Archivi tag: energia

La Casa Bianca diventa green

da Green Magazine

Entro il 2012 pannelli solari installati sul celebre edificio: una proposta fatta direttamente al presidente Barak Obama

La Casa Bianca diventa green

Barak Obama passerà alla storia come il primo presidente nero degli Stati Uniti. Un uomo sul quale sono state riversate enormi aspettative di cambiamento: nelle strategie politiche, militari, economiche e non solo. Ci si aspetta uno sguardo più profondo alle problematiche ambientali, non solo statunitensi, ma mondiali, come è giusto che sia per un leader della sua caratura.

Ecco che è stata rivolta direttamente a lui la proposta di partire dall’edificio più rappresentativo della presidenza degli Stati Uniti – la Casa Bianca – nel dare l’esempio per attuare le buone pratiche di sostenibilità e risparmio energetico. La casa presidenziale dovrà diventare più eco friendly e rispettosa dell’ambiente. Nome in codice del progetto? Globama. Abbastanza emblematico, no?

Globama è portato avanti da un gruppo di aziende private statunitensi che hanno proposto al Presidente l’installazione di pannelli fotovoltaici direttamente sul tetto della Casa Bianca. Ben 102 pannelli, per un valore totale di 107mila dollari, che dovrebbero garantire – stando alle parole dei promotori – un risparmio energetico dell’81% sugli attuali consumi elettrici della casa presidenziale.

Non si tratterebbe di una novità assoluta alla White House: già nel 1979 il presidente Jimmy Carter fece installare 32 pannelli fotovoltaici, tuttavia rimossi nel 1986 dal suo successore, Ronald Reagan. Oggi, forse, i tempi sono più maturi per un deciso restyling della struttura. La quale ha il vantaggio di un’enorme popolarità e l’impatto mediatico di una sua svolta solare potrebbe portare grandi benefici in termini di pubblicità delle energie pulite.

A tal fine è stato creato anche un sito web, attraverso il quale la principale azienda promotrice dell’iniziativa – la Sungevity – espone una vera e propria lettera d’intenti indirizzata al presidente Obama, tramite un viaggio vero e proprio verso la Casa Bianca per reinstallare i pannelli fotovoltaici.

Una primo grande cambiamento è stato segnato dalla sua elezione, speriamo che tanti altri possano arrivare, come iniziative di questo genere: piccole se vogliamo, ma significative per l’opinione pubblica. Ed è da qui che si parte per i grandi cambiamenti culturali, anche a difesa dell’ambiente.

Il sole costa meno dell’atomo

da Green

Produrre energia solare, oggi, è più economico del nucleare. Una svolta per il futuro?

Il sole costa meno dell’atomo

La grande coda di polemiche che da anni l’energia nucleare si porta dietro potrebbe sciogliersi ai caldi raggi del sole: il New York Times annuncia infatti che il produrre energia solare, oggi, è meno costoso del produrre energia nucleare. Senza considerare la presenza continua, certa e immancabile del sole, una fonte davvero rinnovabile e pulita.

Il NYT riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University; confrontando i prezzi attuali del solare fotovoltaico e quelli previsti per le future centrali nucleari nel Nord Carolina il divario è evidente.

“Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare. Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora.”

Con questi semplici, ma significativi dati Blackburn spiega l’inversione di tendenza nel comparto dell’energia, dovuta anche alla necessità di ingenti investimenti pubblici (spesso rastrellati tramite tassazione dei cittadini), che il nucleare inevitabilmente richiede.

È proprio sui costi di produzione che si gioca la partita – vincente – del sole: negli ultimi otto anni la costruzione di impianti fotovoltaici ha avuto progressivamente costi in diminuzione, viceversa la fabbricazione di un singolo reattore nucleare, che nel 2002 costava 3 miliardi di dollari, oggi ne costa tre volte tanto. In più se eolico e solare lavorassero in squadra potrebbero tranquillamente garantire autosufficienza energetica anche in caso di mancanza dell’uno o dell’altro.

