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L’espulsione di Ammar, eroe ma clandestino

di Simone Siliani

Nel silenzio e nell’indifferenza più completi Ammar è stato accompagnato alla frontiera dagli agenti della polizia italiana e rimandato nel suo paese, la Tunisia. Uno dei tanti, si dirà; dove è la notizia? E’ vero, Ammar è uno dei tanti destinati a questo ping-pong di ingresso clandestino ed espulsione cui le leggi draconiane e al contempo illusorie del nostro paese sull’immigrazione costringono migliaia di persone. Eppure Ammar è anche un po’ speciale perché nel freddo febbraio dello scorso anno, Ammar consapevole di essere “clandestino, non aveva esitato a tuffarsi in Arno per salvare la vita di una fiorentina che aveva tentato il suicidio.

Un eroe dei nostri tempi, fu subito detto; con tanto di impegno di politici, giornali e personalità a ricompensarlo con ciò che lui chiedeva: poter restare in Italia regolarmente, a lavorare e a fare più ricco il nostro paese e aiutare i suoi in Tunisia. Ma quella che già Weber chiamava la “mostruosa burocrazia” e la forza ineluttabile della legge lo hanno sbattuto fuori dal nostro paese. Lo immagino ora già al lavoro a tentare di immigrare (irregolarmente perché a volerlo fare secondo la Legge Bossi-Fini dovrebbe avere garanzia di lavoro e casa che mi pare condizione più realistica per giovani studenti americani che non per lavoratori maghrebini). Invece, Hassan ha quasi 60 anni e da 30 ha lasciato il Marocco per fare il venditore sulle spiagge toscane, versando regolari contributi all’Inps (che grazie a tanti come lui chiude in attivo il proprio bilancio, consente le manovre finanziarie italiane e “restituirà” a lui poco meno di 500 € al mese).

Con lui discutevo ogni anno sulla spiaggia di questo paese, sempre più duro e difficile. Da un po’ di anni non si vedeva. Quest’anno era di nuovo lì, dopo un trapianto al cuore che gli ha salvato la vita, avvenuto nell’ospedale pubblico di Siena, perché in questa Regione vige un principio di civiltà che garantisce anche agli immigrati, qualsiasi sia la loro condizione giuridica, l’assistenza sanitaria. In altre regioni italiane si vorrebbe invece discriminare fra Hassan (perché straniero) e Mario (italianissimo). Ma da noi vige la legge che già Antifone, nel V secolo a.C. scriveva nel suo “Della verità”: “… per natura tutti sono eguali, barbari o greci che siano. Ciò consegue da quanto per natura è necessario a tutti gli uomini. Respiriamo tutti attraverso la bocca e il naso, e mangiamo tutti con le mani”. I barbari, in questo mondo globalizzato, sono inevitabili: ma Ammar e Hassan sono barbari o greci?

Arrivati alla Fini

Cesare ha deciso, accontentando i suoi scodinzolanti cagnolini. I finiani sono riusciti a farsi cacciare. A destra come a sinistra, il dissenso non è apprezzato, anche a costo di mettere a rischio la maggioranza. D’altronde, ci siamo abituati: bentornati nella Prima Repubblica.

[UPDATE: Politicaduepuntozero fa notare come i finiani potrebbero adesso far valere un consenso acquisito grazie all'esemplare modello comunicativo applicato alla socialsfera. Dalla nostra parte, invece, muore RED TV, nel silenzio di D'Alema]

Catch 22

Khadim, un senegalese 41enne, era a Fiumicino per tornare al suo paese. Dopo 8 anni non era ancora riuscito a ottenere il permesso di soggiorno ed era costretto al lavoro nero per sopravvivere. Aveva così preso la decisione di rimpatriare e, comprato il biglietto di tasca sua, si apprestava a farlo.

Ma non aveva fatto i conti con la legge italiana. Arrestato in aeroporto per il suo esser clandestino, è stato rinchiuso in carcere, dove passerà sette mesi in attesa del procedimento di espulsione.

Insomma, i contribuenti pagherano il costo della reclusione e un nuovo biglietto per una persona che stava già volontariamente espatriando, e questi passerà sette mesi della sua vita in galera pur non avendo commesso alcun reato.

Viene da chiedersi chi ci guadagna da una tale assurdità, ma la rispostà è semplice, e squisitamente elettorale.