i fondi all’oncologia.

Ok, siamo in un paese dove ci vengon chiesti sacrifici mentre si moltiplicano le poltrone e gli abusi di potere da parte di chi ci siede sopra.

Ok, siamo un paese dove riusciamo a discriminare anche nell’aiutare chi ha bisogno.

Ok, siamo un paese dove gli unici evasori fiscali perseguiti sono gli extracomunitari che vendono accendini senza scontrino (e i turisti che comprano da loro), mentre gli evasori milionari possono stare al sicuro, addirittura elogiati dal nostro Presidente del Consiglio (si attende telefonata in studio per smentire anche questa dichiarazione).

Ok, non siamo in Gran Bretagna, dove i tagli ai costi della politica li fanno sul serio e in ottica di trasparenza mappano tutta la spesa pubblica. Brunetta promette di farlo anche da noi, ma qualcosa ci fa pensare che, come per la PEC ci sarà qualcosa che non funzionerà, e lui sarà pronto ad incolpare gli “hacker cattivi” del caso.

Però, mentre si fa acceso il dibattito sui costi della politica, Stefano Esposito (PD) ha reso pubblici tutti i suoi dati patrimoniali e di redditto. A seguire, anche Alessandro Maran (sempre PD) ha fatto qualcosa di simile.

Ma soprattutto è Clio Napolitano, moglie del Presidente della Repubblica, a stupire: mentre i quotidiani la elogiavano per il suo usare i mezzi pubblici per gli spostamenti, lei ha scritto una lettera per ammettere candidamente  che qualche volta usa anche l’auto blu.

Piano piano qualcosa si muove?

Stranieri in patria

Doveva essere una visita d’istruzione in uno dei più bei musei d’Italia, la Galleria degli Uffizi a Firenze, ma per tre studenti vicentini si è profilato un caso di discriminazione che ha sollevato un vespaio di polemiche: essendo italiani ma di origine extracomunitaria – serbi per l’esattezza – hanno dovuto pagare il biglietto mentre tutti i compagni entravano gratis. Anche se sono in italia da anni: basti pensare che due di loro hanno iniziato il percorso scolastico dalle scuole materne.

Codice Nero

di Andrea Sarubbi

“Morta bimba di un anno, secondo caso in 48 ore”: è il 6 marzo 2010 e, nelle sue pagine milanesi, Repubblica lancia l’allarme su un possibile caso di malasanità. Fa notizia perché è il secondo nel giro di due giorni, ma dalla cronaca non si coglie che una parte della vicenda. L’articolo inizia così:

“È una morte inspiegabile quella di una bambina nigeriana di appena 13 mesi. Ricoverata martedì notte all’ ospedale di Cernusco sul Naviglio, la piccola è stata stroncata da un arresto cardio-circolatorio alle 7 di venerdì. Il secondo caso simile, nella stessa zona, in 48 ore. Figlia di un operaio e una casalinga residenti a Carugate, regolari e perfettamente integrati, appena arriva al pronto soccorso la bimba viene trasferita nel reparto di pediatria per un virus gastrointestinale. Sulle prime la terapia sembra fare effetto. Ma il pomeriggio successivo il quadro si aggrava. I medici decidono di fare una flebo e monitorare cuore e polmoni. Ancora una volta, la situazione sembra migliorare. Ma alle 6 di ieri mattina il cuore smette di battere. Pediatra e anestesista tentano di rianimare la piccola che però un’ ora dopo muore. La procura di Milano ha già avviato un’ inchiesta e i carabinieri hanno sequestrato la cartella clinica”.

Si sa che la bambina è nigeriana, che suo padre fa l’operaio e sua madre la casalinga, che risiedono a Carugate, che sono regolari e perfettamente integrati. Invece no, perché suo padre ha perso il lavoro e dunque – grazie alla Bossi-Fini, naturalmente – gli è scaduto anche il permesso di soggiorno. Tra le varie conseguenze del caso, c’è anche la scadenza della tessera sanitaria della bimba, cosa che – secondo il padre – avrebbe complicato notevolmente le procedure di assistenza medica. Qualcosa a pelle potrebbe anche non tornare, perché – nonostante i tentativi della Lega –  nel pronto soccorso non esiste ancora un codice nero per gli  immigrati irregolari, e speriamo che sulla vicenda si faccia luce presto: oltre all’inchiesta della Procura, ci sarebbe anche un dossier dell’ospedale in via di pubblicazione. Aspetterò, dunque, prima di chiedere le dimissioni del ministro della Salute, o in alternativa quelle del titolare dell’Interno, o almeno – ma sarebbe una soluzione di basso profilo e non so se mi basterebbe – quelle del neogovernatore della Lombardia. Ma per rispetto del signor Tommy Odiase, nigeriano di 40 anni in Italia da 13, e delle 200 persone che ieri sono scese in piazza accanto a lui, nel frattempo ho firmato – insieme ad altri colleghi – questa interrogazione parlamentare, breve quanto basta:

Interrogazione all’Onorevole Ferruccio Fazio, Ministro della Sanità.

