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Il mio nome è Bossi, Riccardo Bossi

di Daniele Sensi, “leghista

Tendevamo a dimenticarcene, ma Bossi, Umberto Bossi, di figli mica ne ha uno solo. E nelle stesse ore in cui l’aspirante fotomodella Eliana Cartella dichiara alla stampa di essere stata pubblicamente ripudiata da Renzino perché “la morosa di un politico non può farsi vedere in giro e fare le foto” (nemmeno fossero John Kennedy e Jacqueline Bouvier), il primogenito, Riccardo (sì sì, proprio quello nella foto), pilota di rally ed ex portaborse dell’europarlamentare leghista Francesco Speroni, rilascia un’intervista al settimanale Oggi (“papà è il capo della Lega e ha due palle così” – fossero una famiglia nobiliare, chissà quale sarebbe, tra celodurismo e orgoglio scrotale, il loro stemma araldico) per ribattere alle accuse di nepotismo recentemente piovute -chissà perché- su suo padre. E lo fa tagliando corto:

la Lega l’ha creata lui, la gestisce lui, il capo è lui. E la cosa più naturale è che accanto a sè voglia i suoi figli

Con buona pace della base leghista. Che tanto compra solo la Padania, e certe cose non le leggerà mai.

Ampia scelta

Trasformisti, veline, mogli, parenti e figli di. Fra i candidati del PdL non si sa proprio chi scegliere.

Manifesto di Fabrizio D'Addario (Pdl)

[Update: avevamo dimenticato la ballerina igienista dentale del premier, il fisioterapista del Milan e il geometra Magnano, coordinatore del progetto Milano 4 ad Arcore]

Se ti chiamassi Renzo Rossi…

da L‘anticomunitarista

Con una lettera aperta indirizzata alla stampa locale, il consigliere provinciale Marco Pinti, del Movimento dei giovani padani di Varese, contesta la candidatura del figlio del Senatur alle prossime Regionali.

“Se il caso non ti avesse voluto erede primogenito del fondatore dell’ultimo movimento di massa della storia politica italiana, oggi sfrecceresti con il volvone per la superstrada del lago a caccia di promesse spose fino a tarda notte”, scrive Pinti rivolgendosi direttamente a Renzo Bossi. Al quale non vengono risparmiati sarcastici ammonimenti: “Ricorda che la gente si incontra per strada e non su Facebook”. Tra le righe, qualche amara stoccata anche nei confronti della dirigenza del partito: “Militanti, con più anni di militanza di te, hanno fatto disciplinatamente un passo indietro per darti spazio”…

Dev’essere un’esperienza orribile, per un giovane leghista, scoprire che il proprio partito, ancor prima che padano, è così tanto italiano.

* Update: mi segnalano che Marco Pinti, fino a qualche mese fa coordinatore provinciale dei Giovani padani di Varese, è stato succeduto in tale carica da Andrea Tomasini, il quale, giusto stasera, si spertica in una (tristissima) lettera riparatrice colma di “gioia” per la candidatura di Renzo. Al povero Pinti, cui dev’essere giunto un cazziatone dai piani alti, è toccato nel frattempo rilasciare una seconda dichiarazione: la sua contestazione era frutto di “un’iniziativa personale non riconducibile alla posizione ufficiale del movimento”.

Assodato che la Lega è un partito come tutti gli altri, non c’è di che dubitare: tra il solitario Pinti ed il ligio Tomasini, a far carriera sarà il secondo.

Chi è ladrone?

12’000 euro al mese per un neodiplomato già bocciato tre volte alla maturità non sono male, che dite?

Premi padani

Sapete che Renzo Bossi, quello delle plurime bocciature alla maturità, è il responsabile della Lega su Facebook, e che dunque è opera sua l’ingobile gioco “Rimbalza il clandestino“? Beh, papà Umberto ovviamente ha voluto premiarlo, e il giovane Bossi adesso ha delicatissimi compiti di sorveglianza sulle realizzazioni relative alll’Expo 2015 per conto delle piccole imprese. Col suo curriculum, c’è da iniziare a spaventarsi.