Grazie al progresso tecnologico lo sfruttamento del sole nei prossimi dieci anni costerà sempre meno: una dura botta per i sostenitori del nucleare, che hanno visto – fra l’altro – ritardi e cancellazioni in quasi tutti i progetti di centrali nucleari sul suolo statunitense (ben il 90% dei casi).

Insomma, il sole costa meno dell’atomo. E meno male, anche per il nostro futuro.

No war, make energy

Sapevate che gran parte dell’Uranio utilizzato per la produzione di energia proviene dalle bombe dismesse dopo i trattati di non prolificazione nucleare?

Tecnologia palestinese

100728110813_auto526

Non è particolarmente bella né efficiente ma ha un grande valore.  E’ la prima auto ad energia solare prodotta con tecnologia e ricerca scientifica palestinese. Esce dai laboratori del Dipartimento di ingegneria dell’ Università politecnica palestinese di Hebron in Cisgiordania ed è costata un investimento di appena 4.000 dollari. E’ un piccolo grande segno di speranza in un paese senza produzione industriale ma con oltre 300 giorni di sole all’anno.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

Raggi (e bibite) energizzanti

L’energia pulita inventata da Marconi e occultata dal Vaticano ci ha entusiasmato, ma la spiegazione di come funziona no, non la beviamo.

Sulle ali della speranza

Solar Impulse, e anche gli arei diventano verdi.

Sì o no al nucleare

di Filippo Zuliani sul suo blog:

Qualche giorno fa un nutrito gruppo di scienziati, imprenditori, giornalisti e politici italiani favorevoli al nucleare ha indirizzato una missiva al segretario del Pd Pierluigi Bersani. La lettera chiede di considerare il nucleare come uno dei modi per combattere le emissioni di CO2 e attacca l’atteggiamento del PD sulla questione:

Fra le grandi questioni irrisolte del nostro Paese vi è il problema energetico. I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80% dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70% con combustibili fossili. Circa il 15% la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili salirebbe oltre l’80%. [..] Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown. Noi ti chiediamo di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico. Riterremmo innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il nostro Paese.

Bersani risponde:

Il nostro no alla proposta del governo sul nucleare non ha assolutamente niente di ideologico. E’ un appello amichevole, ma noi contestiamo le velleità di un piano che non si occupa di alcuni argomenti centrali come la dipendenza tecnologica, le condizioni di sicurezza, la gestione degli esiti del vecchio nucleare, il decomissioning, le scorie, che mette le procedure di delocalizzazione su un binario complicato e assolutamente incerto e non affronta in maniera adeguata il problema dei costi

Ora, l’errore fondamentale da parte del governo tanto quanto dell’opposizione è quello di porre la questione nucleare in termini di sì o no invece che di energia, contrapponendo di fatto il nucleare alle rinnovabili. Un piano energetico articolato, invece, potrebbe addirittura giustificare la costruzione di alcune centrali nucleari per ottenere una diversificazione delle fonti. Tuttavia la conclusione deve arrivare dopo uno studio di settore completo e tuttora mancante. E’ inammissibile che l’attenzione sul nucleare venga rivolta in modo ideologico e disarticolato, in una contrapposizione insensata con le rinnovabili.

Bersani dichiara chiaramente che il PD contesta il piano nucleare di Berlusconi in quanto sprovvisto di studi di settore e stime dei relativi rischi e vantaggi. Tuttavia, invece di provvedere proprio a quello studio di settore mancante e proporre una soluzione assennata, Bersani ripiega sul no al nucleare. Un no assoluto e inspiegabile. Una scelta dal sapore più ideologico che concreto, il cui conseguente sì alle rinnovabili appare motivato più dall’essere il contrario del nucleare berlusconiano che non da una scelta ponderata accuratamente.

Mi rendo conto che quello dell’energia è un discorso articolato e complesso, e che questo modo di affrontare il problema mi sembra ancora poco diffuso in Italia. Tuttavia è impossibile non constatare che quando si esce dalla polemica bruta del sì o no, inutile e pure squallida, si arriva quasi sempre a a conclusioni condivisibili.