Per sapere, premesso che

il quotidiano La Repubblica edizione Milano di oggi denuncia il caso di una bambina di 13 mesi morta dopo essersi vista rifiutare il ricovero – secondo quanto affermato dal padre, immigrato nigeriano nel nostro Paese 13 anni fa –

se nella legislazione sull’immigrazione attualmente vigente sussistano dei presupposti in base ai quali possano essere rifiutate le cure mediche in presenza di una carta sanitaria scaduta;

se il personale medico dell’Ospedale Uboldo di Cernusco abbia proceduto al meno ad effettuare una diagnosi di massima della bambina.

Fiano, Turco, Polverini, Sarubbi, Misiani

Non si affitta ai leghisti

A Padova degli studenti dovevano trovare un coinquilino. L’appartamento è abitato in pacifica e amichevole convivenza da veneti e pugliesi, con sporadiche visite di amici stranieri. Per evitare di rompere questo clima, specificano di non gradire eventuali leghisti.

La richiesta è forse provocatoria, ma trattandosi di casa loro (e dei fragili equilibri interni che solo chi ha fatto l’esperienza della convivenza può capire) pienamente giustificabile. Le bacheche sono piene di condizioni per i futuri coinquilini, dal “solo per amanti degli animali” (che significa che dovrete vivere in una specie di zoo) ai più tristi ma ancora esistenti “non si affitta a stranieri e meridionali”.

Il Gazzettino, quotidiano vicino alla Lega, ne approfitta invece per montare un caso politico in vista delle prossime regionali.

I ragazzi non si scompongono, e rispondono in maniera esemplare:

Noi non siamo militanti di nessun partito nè di qualche centro sociale nè tantomeno di qualsiasi altra forma associativa o partitica. Tuttavia non serve essere militanti o indottrinati politici per notare la strumentalizzazione del fatto, evidente dal momento che si sia preso a manifesto politico un semplice annuncio di affitto. Non riteniamo sia stato giusto, pubblicare un articolo con le dichiarazioni della nostra coinquilina che credeva di parlare con uno studente, senza avvisarci di nulla, e nella pagina accanto un’ampia intervista ad un esponente della Lega che addossava buona parte della “colpa” all’ambiente universitario e l’ex rettore, come se le nostre azioni ed idee, fossero loro responsabilità. Se poi, come si legge nello stesso articolo, si apprende che l’ex rettore stesso è candidato per il centrosinistra alle regionali, risulta lampante il fatto che siamo stati trascinati in un classico e sempre deplorevole battibecco elettorale. Dimostrazione di questo è anche il fatto che l’annuncio sia balzato all’attenzione solo adesso, nonostante sia stato affisso nei soliti spazi già molte altre volte negli anni passati.

Inoltre, tutti noi semplici studenti e ragazzi, siamo pronti a scusarci con chiunque si sia sentito offeso, anche indirettamente, solo e soltanto qualora si scusasse anche il partito responsabile di gesti ed affermazioni razziste, o quantomeno intolleranti, che i suoi esponenti hanno indirizzato verso meridionali, extracomunitari, omosessuali e quant’altro nel corso di quest’anni.

Speriamo, anche se non lo crediamo, che si chiuda qui l’inutile polemica sollevata e di non continuare a leggere ancora per molto i nostri nomi sui giornali e nelle varie strumentalizzazioni utili solo ad esasperare il clima elettorale.

Se avete tempo leggete i commenti su Il Gazzettino. Dal paternalismo dei più anziani alla meraviglia di altri di fronte al fatto che dei giovani sappiano scrivere, ci son tutte le motivazioni della scelta di questi ragazzi.

27/1: Giornata della Memoria

Perché da certe tragedie si dovrebbe imparare…

[UPDATE: Per non smentirsi, la RAI dal ricordo cancella anche gli omosessuali]

Censured

La commissione di Sanremo ha dichiarato “non idoneo” il brano qui sopra perché non conforme al regolamento della manifestazione che vieta testi con elementi “discriminatori” in base a età, sesso, religione, razza o nazionalità.

L’anno scorso dov’erano?

TARantella

Alla Provincia di Isernia non c’è neanche una donna. Due consiglieri fanno notare la discriminazione, ricorrendo al Tar di Campobasso, ma la sentenza li invita a farsi i fatti propri senza impicciarsi di quelli del genere altrui:

Il ricorso non appare assistito da sufficienti motivi di fondatezza in quanto i consiglieri provinciali di sesso maschile che hanno proposto gravame non appaiono legittimati a dolersi della violazione delle norme previste a tutela della rappresentanza femminile