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Due grillini fanno un movimento, tre uno scisma

di Gennaro Neto nel nostro circolo

I Grillini vanno sempre d’amore e d’accordo, democrazia altamente partecipata
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/non-avrai-altro-grillo/2130195

Sonia Alfano, persona a mio avviso rispettabilissima anche se non del PD
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sonia-alfano-litiga-con-gri…

http://www.soniaalfano.it/blog/2010/06/21/lettera-aperta-a-beppe-gr…

I grillini rispondo a Sonia Alfano
http://www.youtube.com/watch?v=XK5IvL6Jl3k

Con De Magistris abbiamo un Grillo davvero rispettoso, dopo averlo usato per ottenere consenso elettorale
http://www.beppegrillo.it/2010/04/de_magistris_il.html

Questi ancora hanno delle percentuali di consenso elettorale relativamente basse, col tempo ed ammesso “crescano” le spaccature oltre che le contraddizioni emergeranno sempre di più.

Tutti contro tutti

Alemanno contro la Lega, La Russa contro i quaquaraquà, il pubblico del MJF contro la Moratti, il PdL contro Granata per minacciare Fini (che a sua volta si scaglia contro Verdini e Cosentino) mentre Berlusconi avverte che il “giocattolo” è suo. Non tutti sono segretari semplici, come Umberto:

Io sono un segretario semplice: se uno pianta casino penso che non gli interessa niente del federalismo né della Padania e lo mando via, non perdo tempo e non servono congressi perché l’incaricato sono io.

D’altronde, non tutti sono partiti da cani, e non tutti possono pretendere miliardi su miliardi al tavolo delle trattative.

Ma noi non ci curiamo dei loro guai e non ci fermiamo (se non in coda in autostrada). Noi andiamo oltre. Insieme.

Senza parole

Senza speranza

Ci fosse anche una sola buona ragione per sperare in un anno nuovo diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto ci sarebbe da rallegrarsi non poco nel celebrare le esequie di un “esercizio”, l’ennesimo, che chiude in perdita. Magari poteva andare peggio, come sosterranno gli ultras della maggioranza, o addirittura peggio di così non sarebbe potuto essere, libera traduzione dei cori intonati dalla curva ospite.

Nel mezzo ancora e sempre Lui, l’uomo che negli ultimi 15 anni è stato il metro col quale si è misurata ogni cosa, dal tacco massimo concesso nei meeting internazionali allo stato di salute di una democrazia. Colpa sua, dice chi lo mal sopporta da sempre, facendo finta di non sapere che il vuoto pneumatico di idee e che una certa tendenza a considerarsi più furbo degli altri non sono scoperte del diavolo della Brianza. Chiunque abbia non tanto un minimo di cervello, ma almeno un briciolo di memoria, può serenamente convenire che il niente di oggi è lo stesso niente di cui si parlava prima della grande epurazione che mise la parola fine alla poco gloriosa storia della prima Repubblica e che tutto il resto è inciso nell’elica del DNA dell’intero Paese.

Ma non è questo il punto. La ragione per cui c’è poco da sperare nell’anno che bussa alla porta sta nel fatto che passeremo altri 365 inutili giorni a contarci, o a contare gli altri, tra pro e anti Silvio fottendocene allegramente dell’unica cosa che conta, cioè dei fatti. Perché ormai è stabilito che di questi sia assolutamente inopportuno occuparsi. O meglio, volendosene occupare, occorre rassegnarsi all’idea che chiunque sollevi critiche si ritroverà arruolato tra le schiere dei nemici giurati di Berlusconi e che chiunque, fa niente se è lo stesso di prima, oserà mostrare segni di approvazione, finirà per vedersi consegnare una tessera onoraria del PdL.

(da Giornalettismo)

Il compagno Ratatouille

di Vittorio Zucconi

Ora pare si ricompongano vari orfani e profughi della sinistra in un nuovo partito radical-verde-social-laico, dopo la nascita della formidabile Alleanza de Rutelli, ratatouille-solo-lun paio di nuovi partitini di ispirazione comunista dei quali non ricordo il nome , in aggiunta ai Valorini di DiPietro, ai Grillini con le stelle Michelin e i Dvd con carta di credito, agli Uddicini di Casini ai Campanilini di Mastella, ai “Facciamo una riflessione” di Bersani e ad altri che scommetto si uniranno alla maratona amministrativa del 2010. Dopo decenni a suonare la serenata al “bipartitismo perfetto” o semi perfetto all’americana o all’inglese, ecco che che puntuale come gli spot sui mandorlati, i pandori e il panettone  in dicembre torna la insopprimibile voglia italiana di contrade e di parrocchiette, soprattutto nella cosiddetta “sinistra” la cui fondamentale ragione di esistere è fottere la “sinistra” degli altri e impedire che nasca una grande forza capace di sfidare coerentemente la forza avversarsia. Meglio sentirsi nel giusto fra quattro topini come noi che  esistono soltanto per strappare una faccionata in tv anche su reti locali, fra “Sono Svetlana, telefonami e godi con me” e le televendite di pentole. Meglio racimolare il 3% da soli e un gruzzolo di consiglieri comunali, piuttosto che rischiare di vincere e di doversi assumere respnsabilità di governo dentro un partito grosso. Topolin, topolin, viva topolin. E il gatto sorride.