[UPDATE: La discussione continua nel nostro circolo, sulla base anche della lettera aperta inviata dal Prof. Vincenzo Balzani, insieme ad altri docenti e ricercatori, al governo Berlusconi nel 2009, e di altri utili link. Voi che ne pensate?]

Differenze di metodo/4

Berlusconi rilancia il nucleare, iMille organizzano una serie di incontri sul tema dell’energia.

Pensare globalmente, rinviare localmente

Fra balle a idrogeno e veri sprechi energetici, a Formigoni non resta che svegliarsi dal suo solito torpore e fingere di essere iperattivo. Ma di fronte a tutte queste palle (non solo di neve) la Gelmini non poteva esser più cattiva, nel dargli i voti?

Green economy, sì grazie. Intervista a Bersani

Da QualEnergia

Dopo la doppia vittoria per la corsa alla segreteria del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani sta mettendo mano al programma e c’è grande attesa sul ruolo che verrà dato ai temi dell’ambiente. Abbiamo chiesto al neosegretario quali sono le politiche e le priorità che il Partito Democratico vuole darsi in fatto di ambiente ed energia.

La rivoluzione energetica legata alla sfida climatica è diventata centrale e qualificante nell’agenda dei principali Paesi europei, Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, oltre che degli USA, mentre da noi stenta a uscire da una visione settoriale. Questo è particolarmente vero per il centro destra, ma anche il Partito Democratico non sembra aver messo al centro dei suoi programmi il decollo di una green economy evidenziandone le implicazioni sul fronte della ricerca, dell’innovazione, degli sbocchi occupazionali. Cosa ci dice in merito?
«Non c’è dubbio che nel nostro Paese c’è stato un ritardo nel comprendere la portata dei cambiamenti che stavano avvenendo, anche se credo che onestamente ci sia una differenza sensibile tra gli schieramenti politici. Per esempio, il Governo Prodi ha sostenuto le posizioni più avanzate della Merkel che presiedeva il Consiglio dell’Unione Europea, quando l’8 marzo 2007 si doveva decidere se gli obiettivi al 2020 sulle fonti rinnovabili dovevano essere solo indicativi o legalmente vincolanti.
Abbiamo cioè valutato che, sebbene l’obiettivo del 20% di energia verde fosse molto ambizioso, solo un obbligo avrebbe potuto portare a un’accelerazione degli investimenti e favorire anche in Italia una crescita delle industrie in questi settori. Il programma “Industria 2015” lanciato in quei mesi ha rappresentato un segnale forte di sostegno alle nostre imprese su alcuni filoni prioritari, a partire proprio dall’efficienza energetica e dalle rinnovabili.
Mentre ricordo che l’attuale maggioranza ha approvato ad aprile in Senato una mozione che metteva in discussione lo stesso ruolo dell’uomo nel cambiamento climatico. Non solo, ma nella definizione delle misure di sostegno all’economia, il Governo Berlusconi ha destinato solo briciole al rilancio della green economy posizionandosi agli ultimi posti nel mondo, con solo l’1% delle risorse destinate a contrastare la crisi economico-finanziaria».

Le differenze ci sono indubbiamente, come ci ricordano gli scontri di retroguardia dell’attuale Governo con la Commissione europea per ridurre i tetti alle emissioni per le imprese italiane o il tentativo inutile di Berlusconi di rimetterli in discussione ancora qualche settimana fa.
Resta comunque la sensazione che la nostra classe politica, i nostri media, le nostre imprese, salvo valide eccezioni, non abbiano capito che è in atto quella che qualcuno chiama terza rivoluzione industriale, un’onda destinata a mutare profondamente la progettazione di città, case, mezzi di trasporto, elettrodomestici e la stessa produzione dell’energia. Cosa ne pensa?

«Condivido che ci sia stato un ritardo di visione prima ancora che di scelte politiche sui cambiamenti in atto. Penso che il Partito Democratico debba favorire al suo interno una crescita della consapevolezza delle sfide che dobbiamo affrontare al fine di elaborare le proposte più adeguate al nostro contesto.
Sono convinto che siamo in una fase di transizione che vedrà una trasformazione radicale delle modalità di consumo e di produzione dell’energia. Ma dobbiamo ragionare in un orizzonte internazionale che consenta di valutare, oltre alle implicazioni ambientali, anche quelle della sicurezza degli approvvigionamenti.
Nel nostro Paese vanno identificati gli attori che possono favorire il cambiamento e avvantaggiarsene. Non c’è dubbio che la nostra industria manifatturiera, l’artigianato, il comparto delle costruzioni debbano comprendere le novità che si profilano per non subirle, ma anzi per svolgere un ruolo attivo e propulsivo. Come dicevo, con il precedente Governo avevamo iniziato un percorso fortemente  innovativo come il programma “Industria 2015”, le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, la certificazione energetica delle costruzioni, tutte misure che però in questi mesi hanno visto un rallentamento e segnali contradditori da parte dell’attuale Esecutivo».

Come giudica le scelte sul nucleare di questo Governo?
«Mi pare che sia una risposta sbagliata in questa fase e che, comunque, il Governo si stia muovendo maldestramente. Per riaprire un capitolo così delicato occorrerebbe un largo consenso nel Paese e nelle istituzioni, elementi che attualmente mancano.
I primi passi, come le norme contenute nella legge 99 dello scorso luglio, hanno avuto come risultato una levata di scudi da parte di molte Regioni che si sentono espropriate delle proprie prerogative. Nella stessa legge peraltro è prevista la priorità di dispacciamento per l’elettricità nucleare che mi pare faccia a pugni con la liberalizzazione dei mercati dell’energia, oltre a denotare un’insicurezza sulla competitività di questa tecnologia.
Peraltro io credo che un Governo serio, prima di affrontare questo argomento, dovrebbe dimostrare di saper risolvere la gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi delle centrali nucleari chiuse, creando un deposito temporaneo delle scorie.
Se non si affronta questa elementare esigenza non si risulta credibili nei confronti dei cittadini. Ci sono poi i dubbi sullo stato di maturità delle attuali tecnologie. I costi, i ritardi, le problematiche aperte sulla sicurezza, fanno infatti ritenere che rischieremmo di incamminarci in un percorso irto di ostacoli con limitate ricadute sul nostro sistema industriale. Bisogna lavorare per soluzioni tecnologiche avanzate che affrontino il problema dell’affidabilità, delle scorie e che garantiscano costi accettabili. Prima di questo, ogni programma per un Paese che è uscito dal nucleare non è credibile».

Mi indica tre scelte di green economy che un nuovo Governo dovrebbe promuovere?
«Un piano straordinario della ricerca che coinvolga imprese e mondo accademico sulle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla mobilità sostenibile, consentendo al nostro mondo produttivo di agganciare l’evoluzione in atto e di raggiungere posizioni di punta nella produzione di tecnologie “verdi”. Una sorta di programma “Industria 2020” che rilanci e potenzi quanto già avevamo fatto. Un programma di riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica che affianchi lo sforzo in atto nelle costruzioni private. In questo modo si ridurrebbero le bollette energetiche delle strutture pubbliche, si creerebbe un volano occupazionale di grande respiro, si ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e si darebbe una mano a raggiungere gli obbiettivi climatici dell’Europa. Infine, sul fronte dei trasporti andrebbe proposto un programma di costruzione di centinaia di moderne carrozze ferroviarie per dare una risposta a un pendolarismo sempre più disagiato e andrebbe rilanciata la realizzazione di linee tranviarie per avvicinare l’offerta di mobilità sostenibile delle nostre città a quella dei centri urbani europei. Anche queste misure avrebbero ricadute positive sull’industria del settore e contribuirebbero a ridurre le emissioni di anidride carbonica».

L’anima ecologista del Partito Democratico ha visto con una certa diffidenza la sua elezione. Che ruolo pensa possano avere queste tematiche nella costruzione del nuovo soggetto politico?
«Non mi pare possano esserci diffidenze. Se in Italia comincia a esistere qualcosa sull’economia “verde”, posso dire di aver avuto un qualche ruolo. Quella resta la mia ispirazione».